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Legge 185/2008

Credito d’imposta ricerca e sviluppo: esiste ma serve il nulla osta
Un'azienda ha maturato nel 2007 un credito d'imposta ricerca e sviluppo e ne ha utilizzato una parte in compensazione nel 2011. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato la somma con cartella esattoriale tramite controllo automatizzato, contestando l'assenza della preventiva prenotazione telematica e del nulla osta ministeriale introdotti dal decreto anticrisi del 2008. I giudici di merito hanno accolto il ricorso societario, ritenendo reale il credito ed evidenziando un precedente confronto informale con un funzionario tributario. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso erariale: per le compensazioni eseguite dopo il primo gennaio 2009, l'effettiva esistenza del credito non basta senza la formale procedura di prenotazione. Inoltre, l'amministrazione può legittimamente recuperare gli importi indebitamente compensati tramite procedura automatizzata.
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Indebita compensazione e truffa: la notifica ferma il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un atto di recupero contro una società per indebita compensazione di crediti IVA inesistenti. L'ente impositore ha richiesto imposta, sanzioni e interessi. La società ha contestato la pretesa dimostrando di aver denunciato il proprio consulente fiscale per falsità nei modelli di versamento. Nei gradi di merito, i giudici hanno escluso le sanzioni per assenza di colpa del contribuente truffato, confermando però imposta e interessi. Il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato un vizio nella procedura di notifica del ricorso. Essendo trascorso oltre un anno dalla sentenza d'appello, l'atto doveva raggiungere la società personalmente e non il solo legale. I giudici hanno quindi ordinato la rinnovazione della notifica entro centoventi giorni.
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Notifica del ricorso per cassazione: il Fisco deve rimediare
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale l'indebita compensazione di crediti IVA dichiarati inesistenti. L'ente ha richiesto il recupero delle imposte, oltre a sanzioni e interessi. La contribuente ha impugnato l'atto difendendosi con la denuncia penale sporta contro il proprio consulente fiscale per falsità materiale. La Commissione Tributaria Regionale ha escluso le sanzioni per assenza di colpa, confermando però la debenza dell'imposta e dei relativi interessi. L'amministrazione finanziaria ha promosso ricorso per legittimità contro tale esonero sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha rilevato un vizio preliminare nella procedura di recapito dell'atto introduttivo. Il collegio ha sospeso la decisione e ordinato la rinnovazione della notifica del ricorso per cassazione direttamente alla società o al liquidatore personale entro centoventi giorni.
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Accertamento Plusvalenza Immobiliare: La Cassazione sul valore dell’immobile
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la dichiarazione fiscale di un'Azienda per il 2004, emettendo un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA. La controversia principale riguardava l'accertamento plusvalenza immobiliare derivante dalla vendita di un complesso industriale. L'Agenzia sosteneva che il prezzo di vendita fosse troppo basso, portando a un guadagno sottostimato. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato parzialmente l'accertamento, in particolare per la plusvalenza. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale dell'Agenzia sia quello incidentale dell'Azienda. La Corte ha stabilito che la valutazione del valore dell'immobile, su cui si basava la plusvalenza, era un accertamento di fatto insindacabile in Cassazione.
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Rimborso IRPEF sisma: la Cassazione fissa i termini
Un contribuente colpito dal terremoto del Molise del 2002 ha richiesto all'Amministrazione finanziaria il rimborso IRPEF sisma pari al 60% delle imposte trattenute in busta paga tra il 2003 e il 2007. L'agevolazione è stata introdotta retroattivamente da una legge del 2008, ma la domanda di rimborso è stata presentata nel 2011. I giudici di merito hanno accolto il ricorso del cittadino applicando il termine ordinario di 48 mesi. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito: quando il diritto alla restituzione nasce da una norma successiva al pagamento, vale il termine di decadenza biennale a decorrere dall'entrata in vigore della legge di favore. L'istanza era tardiva e il contribuente ha perso definitivamente il diritto al rimborso.
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Rimborso Contributi INPS: Aiuti di Stato illegittimi e il no della Cassazione
Un Lavoratore ha chiesto il rimborso di contributi INPS versati tra il 2002 e il 2008, sostenendo di aver diritto a un'agevolazione per i danni subiti da un sisma. Questa agevolazione era stata però dichiarata "Aiuto di Stato illegittimo" dalla Commissione Europea. Il Lavoratore ha impugnato la decisione che gli negava il rimborso, affermando che la normativa prevedeva eccezioni per le calamità naturali e per chi non svolgeva attività d'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il Lavoratore non aveva dimostrato di rientrare nelle eccezioni previste dalla decisione europea. Pertanto, il "Rimborso contributi INPS" non era dovuto.
