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Legge n. 537 del 1993, art. 14, comma 4-bis

Operazioni inesistenti: onere della prova e raddoppio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16493/2024, ha rigettato il ricorso di una società, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova in caso di operazioni inesistenti. Se l'Amministrazione finanziaria fornisce elementi presuntivi sulla fittizietà delle operazioni, spetta al contribuente dimostrarne l'effettività. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di indizi di reato tributario e ha stabilito la natura sostanziale e non retroattiva della nuova disciplina sulla prova introdotta dall'art. 7, comma 5-bis, del d.lgs. n. 546/1992.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e termini
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per costi legati a operazioni inesistenti. La Cassazione ha confermato l'accertamento per IRES e IVA, chiarendo che una volta fornita la prova presuntiva dall'Agenzia delle Entrate, l'onere di dimostrare l'effettività delle operazioni passa al contribuente. La Corte ha però annullato l'accertamento relativo all'IRAP, poiché il raddoppio dei termini previsto in caso di reati tributari non si applica a tale imposta.
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Fatture soggettivamente inesistenti e onere prova
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha chiarito che in tali circostanze spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e la massima diligenza per poter detrarre l'IVA e dedurre i costi. L'applicazione del meccanismo del 'reverse charge' non è, da sola, sufficiente a legittimare le deduzioni in presenza di una frode fiscale.
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Detrazione IVA operazioni inesistenti: la Cassazione
Una società si vede negare la detrazione IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici di merito accolgono il ricorso, ma la Cassazione ribalta la decisione, chiarendo la netta distinzione tra le regole per la deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette e quelle per la detrazione dell'IVA. Per quest'ultima, è decisiva la prova della consapevolezza del contribuente di partecipare a una frode, con oneri probatori specifici a carico dell'Amministrazione Finanziaria e del contribuente stesso.
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Omessa dichiarazione: dovere anche per fatture false
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per omessa dichiarazione e occultamento di scritture contabili. La sentenza ribadisce che l'obbligo di presentare la dichiarazione IVA sussiste anche in caso di emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di una società 'cartiera'. Inoltre, l'amministratore ha una precisa responsabilità nella conservazione dei documenti contabili.
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Fatture inesistenti: onere della prova e indeducibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture inesistenti. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Agenzia delle Entrate fornisce elementi presuntivi sulla natura fittizia delle operazioni (come la mancanza di struttura della società emittente), spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza delle stesse. È stato inoltre confermato il principio della totale indeducibilità dei costi relativi a operazioni oggettivamente inesistenti, distinguendole da quelle soggettivamente inesistenti, per le quali vigono regole diverse.
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