Un gruppo di soggetti è stato sorpreso di notte all'interno di un sito archeologico recintato. Nonostante il possesso di sole torce e l'assenza di refurtiva o attrezzi da scavo, i giudici hanno ritenuto sussistente il reato di tentato furto di beni archeologici. Gli imputati avevano addotto un alibi palesemente falso, sostenendo di trovarsi sul posto per pescare, nonostante l'assenza di corsi d'acqua nelle vicinanze. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. La Suprema Corte ha chiarito che la prova indiziaria è stata correttamente valutata nel suo insieme e che la condotta furtiva non può essere derubricata in semplice ricerca non autorizzata, data la chiara intenzione di impossessarsi dei reperti.
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