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l. 4 agosto 2006, n. 248

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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia non richiesto
La Corte di Cassazione ha chiarito che, per la normativa applicabile ai periodi d'imposta antecedenti al 2016, il raddoppio dei termini di accertamento fiscale scatta in presenza di fatti penalmente rilevanti, anche senza una formale denuncia penale. L'ordinanza analizza il caso di un avviso di accertamento notificato a un socio oltre i termini ordinari. La Corte ha stabilito che la sola esistenza dell'obbligo di denuncia è sufficiente per attivare il raddoppio dei termini, annullando la decisione di merito che richiedeva la prova della denuncia stessa.
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Esenzione ICI Enti Religiosi: la Cassazione decide
Una congregazione religiosa contesta l'assoggettamento a ICI per un immobile ad uso promiscuo. La Corte di Cassazione, di fronte a due ricorsi connessi, li riunisce. Rilevando la sopravvenienza di nuove normative europee in materia di aiuti di Stato (jus superveniens), che impattano direttamente sulla questione dell'esenzione ICI per enti religiosi, la Corte ritiene la materia complessa e meritevole di approfondimento. Pertanto, con ordinanza interlocutoria, rinvia la causa a pubblica udienza invece di deciderla in camera di consiglio.
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Esenzione ICI enti non commerciali e aiuti di Stato UE
Un ente religioso contesta avvisi di accertamento ICI per attività didattiche e ricettive. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma rinvia la causa a pubblica udienza. La decisione è motivata dalla necessità di esaminare il 'jus superveniens', ovvero le nuove normative europee e nazionali in materia di aiuti di Stato che impattano direttamente sulla questione dell'esenzione ICI per enti non commerciali.
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Raddoppio dei termini: si applica anche al socio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, previsto in caso di reati tributari, si applica anche al socio accomandante di una società di persone. Questa estensione opera in virtù del principio di trasparenza fiscale, anche se il socio non è direttamente coinvolto nell'illecito penale commesso dalla società. La decisione si basa sull'unitarietà dell'accertamento del reddito societario, che viene imputato direttamente ai soci.
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