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D.Lgs. 30/2007

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Iscrizione anagrafica straniero senza permesso
Un cittadino extracomunitario, convivente con una cittadina italiana, ha richiesto tramite un provvedimento d'urgenza (ex art. 700 c.p.c.) l'iscrizione anagrafica per registrare il contratto di convivenza, nonostante fosse privo di permesso di soggiorno. Il Tribunale di Monza ha rigettato il ricorso, non entrando nel merito del diritto all'iscrizione, ma ritenendo che il richiedente non avesse adeguatamente provato l'esistenza di un pregiudizio imminente e irreparabile ('periculum in mora'). Secondo il Giudice, il pericolo di espulsione era stato descritto in termini troppo astratti e non concreti, requisito fondamentale per la concessione della tutela cautelare richiesta.
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Matrimonio fittizio: No permesso di soggiorno
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il permesso di soggiorno a una cittadina straniera, ritenendo il suo matrimonio con un cittadino italiano un "matrimonio fittizio". La Corte ha stabilito che, anche se la convivenza non è un requisito assoluto, l'assenza di un'effettiva comunione di vita e di intenti (affectio coniugalis), dimostrata da molteplici indizi, è sufficiente per qualificare il matrimonio come celebrato al solo scopo di eludere le norme sull'immigrazione. Il ricorso della donna è stato dichiarato inammissibile.
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Permesso di soggiorno per convivenza: sì alla prova orale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11033/2024, ha stabilito che per ottenere il permesso di soggiorno per convivenza non è indispensabile la registrazione anagrafica della coppia. Una relazione stabile tra un cittadino UE e un partner extracomunitario può essere provata anche tramite testimonianze, purché serie e rigorose. La Corte ha respinto il ricorso del Ministero dell'Interno, privilegiando la tutela dell'unità familiare, come previsto dalla normativa europea, rispetto a un'interpretazione eccessivamente formalistica della legge nazionale.
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Decreto di espulsione: la prova dell’integrazione
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione sostenendo un lungo soggiorno in Europa e legami familiari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, evidenziando che le affermazioni erano generiche e prive di prove concrete sull'effettivo inserimento sociale e lavorativo in Italia. La sentenza sottolinea che la semplice permanenza nel territorio non è sufficiente per opporsi a un provvedimento di espulsione.
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Concordato in appello: quali nullità si possono far valere?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10666/2024, ha stabilito principi cruciali in tema di concordato in appello e espulsione dello straniero. Due ricorrenti, che avevano stipulato un concordato sulla pena, hanno visto il loro ricorso dichiarato inammissibile perché l'accordo sana le nullità procedurali pregresse, come la mancata traduzione degli atti. Il ricorso di un terzo imputato, basato sulla richiesta di non luogo a procedere per avvenuta espulsione, è stato rigettato. La Corte ha chiarito che solo l'espulsione amministrativa, e non quella disposta come sanzione alternativa alla detenzione, può portare all'estinzione del procedimento.
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Permesso di soggiorno familiare: i requisiti alternativi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27772/2024, ha stabilito un principio fondamentale per il rilascio del permesso di soggiorno familiare a favore di parenti di cittadini dell'Unione Europea. La Corte ha chiarito che i requisiti della "vivenza a carico" (dipendenza economica) e della "convivenza" sono alternativi e non cumulativi. Inoltre, la convivenza deve essere valutata con riferimento al paese di provenienza del richiedente, non in Italia. Nonostante questa importante precisazione, il ricorso del cittadino straniero è stato rigettato perché i giudici di merito avevano accertato la mancanza di prova di entrambi i requisiti.
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Difensore di fiducia: quando è garantito il diritto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un cittadino straniero il cui trattenimento è stato convalidato in assenza del suo difensore di fiducia, nonostante quest'ultimo fosse presente presso la struttura. Il ricorso è stato respinto non per l'infondatezza del diritto, ma per un vizio procedurale: il ricorrente non ha dimostrato di aver sollevato le medesime eccezioni nel giudizio precedente, violando il principio di autosufficienza del ricorso. La sentenza sottolinea l'importanza della correttezza formale negli atti di impugnazione.
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Convivenza more uxorio: non basta a fermare l’espulsione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro il suo trattenimento ai fini dell'espulsione. La Corte ha stabilito che una semplice dichiarazione di convivenza more uxorio con una cittadina italiana non è sufficiente a impedire il provvedimento, se non sono soddisfatti i requisiti formali previsti dalla legge sulle convivenze di fatto (Legge n. 76/2016). Inoltre, ha affermato che eventuali vizi nella notifica del diniego di protezione internazionale non invalidano l'autonomo provvedimento di trattenimento.
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Permesso di soggiorno fratello: coabitazione essenziale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione, stabilendo un principio fondamentale: per ottenere il permesso di soggiorno per il fratello di un cittadino italiano, è indispensabile dimostrare una coabitazione effettiva e stabile. Il semplice legame di parentela, anche se volto a sostenere il nucleo familiare, non è sufficiente a impedire l'allontanamento dal territorio nazionale se manca la prova della convivenza sotto lo stesso tetto.
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Assegno sociale: viaggi lunghi negano il diritto
Un cittadino straniero si è visto negare l'assegno sociale poiché i suoi numerosi e prolungati viaggi nel paese d'origine sono stati ritenuti un'interruzione del requisito di soggiorno continuativo decennale in Italia. Il Tribunale ha stabilito che la residenza legale non è sufficiente se non accompagnata da una permanenza di fatto, stabile e radicata nel territorio nazionale.
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