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L. 92/2012

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Prescrizione crediti lavoro: il caso del lettore
L'erede di una docente universitaria si è rivolta alla Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha drasticamente ridotto le somme dovute per differenze retributive, applicando la prescrizione. Il nodo centrale era la prescrizione crediti di lavoro. La Corte d'Appello ha considerato prescritti i crediti anteriori al 2004, poiché il primo atto interruttivo valido risaliva al 2009. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per i dipendenti pubblici il termine di prescrizione quinquennale decorre durante il rapporto di lavoro, data la sua stabilità. Ha inoltre dichiarato inammissibili le censure procedurali su prove e calcoli, ritenendole tentativi di riesaminare il merito della causa.
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Retribuzione ferie: inclusione indennità accessorie
La Corte di Cassazione ha confermato che la retribuzione durante le ferie deve includere tutte le indennità accessorie intrinsecamente collegate alle mansioni svolte. Rigettando il ricorso di una società di trasporti contro un suo dipendente, la Corte ha ribadito che la retribuzione feriale deve essere paragonabile a quella ordinaria, come previsto dalla normativa europea, e che i contratti collettivi non possono derogare a tale principio. La decisione sottolinea l'importanza della stabilità degli orientamenti giurisprudenziali per garantire la certezza del diritto.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie, come quella di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La decisione si fonda sul principio del diritto europeo che garantisce al lavoratore una condizione economica durante le ferie paragonabile a quella del periodo lavorativo, per non disincentivare il godimento del riposo. L'azienda è stata inoltre condannata per lite temeraria.
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Contratto a progetto call center: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice ha contestato la legittimità del suo contratto a progetto call center, sostenendo che mascherasse un rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'azienda, interpretando una riforma del 2012 come un'eccezione all'obbligo di un progetto specifico. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che anche per le attività di call center outbound, il contratto a progetto deve essere legato a un risultato finale e a un progetto ben definito. La riforma ha inciso solo sulle modalità di calcolo del compenso, non sui requisiti fondamentali del contratto.
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Inammissibilità appello: Cassazione chiarisce requisiti
Una lavoratrice ottiene la reintegrazione per un licenziamento tardivo. L'azienda fa appello, ma la Corte d'Appello lo dichiara inammissibile per mancanza di critiche specifiche. La Corte di Cassazione interviene, annullando la decisione e chiarendo i requisiti di specificità dell'atto di appello. L'ordinanza sottolinea che le norme processuali devono favorire una decisione nel merito, evitando un'eccessiva rigidità che porta all'inammissibilità appello.
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Sanzione conservativa CCNL: quando è illegittimo
Un lavoratore, licenziato per negligenza, ha impugnato il provvedimento sostenendo la sua sproporzionalità. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito deve sempre verificare se la condotta contestata rientri nelle ipotesi punite dal contratto collettivo con una sanzione conservativa CCNL, anche se descritte in clausole generali. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso tale valutazione, rinviando per un nuovo esame del caso.
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Lavoro a progetto: i requisiti e l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9481/2019, ha chiarito la distinzione fondamentale nell'ambito del lavoro a progetto: se il progetto manca o è generico, il rapporto si converte automaticamente in subordinato a tempo indeterminato. Se invece il progetto è specifico e formalmente valido, spetta al lavoratore dimostrare con prove concrete che, nei fatti, il rapporto si è svolto con le caratteristiche della subordinazione. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice del settore scommesse, confermando la decisione di merito che aveva ritenuto i progetti specifici e non provata la subordinazione di fatto.
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Licenziamento illegittimo per attività in malattia
Un lavoratore, in malattia per due infortuni sul lavoro, viene licenziato dopo che un investigatore privato lo filma mentre svolge attività agricole. Il Tribunale ha dichiarato il licenziamento illegittimo. Una CTU ha accertato che le attività non pregiudicavano la guarigione. Inoltre, il controllo investigativo è stato ritenuto illegittimo perché avviato senza un fondato sospetto di illecito. Il lavoratore ha ottenuto la reintegrazione e il risarcimento del danno.
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Inidoneità fisica: quando il licenziamento è legittimo
Un lavoratore con grave ipovisione è stato licenziato per inidoneità fisica. Il Tribunale, in riforma di una precedente ordinanza, ha ritenuto legittimo il recesso. A seguito di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), è emerso che il lavoratore poteva svolgere solo una minima parte delle mansioni 'ad hoc' create per lui, e anche queste presentavano rischi per la sicurezza sua e dei colleghi. La sentenza ha stabilito che, esauriti i tentativi di 'ragionevole accomodamento', il licenziamento per inidoneità fisica è giustificato quando la prestazione residua non è utilmente e Mettisicuramente impiegabile dall'azienda.
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