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Rimborso IRAP: Cassazione conferma decadenza per anni pregressi
Una Contribuente ha chiesto il Rimborso IRAP per gli anni 2004 e 2005, a causa della precedente indeducibilità dell'IRAP dalla base imponibile IRPEF. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la richiesta. La Corte di Cassazione ha esaminato il caso, richiamando una normativa successiva (D.L. 201/2011) che permetteva la deducibilità dell'IRAP per i costi del personale, ma con un termine di decadenza di 48 mesi a partire dal 2012. Poiché la richiesta della Contribuente riguardava anni ben precedenti e il termine era ampiamente scaduto, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, negando il Rimborso IRAP per gli anni contestati.
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Decadenza accertamento quote ammortamento: vittoria del Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato la dichiarazione dei redditi di una Società Contribuente per indebita deduzione di ratei di ammortamento dell'avviamento, derivanti da conferimenti aziendali avvenuti anni prima. I giudici di merito avevano annullato il recupero a tassazione, sostenendo che il termine di verifica decorresse dall'anno di iscrizione a bilancio del fatto generatore originario, ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito a favore dell'Erario. Il principio sancito stabilisce che la decadenza accertamento quote ammortamento si calcola rispetto alla dichiarazione del singolo anno in cui il rateo è dedotto, e non rispetto all'annualità in cui il costo è sorto per la prima volta.
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Termine perentorio tributario: la Cassazione chiarisce i limiti delle agevolazioni sisma
Un Contribuente, residente in un'area colpita dal sisma del 2002, non ha presentato la dichiarazione dei redditi 2007. L'Amministrazione Fiscale ha emesso un avviso di accertamento. Il Contribuente ha invocato la disciplina emergenziale che prevedeva la sospensione dei termini tributari e una riduzione d'imposta. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il suo ricorso, ritenendo il termine "non perentorio". La Corte di Cassazione, invece, ha stabilito che il termine perentorio tributario per gli adempimenti fiscali è inderogabile, anche in presenza di agevolazioni per eventi eccezionali. Il Contribuente ha perso il diritto alla riduzione d'imposta a causa della presentazione tardiva.
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Notifica del ricorso di fallimento e PEC inattiva: guida
I creditori hanno chiesto il fallimento di una società debitrice. La cancelleria ha tentato la notifica via PEC, ma l'invio non è andato a buon fine per colpa dell'azienda. Il tribunale ha concesso ai creditori un nuovo termine per rinnovare la notifica. I creditori hanno tentato la notifica presso la sede legale, ma la società risultava trasferita altrove. L'ufficiale giudiziario ha quindi perfezionato la notifica del ricorso di fallimento tramite deposito dell'atto presso la casa comunale. Il tribunale ha dichiarato il fallimento e la corte d'appello ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice, chiarendo che il termine per notificare l'istanza non è perentorio e che il deposito in comune è valido ed efficace quando la PEC non funziona e la sede è irreperibile.
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Notifica atti tributari via PEC: L’impugnazione sana il vizio
Un'azienda ha impugnato un avviso di accertamento IMU, contestando la validità della sua **notifica atti tributari via PEC**. L'azienda sosteneva che l'allegazione di una copia informatica di un documento analogico, senza attestazione di conformità, rendesse la notifica inesistente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che eventuali irregolarità nella notifica PEC, se l'atto ha comunque raggiunto il suo scopo (ovvero è stato impugnato), si considerano sanate. La Corte ha inoltre chiarito che non è necessaria un'attestazione di conformità per le copie informatiche di documenti analogici allegate a una PEC, a meno che il destinatario non ne disconosca la conformità. Il secondo motivo, relativo alla valutazione dell'immobile, è stato dichiarato inammissibile per genericità.
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Rimborso IRAP: quando il passato non torna, la Cassazione chiarisce i limiti
L'Amministrazione Fiscale ha contestato la decisione di un giudice tributario regionale che aveva riconosciuto a un'Azienda il diritto al Rimborso IRAP per gli anni 2004-2006. L'Azienda aveva chiesto il rimborso per l'IRAP non dedotta su costo del lavoro e interessi passivi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa che permette la deducibilità analitica dell'IRAP e il conseguente rimborso si applica solo se il termine per la richiesta di rimborso era ancora valido al 28 dicembre 2011, il che esclude i periodi d'imposta anteriori al 28 dicembre 2007. Poiché gli anni in questione (2004-2006) sono precedenti a tale data, l'Azienda non aveva diritto a ulteriori rimborsi oltre a quelli già ricevuti per una deduzione forfettaria. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Fiscale, annullando la decisione precedente.
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Incarichi non autorizzati del dipendente: c’è danno erariale
Un dirigente statale, nominato commissario straordinario e posto fuori ruolo, ha svolto diversi incarichi non autorizzati del dipendente incassando rilevanti compensi professionali. La Procura contabile ha citato il dirigente per danno erariale. Il lavoratore si è difeso sostenendo di trovarsi in una situazione assimilabile all'aspettativa senza assegni, con conseguente inapplicabilità del regime di esclusività e difetto di giurisdizione della Corte dei Conti. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso e confermato la giurisdizione contabile. Il collocamento fuori ruolo mantiene intatto il rapporto di pubblico impiego e il dovere di esclusività. I compensi percepiti illecitamente senza la preventiva autorizzazione costituiscono un danno erariale risarcibile.
