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Legge 335/1995

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Prescrizione contributi: no a 10 anni senza sentenza
L'Ente di riscossione ha impugnato una decisione che confermava la prescrizione contributi previdenziali in cinque anni, sostenendo l'applicazione del termine decennale a seguito della notifica della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la questione alla Sezione Lavoro, senza decidere nel merito, per approfondire sia la durata della prescrizione che una questione preliminare sulla rappresentanza legale del nuovo Ente di riscossione.
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Difesa in giudizio Agenzia Riscossione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul merito di un ricorso riguardante la prescrizione di cartelle esattoriali per affrontare una questione preliminare cruciale: le modalità di difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Invece di decidere se la prescrizione fosse quinquennale o decennale, la Corte ha ritenuto necessario un pronunciamento sulla possibilità per l'ente di avvalersi di avvocati del libero foro anziché dell'Avvocatura dello Stato, rimettendo la trattazione del caso a un'altra sezione per una decisione in pubblica udienza.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da un ente previdenziale privato su una pensione già erogata. La Corte ha ribadito che un simile prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, necessita di una base legale specifica che non può essere surrogata dall'autonomia gestionale della Cassa. Di conseguenza, l'ente è stato condannato a restituire le somme indebitamente trattenute, con prescrizione decennale e interessi decorrenti da ogni singolo prelievo.
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Produttori assicurativi diretti: no Gestione Commercianti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14075/2019, ha stabilito che i produttori assicurativi diretti, ovvero coloro che operano per conto di una compagnia senza l'intermediazione di un'agenzia, non sono automaticamente obbligati a iscriversi alla Gestione Commercianti. La Corte ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, chiarendo che tale obbligo vige solo per i produttori legati ad agenzie o subagenzie. Per i produttori diretti, l'inquadramento previdenziale dipende dalla natura dell'attività: Gestione Commercianti se svolta in forma d'impresa, altrimenti Gestione Separata se di natura autonoma coordinata o occasionale sopra soglia.
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Produttori assicurativi diretti e Gestione Commercianti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14074/2019, ha stabilito che i produttori assicurativi diretti, ovvero coloro che operano direttamente per una compagnia di assicurazioni senza l'intermediazione di un'agenzia, non sono obbligati a iscriversi alla Gestione Commercianti dell'INPS. L'obbligo, previsto da una specifica norma, si applica solo ai produttori collegati ad agenti o subagenti. La Corte ha chiarito che i produttori diretti devono iscriversi alla Gestione Separata se la loro attività è una collaborazione coordinata e continuativa, o alla Gestione Commercianti solo se l'attività assume la forma di un'impresa vera e propria.
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Produttori assicurativi gestione commercianti: No obbligo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che i produttori assicurativi che lavorano direttamente per le compagnie di assicurazione non sono obbligati a iscriversi alla Gestione Commercianti dell'INPS. La Suprema Corte ha chiarito che l'obbligo, previsto da una specifica norma, riguarda esclusivamente i produttori collegati ad agenzie e sub-agenzie, come definito dal contratto collettivo del 1939. Di conseguenza, è stata annullata la richiesta di contributi previdenziali nei confronti di un produttore 'libero', poiché la sua posizione non rientrava nell'ambito di applicazione della legge.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per i fondi
La Corte d'Appello ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da un ente previdenziale privatizzato sulla pensione di un suo iscritto. Ribadendo un principio consolidato della Corte di Cassazione, i giudici hanno stabilito che tali enti non hanno il potere di introdurre prelievi forzosi su trattamenti pensionistici già liquidati. La decisione ha comportato la condanna dell'ente alla restituzione delle somme trattenute, con interessi decorrenti da ogni singolo prelievo, e ha confermato la prescrizione ordinaria decennale per il diritto al rimborso.
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Indebito previdenziale: quando non va restituito
Una vedova riceve una pensione di reversibilità superiore al dovuto. L'ente previdenziale ne chiede la restituzione dopo anni. La Corte d'Appello stabilisce che l'ente perde il diritto al recupero per le somme relative agli anni per cui ha agito oltre i termini di decadenza previsti dalla legge. La sentenza chiarisce che il recupero dell'indebito previdenziale è possibile solo se l'ente agisce tempestivamente, altrimenti le somme non sono più ripetibili.
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Contributi gestione separata: obbligo per avvocati
La Corte d'Appello di Cagliari ha stabilito che un avvocato, pur versando il contributo integrativo alla propria cassa professionale, è tenuto a iscriversi e a versare i contributi alla Gestione Separata se non paga il contributo soggettivo. La decisione si fonda sul principio di universalizzazione della tutela previdenziale, poiché il contributo integrativo ha natura solidaristica e non crea una posizione pensionistica individuale. Di conseguenza, per i redditi non coperti da contribuzione soggettiva, scatta l'obbligo dei contributi gestione separata.
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Contributo di solidarietà illegittimo per le Casse
Il Tribunale del Lavoro di Ancona ha stabilito che un contributo di solidarietà imposto autonomamente da una cassa di previdenza privata è illegittimo. Tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge statale e non da un atto della cassa. La Cassa è stata condannata a interrompere la trattenuta e a restituire le somme versate dal pensionato negli ultimi cinque anni, limite fissato dalla prescrizione.
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Assegno sociale: la proprietà non esclude il diritto
Una sentenza del Tribunale di Ancona ha stabilito che la mera proprietà di immobili, se non genera un reddito effettivo, non può essere motivo di esclusione dal diritto all'assegno sociale. Il caso riguardava una ricorrente a cui era stato negato il beneficio a causa della titolarità di alcuni immobili in comproprietà con bassissima rendita catastale. Il giudice, richiamando la giurisprudenza della Cassazione, ha chiarito che per la valutazione dello stato di bisogno contano solo i 'redditi effettivamente percepiti' e non quelli potenziali o astratti derivanti dalla sola proprietà. Di conseguenza, il Tribunale ha accolto il ricorso, condannando l'ente previdenziale a erogare l'assegno sociale.
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Assegno sociale: viaggi lunghi negano il diritto
Un cittadino straniero si è visto negare l'assegno sociale poiché i suoi numerosi e prolungati viaggi nel paese d'origine sono stati ritenuti un'interruzione del requisito di soggiorno continuativo decennale in Italia. Il Tribunale ha stabilito che la residenza legale non è sufficiente se non accompagnata da una permanenza di fatto, stabile e radicata nel territorio nazionale.
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Prescrizione contributi: l’opposizione tardiva è nulla
Un'impresa si è opposta a un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali, lamentando la mancata notifica delle cartelle originarie e l'avvenuta prescrizione contributi. Il Tribunale di Trento ha respinto il ricorso, stabilendo che le notifiche erano regolari e, soprattutto, che l'eccezione di prescrizione doveva essere sollevata entro 40 giorni dalla notifica delle cartelle. Non avendolo fatto, il ricorrente è decaduto dal diritto di farla valere. La Corte ha inoltre rilevato plurimi atti interruttivi della prescrizione successivi alle notifiche.
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Decadenza pensione: i limiti al diritto agli arretrati
Un pensionato ha richiesto la riliquidazione della sua pensione, originariamente gestita da un fondo speciale. La questione centrale è stata l'applicazione della decadenza pensione triennale agli arretrati. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza si applica, ma solo per i ratei maturati oltre tre anni prima della domanda giudiziale. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha confermato il diritto del pensionato alla riliquidazione, limitando però la corresponsione degli arretrati secondo il principio della decadenza, e ha compensato le spese legali tra le parti.
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