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D.P.R. 602/1973

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Difesa in giudizio Agenzia Riscossione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul merito di un ricorso riguardante la prescrizione di cartelle esattoriali per affrontare una questione preliminare cruciale: le modalità di difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Invece di decidere se la prescrizione fosse quinquennale o decennale, la Corte ha ritenuto necessario un pronunciamento sulla possibilità per l'ente di avvalersi di avvocati del libero foro anziché dell'Avvocatura dello Stato, rimettendo la trattazione del caso a un'altra sezione per una decisione in pubblica udienza.
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Opposizione cartella esattoriale: quando non basta?
Il Tribunale di Bergamo, in funzione di Giudice del Lavoro, ha rigettato l'opposizione a una cartella esattoriale per contributi previdenziali. La sentenza chiarisce che le eccezioni puramente formali, come la presunta mancata notifica (se invece avvenuta via PEC) o l'adesione a una rottamazione per debiti diversi, non sono sufficienti per annullare la pretesa, se non si contesta il merito del credito. L'opposizione cartella esattoriale è stata quindi respinta con condanna alle spese.
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Insinuazione al passivo: basta l’estratto di ruolo
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34751 del 10/11/2021, la Corte ha risolto un contrasto sull'insinuazione al passivo dei crediti tributari e previdenziali. Si è stabilito che per ammettere il credito non è necessaria la notifica dell'avviso di accertamento esecutivo o dell'avviso di addebito, essendo sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti previdenziali resta quinquennale anche se la cartella non è stata opposta.
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Prescrizione crediti fiscali: quando si interrompe?
Un contribuente si opponeva a un'iscrizione ipotecaria sostenendo l'avvenuta prescrizione crediti fiscali. Il Tribunale ha respinto il ricorso, stabilendo che diverse intimazioni di pagamento e un pignoramento presso terzi, ritualmente notificati, avevano efficacemente interrotto il decorso del termine di prescrizione, mantenendo così valido il debito.
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Iscrizione a ruolo appello: errore e inammissibilità
Un contribuente appella una decisione relativa alla prescrizione di un debito tributario. Tuttavia, a causa del mancato pagamento del contributo unificato, il tentativo di iscrizione a ruolo appello fallisce. La Corte d'Appello dichiara l'impugnazione improcedibile, affermando che l'errore è imputabile esclusivamente all'appellante, nonostante la cancelleria abbia comunicato tardivamente il rifiuto.
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Avviso di Addebito: Responsabilità del Datore di Lavoro
Il Tribunale di Verona, Sez. Lavoro, con sentenza n. 281/2023, ha respinto l'opposizione a un avviso di addebito per contributi omessi. La sentenza stabilisce la piena responsabilità del datore di lavoro, anche se l'inadempimento è causato da un terzo delegato, evidenziando la 'culpa in vigilando' e la validità della notifica PEC da indirizzo non istituzionale.
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Prescrizione mutuo: la raccomandata vale come prova?
Un debitore ha impugnato una sentenza sostenendo l'estinzione del suo debito per prescrizione mutuo. L'eccezione si basava sulla contestazione di aver ricevuto una raccomandata interruttiva, negando di aver firmato l'avviso di ricevimento. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che l'avviso di ricevimento di una raccomandata costituisce un atto pubblico. Di conseguenza, per contestarne la validità, il debitore avrebbe dovuto avviare una procedura specifica, la querela di falso, cosa che non ha fatto. La Corte ha quindi confermato la piena validità dell'interruzione della prescrizione e del debito.
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Difetto di giurisdizione: opposizione a pignoramento
Un contribuente si oppone a un pignoramento di stipendio per un debito di oltre 500.000 euro, eccependo la prescrizione. Il Tribunale di Milano dichiara la propria carenza di giurisdizione, affermando che le questioni sull'esistenza del debito tributario sono di competenza del giudice tributario. La sentenza affronta anche la carenza di legittimazione passiva dell'agente di riscossione per crediti previdenziali e l'estinzione parziale del processo per un vizio di notifica.
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Contributi gestione separata: obbligo per avvocati
La Corte d'Appello di Cagliari ha stabilito che un avvocato, pur versando il contributo integrativo alla propria cassa professionale, è tenuto a iscriversi e a versare i contributi alla Gestione Separata se non paga il contributo soggettivo. La decisione si fonda sul principio di universalizzazione della tutela previdenziale, poiché il contributo integrativo ha natura solidaristica e non crea una posizione pensionistica individuale. Di conseguenza, per i redditi non coperti da contribuzione soggettiva, scatta l'obbligo dei contributi gestione separata.
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Appello tardivo: inammissibile nel rito del lavoro
La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile un appello in materia di contributi previdenziali perché tardivo. L'impugnazione è stata depositata oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza di primo grado. La Corte ha chiarito che alle cause soggette al rito del lavoro non si applica la sospensione feriale dei termini. In via subordinata, l'appello è stato ritenuto infondato anche nel merito, confermando la validità delle notifiche effettuate dall'Ente di riscossione tramite un indirizzo PEC istituzionale, sebbene non presente nei pubblici registri.
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Opposizione intimazione di pagamento: quando è infondata?
Una società ha presentato opposizione a un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali, sostenendo di aver già estinto il debito a seguito di un precedente pignoramento. Il Tribunale di Pescara ha rigettato l'opposizione. La decisione chiarisce che il pagamento ricevuto dall'ente creditore era stato correttamente imputato a debiti più vecchi e diversi da quelli oggetto dell'intimazione, secondo il principio legale dell'imputazione del pagamento. L'opposizione per vizi formali è stata inoltre dichiarata inammissibile per tardività.
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Compensazione spese legali: quando è giustificata?
Un ente creditore appella una sentenza che lo condannava al pagamento di spese e danni per un avviso di ipoteca errato. La Corte d'Appello accoglie il ricorso, disponendo la compensazione spese legali per entrambi i gradi di giudizio. La Corte ha ritenuto che la scelta del contribuente di citare in giudizio l'ente immediatamente, senza alcun contatto preventivo per risolvere l'evidente errore, costituisse una "grave ed eccezionale ragione" per derogare al principio della soccombenza.
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Preavviso di iscrizione ipotecaria: termini opposizione
Una società si opponeva a un preavviso di iscrizione ipotecaria, lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento sottostanti e l'intervenuta prescrizione del credito. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, dichiarandola inammissibile. Secondo i giudici, i vizi di notifica delle cartelle andavano contestati con un'opposizione agli atti esecutivi entro il termine perentorio di 20 giorni dalla ricezione del preavviso, che costituisce l'atto con cui il debitore ne è venuto a conoscenza. La sentenza ha inoltre confermato che per il canone COSAP si applica la prescrizione ordinaria decennale.
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Termine lungo appello: quando decorre nel rito lavoro
La Corte d'Appello di Trieste ha dichiarato inammissibile un appello in materia di previdenza perché depositato oltre il termine lungo semestrale. La sentenza chiarisce che, nel rito del lavoro, se il giudice legge la sentenza completa di motivazioni in udienza, il termine lungo appello di sei mesi decorre da quella data, non da una successiva comunicazione della cancelleria. La presenza o meno degli avvocati alla lettura è irrilevante se vi hanno rinunciato.
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