LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 468/1997

Pagina 3 di 3

Lavoratori socialmente utili: diritti e differenze
La Cassazione analizza il caso di una lavoratrice impiegata come LSU da una P.A. La Corte conferma la natura subordinata del rapporto, dato che le mansioni superavano quelle previste per i lavoratori socialmente utili. Il ricorso della P.A. è dichiarato inammissibile per tardività, consolidando il diritto della lavoratrice alle differenze retributive.
Continua »
Ricorso tardivo nel lavoro: la Cassazione decide
Una lavoratrice, impiegata da un ente pubblico come LSU, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. L'ente ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il motivo è un ricorso tardivo, presentato oltre il termine perentorio di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d'appello, evidenziando il rigore dei termini processuali nel diritto del lavoro.
Continua »
Società in house: impossibile conversione contratto
Un lavoratore, impiegato come socialmente utile presso una società in house, ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale risiede nel fatto che le società in house sono soggette alle rigide normative del pubblico impiego per le assunzioni, che prevedono concorsi pubblici e impediscono la conversione automatica di contratti atipici in rapporti di lavoro stabili.
Continua »
Società in house: no a conversione del rapporto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una società in house. La Suprema Corte ribadisce che per le società a partecipazione pubblica vige l'obbligo di reclutamento tramite procedure selettive, impedendo la conversione di contratti di collaborazione in rapporti a tempo indeterminato, anche se di fatto si è svolta attività lavorativa subordinata.
Continua »
Lavoratore socialmente utile: no assunzione automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impiego come lavoratore socialmente utile non conferisce il diritto a un'assunzione a tempo indeterminato presso la Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo un periodo come LSU e un'assunzione in una società partecipata poi disciolta, chiedeva la stabilizzazione presso il Comune. La Corte ha ribadito che l'accesso al pubblico impiego richiede un concorso, escludendo qualsiasi automatismo e confermando la natura assistenziale, e non di lavoro subordinato, dell'impiego come lavoratore socialmente utile.
Continua »
Lavoro Socialmente Utile: No a rapporto subordinato
Un gruppo di individui, impegnati come 'lavoratori socialmente utili' (LSU), ha citato in giudizio l'amministrazione regionale, sostenendo che il loro impiego a lungo termine costituisse un rapporto di lavoro subordinato di fatto. Hanno richiesto un risarcimento per il lavoro precario e le differenze salariali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei tribunali inferiori. L'elemento chiave è che la natura primaria del rapporto è assistenziale, come definito dalla legge. La Corte ha stabilito che l'impiego diretto dei servizi dei lavoratori da parte dell'amministrazione non rappresentava una deviazione sufficiente dal quadro giuridico del 'lavoro socialmente utile' per instaurare un rapporto di lavoro subordinato.
Continua »
Abuso contratto a termine: la condanna del Comune
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ente comunale al risarcimento dei danni a favore di alcuni lavoratori, impiegati formalmente come Lavoratori Socialmente Utili (LSU) ma di fatto utilizzati per mansioni stabili e subordinate. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del Comune, sottolineando che l'abuso contratto a termine è provato dalla natura delle mansioni svolte e non dalla mera esistenza formale di un progetto di utilità collettiva. Anche se nel pubblico impiego non è permessa la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, l'abuso deve essere risarcito.
Continua »
Lavoratori ASU: no compenso oltre 80 ore mensili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori ASU che richiedevano il pagamento delle ore eccedenti il limite di 80 mensili. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la normativa di riferimento (D.Lgs. 468/97) prevede un compenso integrativo solo per le ore che superano il limite settimanale di 20 ore o quello giornaliero di 8, senza fare riferimento a un tetto mensile. Pertanto, il superamento delle 80 ore mensili non dà, di per sé, diritto a un compenso extra per i lavoratori ASU.
Continua »