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D.M. 30/2012

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Compenso ausiliario: no a tariffe da commissario
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso ausiliario, nominato dal giudice nell'ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti, non può essere liquidato secondo le tariffe previste per il commissario giudiziale. La Suprema Corte ha confermato la decisione di merito che applicava i parametri generali per gli ausiliari del giudice, sottolineando la netta differenza di funzioni e compiti tra le due figure professionali. Il ricorso del professionista è stato quindi respinto.
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Compenso ausiliario: no analogia con il commissario
Un professionista, nominato ausiliario del giudice in una procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti, ha impugnato la decisione che riduceva il suo onorario. Sosteneva che il suo ruolo fosse analogo a quello di un commissario giudiziale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il compenso ausiliario deve essere calcolato secondo le norme per i consulenti tecnici (D.M. 30.05.2002) e non quelle, più vantaggiose, previste per i commissari nelle procedure concorsuali, data la diversità dell'incarico e dei compiti effettivamente svolti.
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Compenso commissario: calcolo su attivo inventariato
Un commissario giudiziale ha contestato il calcolo del suo compenso, basato dal Tribunale sull'attivo realizzato anziché su quello inventariato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il compenso commissario deve essere sempre calcolato sull'attivo inventariato. La Corte ha inoltre annullato la decisione per violazione del diritto di difesa, in quanto il commissario non era stato convocato per discutere la ripartizione del compenso con il suo successore.
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Compenso commissario giudiziale: guida al calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito i principi per la liquidazione del compenso del commissario giudiziale. Con l'ordinanza in esame, ha cassato un decreto che calcolava il compenso sull'attivo realizzato, affermando che la base di calcolo corretta è sempre l'attivo inventariato. Inoltre, la motivazione del giudice non può essere generica ma deve essere analitica e specifica. Questa decisione rafforza la necessità di criteri equi e trasparenti nella determinazione dei compensi nelle procedure concorsuali.
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Compenso liquidatore: obbligo di motivazione specifica
La Cassazione annulla un decreto di liquidazione del compenso di un liquidatore giudiziale per mancanza di motivazione specifica. La Corte sottolinea che il giudice deve spiegare le ragioni della sua scelta, non potendosi limitare a formule generiche, stabilendo così un importante principio sulla trasparenza del compenso liquidatore giudiziale.
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Compenso commissario giudiziale: criterio unificato
Una società ha impugnato la liquidazione del compenso del commissario giudiziale in un concordato preventivo interrotto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un criterio unificato per il calcolo del compenso commissario giudiziale, basandolo sull'attivo inventariato a prescindere dalla natura del piano (continuità o liquidazione), al fine di eliminare irragionevoli disparità di trattamento.
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Compenso commissario giudiziale: guida alla liquidazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di liquidazione di un compenso commissario giudiziale, ritenendolo sproporzionato rispetto all'attività effettivamente svolta in una procedura interrotta dopo soli due mesi. La sentenza stabilisce che il compenso deve essere proporzionale all'opera prestata e che il provvedimento del tribunale deve contenere una motivazione analitica e non stereotipata, pena la sua nullità.
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Compenso curatore fallimentare: divisione e motivi
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un curatore revocato sulla ripartizione del compenso curatore fallimentare. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione del Tribunale che ha suddiviso il compenso unico tra i due professionisti succedutisi, basandosi sull'attività concretamente svolta da ciascuno.
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Compenso commissario giudiziale: quando è inammissibile
Un commissario giudiziale impugna un decreto del Tribunale che, da un lato, gli concede un acconto, ma dall'altro revoca una precedente e più favorevole liquidazione del suo compenso. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che né i decreti che concedono acconti sul compenso del commissario giudiziale, né quelli che revocano precedenti liquidazioni, hanno carattere decisorio e definitivo, pertanto non sono impugnabili con ricorso straordinario.
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Liquidazione compenso curatore: il contraddittorio è sacro
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di liquidazione del compenso di un curatore fallimentare dimissionario perché emesso senza la sua piena partecipazione al procedimento. Il caso riguarda la richiesta di compenso di un ex curatore, a cui è seguita un'istanza autonoma da parte dei curatori subentranti. La Corte ha stabilito che la violazione del principio del contraddittorio rende nullo il provvedimento, poiché a tutti i professionisti che si sono succeduti nell'incarico deve essere garantita la possibilità di interloquire sulla determinazione e ripartizione del compenso. La decisione sulla liquidazione compenso curatore è stata rinviata al tribunale per un nuovo esame nel rispetto del contraddittorio.
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Compenso commissario giudiziale: nullo se non motivato
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce che il decreto di liquidazione del compenso commissario giudiziale in un concordato con riserva è nullo se la motivazione è stereotipata. È necessaria un'analisi analitica dell'attività effettivamente svolta, potendo ridurre il compenso anche sotto i minimi di legge.
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Compenso commissario giudiziale: spetta sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso commissario giudiziale spetta sempre, anche al professionista che subentra in un incarico già avviato. È illegittimo negare il compenso sulla base del fatto che i predecessori siano stati liquidati per attività 'espletata ed espletanda'. La liquidazione deve avvenire secondo un criterio di proporzionalità, valutando l'effettiva opera prestata dal singolo professionista, inclusa l'attività di vigilanza post-omologa. La Corte ha cassato il decreto del Tribunale che aveva negato il compenso, rinviando per una nuova valutazione.
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