Un viaggiatore è stato fermato alla frontiera con la Svizzera con tre gioielli non dichiarati, ereditati dalla madre e inseriti in una procedura di voluntary disclosure. L'Agenzia delle Dogane ha contestato il contrabbando doganale, applicando sanzioni e disponendo la confisca dei preziosi. Il viaggiatore ha impugnato il provvedimento, sostenendo che la provenienza lecita dei beni e la regolarizzazione fiscale escludessero l'illecito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'introduzione di merci da un Paese extra-UE comporta l'obbligo di dichiarazione doganale e il pagamento dell'IVA all'importazione, anche per beni personali o ereditati. La voluntary disclosure non sana l'omessa dichiarazione in dogana. Di conseguenza, il viaggiatore perde definitivamente i gioielli confiscati e deve pagare le sanzioni e le spese legali.
Continua »