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D.Lgs. 66/2003

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Riposo compensativo: spetta l’indennità post turno?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni infermieri a ricevere l'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. La Corte ha chiarito che tale giorno si qualifica come **riposo compensativo** perché serve a recuperare lo stress psico-fisico della prestazione gravosa, indipendentemente dal superamento del monte ore settimanale. L'appello dell'azienda sanitaria, che lo considerava un normale giorno non lavorato, è stato respinto.
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Ticket mensa notturno: spetta dopo le 6 ore di lavoro
Un infermiere del settore pubblico si era visto negare i buoni pasto per i turni di notte. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto al ticket mensa notturno sorge ogni qualvolta il turno di lavoro supera le sei ore, garantendo così il diritto a una pausa, indipendentemente da accordi locali che possano prevedere diversamente per periodi specifici.
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Buono pasto turni notturni: la Cassazione conferma
Una azienda sanitaria ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un suo dipendente il diritto al buono pasto per i turni notturni. Sosteneva che gli accordi aziendali escludessero tale beneficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto al buono pasto è intrinsecamente legato alla durata della prestazione lavorativa: se questa supera le sei ore, il lavoratore ha diritto a una pausa e, di conseguenza, al buono pasto, indipendentemente dall'orario del turno.
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Buono pasto turno notturno: diritto confermato
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due infermieri a ricevere il buono pasto per il turno notturno. L'ordinanza stabilisce che, superate le sei ore di lavoro, il diritto alla pausa e al servizio mensa (o al buono sostitutivo) sussiste anche per i turni notturni. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda ospedaliera che contestava la decisione della Corte d'Appello, ritenendo i motivi di ricorso inammissibili in quanto miravano a un riesame dei fatti già accertati.
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Ticket mensa: spetta anche per il turno di notte
Una dipendente del settore sanitario si è vista negare il ticket mensa per i turni notturni svolti in un determinato periodo. I giudici di merito avevano respinto la sua domanda, ritenendo che il diritto fosse sorto solo con una successiva previsione contrattuale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il diritto al ticket mensa non dipende dal tipo di turno (diurno o notturno), ma dal superamento delle sei ore lavorative, che dà diritto a una pausa. Di conseguenza, l'azienda sanitaria è stata condannata al pagamento dei buoni pasto arretrati.
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Termini impugnazione licenziamento: la Cassazione chiarisce
Un autista ha contestato il licenziamento, l'inquadramento e il mancato pagamento di straordinari. La Cassazione ha stabilito che i termini impugnazione licenziamento di 60 giorni decorrono dalla consegna dell'avviso di giacenza, non dal ritiro della raccomandata. Le richieste su inquadramento e straordinari sono state respinte per mancanza di prove. Tuttavia, la Corte ha annullato la sentenza per omessa pronuncia su altre voci retributive, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su quel punto specifico.
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Diritto alla mensa: sì ai buoni pasto per turni lunghi
Un dipendente ospedaliero che lavorava su turni di 12 ore, anche notturni e festivi, ha richiesto il riconoscimento dei buoni pasto per il periodo in cui la mensa aziendale non era operativa. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto alla mensa, stabilendo che esso è intrinsecamente legato al diritto alla pausa, obbligatoria per ogni turno di lavoro superiore alle sei ore, indipendentemente dall'orario. L'appello dell'azienda, che contestava la chiusura della mensa, è stato respinto perché chiedeva un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Buono pasto turno notturno: sì dalla Cassazione
Un'infermiera ha ottenuto il riconoscimento del diritto al buono pasto per i turni notturni svolti tra il 2001 e il 2008. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al buono pasto turno notturno sorge quando l'orario di lavoro supera le sei ore, poiché ciò genera la necessità di una pausa per il recupero psicofisico, indipendentemente dalla fascia oraria. La "particolare articolazione dell'orario" prevista dal CCNL Sanità va interpretata in relazione alla durata della prestazione e non a specifici orari di pranzo o cena.
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Diritto buoni pasto: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto ai buoni pasto per i dipendenti del settore Sanità matura per ogni turno lavorativo superiore alle sei ore, indipendentemente dalla fascia oraria. La sentenza chiarisce che tale diritto è intrinsecamente legato al diritto alla pausa, previsto dalla legge per il recupero psicofisico del lavoratore, e non alla possibilità materiale di pranzare fuori dall'ambiente di lavoro. L'azienda sanitaria è stata condannata a fornire i buoni pasto e a risarcire il danno alla dipendente.
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Buoni pasto: diritto per turni oltre le sei ore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una dipendente ospedaliera ai buoni pasto per ogni turno di lavoro superiore alle sei ore. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda sanitaria, stabilendo che il diritto al pasto, o al buono sostitutivo, non dipende dall'impossibilità di mangiare a casa, ma è direttamente collegato al diritto alla pausa, che scatta obbligatoriamente al superamento delle sei ore di lavoro giornaliero, come previsto dalla normativa nazionale e dalla contrattazione collettiva.