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Indebita compensazione del credito IVA: tempi ordinari o estesi
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un atto di recupero a un contribuente per una indebita compensazione del credito IVA relativa all'anno 2013, per un importo di circa diecimila euro. L'atto è giunto oltre il termine ordinario di quattro anni. I giudici tributari di primo e secondo grado hanno annullato la richiesta: l'importo non superava la soglia penale di cinquantamila euro, escludendo il raddoppio dei termini di accertamento. L'ente impositore ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'applicabilità del termine lungo di otto anni previsto per i crediti inesistenti. La Suprema Corte ha sospeso il giudizio in attesa che le Sezioni Unite chiariscano il contrasto giurisprudenziale.
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Credito di imposta per ricerca e sviluppo tra errore e regole
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a una societa per recuperare somme compensate relative al credito di imposta per ricerca e sviluppo nell'anno 2009. L'ente impositore ha contestato il mancato invio preventivo del formulario e l'assenza del relativo nulla-osta ministeriale. L'impresa ha opposto la presenza di un semplice errore formale nella dichiarazione dei redditi. Dopo un esito favorevole in primo grado, i giudici regionali hanno accolto l'appello dell'amministrazione finanziaria, riducendo le sole sanzioni. La societa ha proposto ricorso per cassazione denunciando la violazione delle regole di notifica dell'appello. La Corte Suprema ha disposto l'acquisizione dei fascicoli di merito rinviando la decisione a nuovo ruolo.
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Crediti d’imposta inesistenti: il Fisco ha 8 anni per il recupero
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un atto di recupero delle imposte a un contribuente per l'indebito utilizzo in compensazione di agevolazioni fiscali. I giudici tributari di merito avevano annullato la pretesa fiscale, ritenendo applicabili i termini ordinari e più brevi di accertamento. Secondo i primi giudici, non si trattava di somme inventate ma solo di un uso irregolare. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'Erario. La Suprema Corte ha chiarito che il Fisco dispone del termine esteso di otto anni per accertare i crediti d'imposta inesistenti. Tale termine opera quando mancano del tutto i requisiti costitutivi dell'agevolazione e il controllo richiede verifiche complesse sugli investimenti dichiarati.
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Rimborso interessi tributari: la decadenza batte la prescrizione
Una società richiedeva all'amministrazione finanziaria il pagamento degli interessi maturati su un vecchio credito d'imposta. Il Fisco aveva erogato il capitale e gli interessi solo parzialmente nel 2010. A distanza di quasi quattro anni da tale versamento parziale, la società presentava una nuova istanza per ottenere le somme rimanenti. A seguito del silenzio dell'Ufficio, l'impresa avviava la causa eccependo la prescrizione decennale del diritto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che la domanda per il rimborso interessi tributari residui deve essere presentata entro il termine perentorio di decadenza di due anni dal versamento parziale ricevuto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta tardiva della società.
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Rimborso imposte sisma: no all’automatismo senza prove del danno
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a un contribuente il rimborso del 60% delle imposte versate a seguito del terremoto del 2002. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per ottenere il rimborso imposte sisma non basta avere la sede nell'area colpita. Il contribuente deve dimostrare l'effettivo danno subito e l'assenza di sovracompensazione, oppure il rispetto dei limiti previsti dal regolamento europeo de minimis. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Scontro col Fisco: imposta ipotecaria e catastale in misura fissa
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto a un'erede il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale sul trasferimento di immobili storici e artistici ereditati. L'erede ha impugnato l'avviso di liquidazione, sostenendo il diritto all'applicazione dell'imposta ipotecaria e catastale in misura fissa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che i trasferimenti di beni storici beneficiano dell'imposta ipotecaria e catastale in misura fissa. Questo principio si applica sia alle vendite sia alle successioni, superando le precedenti interpretazioni restrittive dell'ufficio tributario.
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Credito d’imposta: sanzione al 100% solo se il bonus e inventato
Una societa ha utilizzato in compensazione un credito d'imposta per investimenti in ricerca e sviluppo. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione per mancanza di requisiti e ha emesso un atto di recupero applicando sanzioni al cento per cento per credito inesistente. La societa ha impugnato l'atto lamentando il mancato parere preventivo del Ministero, l'assenza di contraddittorio e l'errata qualificazione del credito, ritenuto al massimo non spettante con sanzione al trenta per cento. La Corte di Cassazione ha rigettato i primi motivi, ritenendo il parere ministeriale facoltativo e il contraddittorio non obbligatorio all'epoca dei fatti. Ha invece accolto il motivo sulle sanzioni, poiche i giudici d'appello hanno confuso la causa con un'altra e non hanno valutato la reale natura del credito. La sentenza e stata cassata con rinvio.
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