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D.Lgs. 220/2023

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Notifica cartella di pagamento: Cassazione conferma
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo la nullità della sua notificazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la notifica cartella di pagamento effettuata direttamente dall'Agente della riscossione tramite raccomandata con avviso di ricevimento è pienamente valida. Secondo la Corte, la ricevuta di ritorno firmata costituisce prova sufficiente dell'avvenuta consegna, senza necessità di produrre in giudizio l'originale della cartella, essendo sufficiente la matrice o l'estratto di ruolo.
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Inerenza costo: IVA indetraibile per la controllante
Una società che produce grassi animali si è vista negare la detrazione IVA per l'acquisto di un impianto di cogenerazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il bene non era inerente all'attività della società acquirente (la controllante), ma a quella della sua controllata, che lo utilizzava per produrre energia. La sentenza ribadisce che il principio di inerenza costo richiede un legame funzionale e diretto tra la spesa e l'attività specifica del soggetto che richiede la detrazione.
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Detrazione IVA: la prova dell’inerenza spetta a te
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere di provare l'inerenza di un costo ai fini della detrazione IVA spetta esclusivamente al contribuente. Il caso riguardava una società che aveva detratto l'IVA per un impianto non strumentale alla sua attività principale. La Corte ha anche annullato la riduzione delle sanzioni, poiché la conciliazione giudiziale non si era perfezionata, ribadendo il carattere premiale e condizionato di tale beneficio.
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Onere della prova accertamento: la Cassazione decide
Una società nautica impugna un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie e fatture sospette. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo l'onere della prova in capo al contribuente per giustificare costi e movimentazioni bancarie dei soci, e la validità della produzione di documenti in appello da parte dell'Agenzia.
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Accordo conciliativo in Cassazione: fine della lite
Una società impugnava un avviso di accertamento fiscale fino in Corte di Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo. La Suprema Corte, applicando le nuove normative, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al processo con compensazione delle spese. La decisione evidenzia l'efficacia del nuovo istituto dell'accordo conciliativo in Cassazione per definire le liti tributarie.
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Deposito ricorso tributario: la PEC non fa decorrere
Una società immobiliare impugna una cartella di pagamento, presentando prima l'istanza di reclamo-mediazione. L'Agenzia Fiscale rigetta l'istanza con una comunicazione via PEC. La società procede al deposito del ricorso tributario dopo 30 giorni dalla PEC, ma entro il termine calcolato dalla scadenza dei 90 giorni per la mediazione. L'Agenzia ne eccepisce la tardività. La Corte di Cassazione dà ragione alla società, stabilendo che la notifica via PEC, avvenuta in un'epoca in cui il processo tributario telematico non era ancora in vigore (2013), è giuridicamente inesistente e non idonea a far decorrere il termine breve per il deposito. Il ricorso era quindi tempestivo.
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Impugnazione atto in autotutela: quando è possibile?
Un'azienda ha tentato l'impugnazione di un atto in autotutela che riduceva un precedente accertamento TARSU. La Cassazione ha stabilito che un atto di rettifica meramente riduttivo non è autonomamente impugnabile, poiché non introduce una nuova pretesa lesiva. Il contribuente avrebbe dovuto impugnare l'atto originario.
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