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legge 16 aprile 2015, n. 47, art. 4, comma 1

Concorso esterno in associazione mafiosa: indizi non bastano per la custodia
Il Tribunale di Caltanissetta aveva revocato la custodia cautelare in carcere per un Lavoratore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ritenendo insussistenti i gravi indizi di colpevolezza. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sull'insussistenza degli indizi e sulla valutazione dell'elemento oggettivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il Pubblico Ministero, impugnando un'ordinanza che esclude la gravità indiziaria, deve sempre motivare l'attualità delle esigenze cautelari. Nel caso del concorso esterno, non opera la presunzione assoluta di adeguatezza della custodia in carcere, a differenza della partecipazione diretta all'associazione mafiosa.
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Concorso esterno: la Cassazione e le presunzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16148/2024, ha rigettato il ricorso di un individuo accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La decisione chiarisce importanti principi sulla presunzione delle esigenze cautelari per questo reato e ribadisce i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare nel merito il quadro indiziario ma solo verificare la logicità della motivazione del provvedimento impugnato.
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Concorso esterno: la Cassazione sulla custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che il semplice trascorrere del tempo dai fatti contestati non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità sociale, specialmente quando il contributo fornito al clan è stato di natura strategica ed economica, come il finanziamento di una nuova attività illecita.
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Concorso esterno: la Cassazione e le cautele
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39688/2024, annulla con rinvio un'ordinanza di custodia cautelare per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione sulle esigenze cautelari, in particolare sulla loro attualità, data la risalenza dei fatti al 2020. Viene invece confermata la valutazione sulla gravità indiziaria, ribadendo la distinzione fondamentale tra imprenditore 'colluso' e 'vittima' di estorsione.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, sottolineando che la serialità delle operazioni, la stabilità dei legami e la struttura logistica sono elementi sufficienti a configurare il reato associativo e a giustificare la misura. È stato inoltre ribadito che, per questo tipo di reato, vige una presunzione di pericolosità che né il tempo trascorso ('tempo silente') né l'incensuratezza dell'indagato possono di per sé superare.
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Concorso esterno: no al carcere dopo la condanna
La Corte di Cassazione ha stabilito che una condanna di primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa non è di per sé sufficiente a giustificare l'aggravamento della misura cautelare dagli arresti domiciliari al carcere. Per modificare la misura, è necessario che il Pubblico Ministero fornisca prove concrete di un aumento delle esigenze cautelari, come il pericolo di fuga, che non possono basarsi sulla sola sentenza. In assenza di tali elementi e di violazioni della misura in atto, la richiesta di aggravamento è stata ritenuta inammissibile.
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