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legge 9 gennaio 2019, n. 3

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Traffico di influenze: no continuità normativa
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per il reato di traffico di influenze illecite, originariamente contestato come millantato credito. Basandosi su una pronuncia delle Sezioni Unite, la Corte ha stabilito che non esiste continuità normativa tra la vecchia fattispecie abrogata e quella nuova. Di conseguenza, il fatto non è più previsto dalla legge come reato. La sentenza è stata però confermata per gli altri capi d'imputazione, come la truffa, e il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la sola rideterminazione della pena.
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Furto in abitazione: anche la casa vacanze è tutelata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione, commesso in una casa utilizzata solo occasionalmente. La Corte ha stabilito che la nozione di privata dimora, rilevante per il reato di furto in abitazione, si estende anche alle seconde case o case vacanze, in quanto luoghi destinati allo svolgimento di atti della vita privata, anche se non in modo continuativo. Gli altri motivi di ricorso, relativi all'assorbimento di una contravvenzione, alla prescrizione e alla concessione di attenuanti, sono stati ritenuti inammissibili o manifestamente infondati.
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Pene accessorie: la Cassazione annulla con rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per concussione a carico di un pubblico ufficiale. Il motivo è l'omessa applicazione delle pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici uffici. La Corte ha chiarito che, in base al principio della lex mitior, deve essere applicata la legge più favorevole in vigore al momento del reato, che prevedeva pene temporanee e non perpetue, la cui durata deve essere determinata discrezionalmente dal giudice di merito.
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Riconoscimento sentenza straniera: se la condotta è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il riconoscimento di una sentenza straniera ciò che conta è la rilevanza penale della condotta nello Stato di esecuzione, non la corrispondenza del nome del reato. Nel caso specifico, una condanna rumena per traffico di influenze è stata riconosciuta in Italia inquadrando il fatto come truffa. La Corte ha rigettato il ricorso basato sulla presunta abolitio criminis, sottolineando che la normativa europea sul reciproco riconoscimento permette tale flessibilità, specialmente per reati come la truffa, per cui può essere derogato il principio della doppia incriminazione.
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