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D.P.R. 207/2010

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Responsabilità solidale appalti: consorzi e ATI
La Corte di Cassazione ha confermato che la responsabilità solidale negli appalti pubblici si estende alle singole società cooperative consorziate, quando il consorzio partecipa a una gara d'appalto come parte di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI). Nel caso specifico, una cooperativa è stata ritenuta responsabile per i debiti di un subappaltatore, anche se non aveva stipulato direttamente il contratto. La Corte ha chiarito che la normativa speciale sugli appalti pubblici prevale sulle regole generali del codice civile, istituendo una garanzia rafforzata a tutela dei creditori, come subappaltatori e fornitori.
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Responsabilità solidale appalti: la consorziata paga?
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di una società cooperativa, membro di un consorzio partecipante a un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI), per i debiti contratti da una società consortile esecutrice verso un subappaltatore. La decisione si fonda sulla normativa speciale in materia di appalti pubblici (L. 109/1994), che prevale sulla disciplina generale del codice civile. La Corte ha stabilito che la partecipazione a una gara d'appalto in forma associata estende la responsabilità solidale appalti a tutte le imprese coinvolte per tutelare i terzi creditori, come i subappaltatori.
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Accordo novativo: quando una variante è nuovo contratto
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico per la revisione dei prezzi di un contratto di appalto di lunga data. La controversia verteva su un accordo del 2000: si trattava di una semplice modifica o di un nuovo contratto? La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che si trattava di un accordo novativo. Questo nuovo contratto ha sostituito il precedente, impedendo l'applicazione delle leggi sulla revisione dei prezzi precedentemente applicabili per i lavori eseguiti dopo la sua stipula.
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Risoluzione contratto appalto per violazione sicurezza
Un'impresa edile si è vista risolvere un contratto d'appalto pubblico per lavori in una scuola a causa della mancata adozione delle misure di sicurezza sin dall'inizio dei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della decisione del Comune, stabilendo che la violazione delle norme antinfortunistiche costituisce un inadempimento di gravità tale da giustificare la risoluzione del contratto appalto, prevalendo su altre questioni relative alla gestione del cantiere.
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Inammissibilità ricorso: no al riesame dei fatti
Una professionista ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello relativa a compensi professionali. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, chiarendo che i motivi presentati, pur mascherati da violazioni di legge, miravano in realtà a una nuova valutazione dei fatti e a una diversa interpretazione del contratto, attività precluse al giudice di legittimità. La decisione riafferma i limiti del giudizio in Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Varianti appalti pubblici: l’ordine scritto è cruciale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in situazioni di emergenza come un post-terremoto, le varianti appalti pubblici che comportano un aumento dei costi richiedono una formale autorizzazione scritta da parte della stazione appaltante. Un ordine del solo Direttore dei Lavori è insufficiente a vincolare la Pubblica Amministrazione al pagamento di opere extra. Il caso riguardava una società di costruzioni che, dopo aver eseguito lavori di puntellamento per un Comune, si era vista negare il pagamento per opere aggiuntive e un aumento dei prezzi, proprio per la mancanza di un atto formale di approvazione.
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Rinuncia riserva appalto: è irrevocabile? Cassazione
Una curatela fallimentare ha agito contro una pubblica amministrazione per ottenere il pagamento di somme iscritte in alcune riserve di un contratto d'appalto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la rinuncia riserva appalto è un atto irrevocabile. Una volta comunicata alla stazione appaltante, la rinuncia estingue definitivamente il diritto dell'appaltatore, in linea con il principio di certezza della spesa pubblica che caratterizza la disciplina degli appalti pubblici.
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Appalto integrato: chi cerca le cave? La Cassazione
La Cassazione conferma la risoluzione di un contratto per colpa della Stazione Appaltante in un appalto integrato. La causa è la mancata individuazione di cave idonee, un obbligo che non ricade sull'appaltatore neanche se redige il progetto esecutivo. L'Ente Pubblico è inadempiente anche per non aver collaborato a trovare una soluzione, violando il dovere di buona fede. Rigettate le richieste di risarcimento dell'impresa per danno curriculare e di immagine per mancanza di prove.
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Riserve appalti pubblici: guida alla sentenza
In una complessa controversia su un contratto per opere portuali strategiche, la Corte d'Appello di Roma ha riesaminato le numerose riserve in appalti pubblici sollevate da un Raggruppamento di Imprese contro la Stazione Appaltante. La sentenza chiarisce i criteri di ammissibilità delle riserve, l'impatto della liquidazione coatta di un'impresa del raggruppamento sulla legittimazione ad agire, e le modalità di calcolo delle penali per ritardi. La Corte ha parzialmente riformato la decisione di primo grado, ricalcolando gli importi dovuti all'appaltatore e sottolineando l'importanza del rispetto delle procedure formali.
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Appello tardivo: inammissibile in una causa inscindibile
La Corte d'Appello di Roma ha dichiarato inammissibile un appello tardivo in una controversia su un appalto pubblico. La notifica della sentenza di primo grado a una sola delle parti, cessionaria del credito, ha fatto decorrere il termine breve per impugnare per tutti, data l'inscindibilità della causa. Di conseguenza, sia l'appello principale dell'Amministrazione che quello incidentale di un'altra entità pubblica sono stati respinti. La Corte ha però ritenuto ammissibile la parte di appello relativa alla domanda di manleva, considerandola una causa scindibile, e l'ha accolta.
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Revisione prezzi appalti: quando decide il giudice?
Una società costruttrice ha citato in giudizio un ente pubblico per ottenere il pagamento di somme relative a un contratto d'appalto, inclusa una richiesta di revisione prezzi. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla giurisdizione: una volta che la Pubblica Amministrazione ha riconosciuto, anche implicitamente, il diritto alla revisione prezzi, ogni successiva controversia sulla quantificazione di tale compenso (incluso il calcolo e la data di decorrenza) spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo, poiché si tratta di un diritto soggettivo e non più di un interesse legittimo.
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Riserve appalto pubblico: quando è valido il reclamo?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio una stazione appaltante per il mancato pagamento di somme iscritte come riserve appalto pubblico per maggiori oneri e detrazioni illegittime. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, riconoscendo solo la parte della pretesa supportata da prove documentali e dalla consulenza tecnica. La sentenza sottolinea che, oltre alla tempestività, per il successo delle riserve è fondamentale l'onere della prova a carico dell'impresa.
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