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Legge n. 114 del 2014

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IRAP compensi avvocati pubblici: chi paga il conto?
Un importante ente previdenziale ha trattenuto l'IRAP dai compensi professionali dei propri legali interni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14614/2025, ha stabilito che tale pratica è illegittima. La Corte ha chiarito che l'IRAP sui compensi degli avvocati pubblici è un'imposta a carico esclusivo del datore di lavoro e non può essere in alcun modo, né direttamente né indirettamente, trasferita sui dipendenti. La decisione sottolinea la natura retributiva di tali compensi e distingue nettamente la gestione contabile dell'ente dal diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
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Impugnazione tardiva: la notifica per l’esecuzione
Un professionista agisce legalmente contro un ex cliente per il pagamento di onorari. Il cliente, assente nel giudizio d'appello, viene condannato. Successivamente, presenta ricorso in Cassazione sostenendo di non essere stato a conoscenza del processo. La Suprema Corte dichiara l'impugnazione tardiva in quanto, a prescindere dalla presunta nullità della notifica iniziale, il termine breve per impugnare è iniziato a decorrere dal momento in cui al cliente è stata notificata la sentenza a fini esecutivi, atto che garantisce la conoscenza legale della decisione.
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Inquadramento pubblico impiego: quando prevale il ruolo
Un ex dipendente di un'organizzazione umanitaria, trasferito a un'Azienda Sanitaria Locale, ha contestato il suo nuovo inquadramento professionale. Richiedeva una categoria superiore basandosi sulle tabelle di equiparazione per la mobilità tra comparti pubblici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel processo di inquadramento pubblico impiego, il criterio primario è il confronto diretto tra gli ordinamenti professionali e le mansioni effettive. Le tabelle di equiparazione hanno un ruolo solo secondario e residuale.
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Diniego mobilità volontaria: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del diniego di mobilità volontaria opposto da un'Azienda Sanitaria a una dipendente. La decisione si fonda sulla carenza di personale, ritenuta motivazione sufficiente e coerente. La sentenza sottolinea che il trasferimento non è un diritto del lavoratore, ma una scelta discrezionale del datore di lavoro pubblico, il quale deve agire secondo buona fede. L'onere di provare l'illegittimità o la pretestuosità del diniego spetta al lavoratore.
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Compensi avvocati PA: quando matura il diritto?
Un avvocato dipendente di un'amministrazione regionale ha richiesto il pagamento di compensi professionali legati a sentenze favorevoli. La questione centrale era stabilire se il diritto a tali compensi sorgesse al momento del deposito della sentenza o solo quando questa diventava definitiva (passata in giudicato). La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4395/2025, ha stabilito che il momento determinante è il passaggio in giudicato della sentenza, come previsto dalla normativa regionale. Questo criterio è fondamentale per il calcolo del tetto massimo annuale dei compensi. La Corte ha cassato la decisione precedente per non aver applicato correttamente questo principio ai pagamenti passati e ha rinviato il caso per una nuova valutazione.
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