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D.P.R. 633/1972 — Sezione Quinta Penale

Altri anni per D.P.R. 633/1972

Tentato contrabbando aggravato: dazi evasi e confisca
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un commerciante per il reato di tentato contrabbando aggravato e falso ideologico. L'imputato importava merci dalla Cina e ometteva di dichiarare alla dogana i costi effettivi del trasporto marittimo. Le spese di nolo figuravano in fatture separate, riducendo l'imponibile e consentendo l'evasione parziale di dazi e IVA all'importazione. La difesa sosteneva che il successivo pagamento integrale di tributi e sanzioni escludesse il dolo e impedisse la confisca dei beni, invocando una recente pronuncia costituzionale. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che il saldo tardivo delle somme non cancella il reato già consumato. Inoltre, l'esclusione della confisca per intervenuto pagamento riguarda solo l'IVA all'importazione e non i dazi doganali, per i quali permane l'obbligo di ablazione totale della merce anche nella forma tentata.
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Sequestro preventivo: il deposito virtuale incastra la ditta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il provvedimento di sequestro preventivo emesso nei confronti della co-gestrice di fatto di un'impresa individuale. L'indagata era accusata di contrabbando, evasione dell'IVA all'importazione e falso ideologico. Il meccanismo fraudolento consisteva nell'importare merci extra-UE simulando il loro transito fisico in un deposito IVA (cosiddetto deposito virtuale) per evitare il pagamento dell'imposta di confine. La difesa sosteneva l'estraneità della donna e la regolarità fiscale dell'operazione. La Suprema Corte ha confermato la misura cautelare, ribadendo che per il sequestro preventivo basta il fumus del reato e che la merce deve transitare materialmente nel deposito fiscale per godere della sospensione d'imposta. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato e la ricorrente condannata alle spese.
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Competenza funzionale EPPO: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla competenza funzionale in relazione ai provvedimenti della Procura Europea (EPPO). In un caso di presunta frode doganale, la Corte ha rigettato il ricorso dell'EPPO, confermando che il Tribunale del riesame competente per un sequestro probatorio non è quello del luogo del reato, ma quello del capoluogo di provincia in cui ha sede l'ufficio del Procuratore europeo delegato che ha emesso il provvedimento. Questa decisione sottolinea la prevalenza delle regole di competenza funzionale su quelle territoriali.
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