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Legge 549/1995

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Indennità mansioni superiori: calcolo e assorbimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due dipendenti scolastici che, svolgendo funzioni superiori di DSGA, chiedevano un'indennità non decurtata. La Corte ha confermato che, secondo la normativa vigente (L. 228/2012), l'indennità per mansioni superiori si calcola come differenza tra il trattamento iniziale del DSGA e l'intera retribuzione del dipendente incaricato, inclusa la 'posizione economica' maturata. Questo meccanismo può portare a una riduzione o azzeramento dell'indennità per i lavoratori con maggiore anzianità, un principio ritenuto legittimo.
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Minimale contributivo: CCNL e contratti di prossimità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di servizi, confermando la legittimità di un avviso di addebito per contributi non versati. La Corte ha stabilito che il minimale contributivo deve essere calcolato sulla base del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) corrispondente all'attività effettivamente svolta dall'impresa, e non su un CCNL diverso, anche se applicato in azienda. Inoltre, ha chiarito che i cosiddetti "contratti di prossimità" non possono derogare in senso peggiorativo al minimale retributivo previsto dalla contrattazione nazionale ai fini previdenziali. Infine, è stato precisato che il termine di decadenza per l'azione di riscossione si riferisce alla data di emissione dell'avviso di addebito e non a quella della sua notifica al debitore.
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Contributi trasporto pubblico: legittima la riduzione
Una società di trasporti ha contestato la riduzione dei contributi erogati da una Regione e alcuni Comuni, sostenendo che un taglio del 25%, inizialmente temporaneo, fosse stato reso illegittimamente permanente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la riduzione dei contributi trasporto pubblico è legittima se fondata sul criterio della "spesa storica" e sulle previsioni delle leggi di bilancio regionali, che prevalgono in questo contesto.
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Borsa studio medici specializzandi: no aumenti
Un gruppo di medici, specializzatisi dopo il 1991, ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento, sostenendo che la borsa di studio percepita fosse inadeguata e non rivalutata secondo le direttive comunitarie. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la legittimità della normativa nazionale dell'epoca. Secondo la Corte, non vi era alcun obbligo derivante dal diritto comunitario di garantire una remunerazione minima superiore a quella già prevista, né di procedere a un adeguamento automatico della borsa di studio medici specializzandi per gli iscritti prima dell'anno accademico 2006/2007.
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Borse di studio medici: no all’aumento triennale
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto un adeguamento triennale della propria borsa di studio, ottenendo ragione in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ribaltato la decisione, stabilendo che una serie di leggi ha di fatto congelato l'importo delle borse di studio medici specializzandi a partire dal 1992. Di conseguenza, la Corte ha respinto la richiesta di aumento, chiarendo la natura del rapporto di specializzazione e la portata della normativa finanziaria succedutasi nel tempo.
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