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Buono pasto turno notturno: Cassazione conferma il diritto
Un'azienda sanitaria ha negato il buono pasto a un infermiere per i turni notturni. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto del lavoratore, considerando il turno di notte una 'particolare articolazione dell'orario di lavoro'. L'azienda ha presentato ricorso in Cassazione, ma è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali. La decisione, di fatto, consolida il diritto al buono pasto per il turno notturno del dipendente.
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Diritto buono pasto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria contro la sentenza che riconosceva il diritto buono pasto a un infermiere per i turni notturni. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto dei requisiti formali e del principio di specificità nell'atto di ricorso, rendendo definitiva la decisione di merito favorevole al lavoratore.
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Buono pasto turno notturno: diritto anche senza CCNL
Un infermiere ha rivendicato il diritto ai buoni pasto per i turni notturni svolti tra il 2002 e il 2008. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello a favore del lavoratore, dichiarando inammissibile il ricorso dell'Azienda Sanitaria. La sentenza sottolinea che il diritto al buono pasto turno notturno non deriva solo dalla durata dell'orario, ma dalla sua specifica articolazione che impedisce di consumare il pasto a casa.
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Diritto buono pasto: sì anche per il turno notturno
Una dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha richiesto il riconoscimento del suo diritto al buono pasto per i turni notturni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il diritto buono pasto è una misura assistenziale legata alla durata del turno di lavoro (superiore a sei ore), a prescindere che sia diurno o notturno. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione per questo diritto è decennale e non quinquennale.
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Buono pasto turno notturno: la Cassazione decide
Un'infermiera ha richiesto i buoni pasto per i suoi turni notturni svolti tra il 2002 e il 2008. La Corte d'Appello le ha dato ragione, interpretando gli accordi collettivi e aziendali. L'azienda sanitaria ha fatto ricorso in Cassazione, ma la Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi di forma. La decisione conferma il diritto al buono pasto per il turno notturno in base alla specifica articolazione oraria, consolidando la sentenza di secondo grado.
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Inammissibilità ricorso cassazione: doppia conforme
Una società operante nel settore dell'estetica ricorre in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha confermato la natura subordinata del rapporto di lavoro con un'acconciatrice, condannandola al pagamento di differenze retributive. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso cassazione, applicando il principio della "doppia conforme" e ribadendo che la valutazione delle prove è di esclusiva competenza dei giudici di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18008/2024, ha stabilito che il tempo di viaggio impiegato da un lavoratore per recarsi dal deposito aziendale al primo cliente e dall'ultimo cliente al deposito, utilizzando un mezzo aziendale, costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha chiarito che un accordo sindacale che preveda una franchigia non retribuita per tale spostamento è nullo. Inoltre, ha precisato che, una volta accertato il diritto alla retribuzione, il giudice deve procedere alla quantificazione delle somme dovute, anche utilizzando i dati di geolocalizzazione aziendali, senza poter rigettare la domanda solo perché il lavoratore non ha fornito una prova specifica e dettagliata dei minuti esatti.
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Nullità parziale accordo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di un accordo sindacale in contrasto con norme imperative di legge è nulla, ma tale nullità non si estende automaticamente all'intero accordo. In un caso riguardante il calcolo dell'orario di lavoro, la Corte ha chiarito che si applica il meccanismo della sostituzione automatica della clausola nulla con la norma di legge. La parte che sostiene che l'accordo non sarebbe stato concluso senza quella clausola ha l'onere di provarlo. La sentenza di merito, che aveva dichiarato inammissibile la domanda dei lavoratori basandosi sul principio di inscindibilità, è stata cassata con rinvio.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di un accordo aziendale che esclude dal calcolo dell'orario di lavoro parte del tempo di viaggio dei tecnici per raggiungere il primo cliente è nulla. Secondo i giudici, tale clausola viola norme imperative di legge e viene automaticamente sostituita da queste ultime, senza invalidare l'intero accordo. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto la domanda inammissibile, temendo un'alterazione dell'equilibrio contrattuale, ma la Cassazione ha ribadito che il meccanismo della sostituzione automatica serve proprio a preservare il contratto, sanando la singola illegalità.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito
La Cassazione stabilisce che il tempo di viaggio dei tecnici dal deposito aziendale al primo cliente rientra nell'orario di lavoro retribuito. Una clausola contrattuale che introduce una franchigia non retribuita è nulla e il giudice deve quantificare il dovuto anche se la prova dell'esatto ammontare non è fornita dal lavoratore.
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