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D.Lgs. 22/2015

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APE sociale: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per il riconoscimento dell'APE sociale. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti legali al momento della domanda, in particolare perché la normativa allora vigente non includeva la cessazione per scadenza di contratto a termine. La Corte ha inoltre sottolineato che l'autocertificazione non è una prova sufficiente e che l'onere di dimostrare i requisiti spetta al richiedente.
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Decadenza NASpI: obbligo comunicazione lavoro autonomo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza NASpI si applica anche in caso di mancata comunicazione di un'attività di lavoro autonomo già esistente al momento della domanda di disoccupazione. L'obbligo di informare l'INPS non riguarda solo le nuove attività intraprese durante la percezione del sussidio, ma anche quelle preesistenti. La Corte ha chiarito che questa non è un'interpretazione analogica vietata, ma un'interpretazione estensiva della norma, coerente con la finalità legislativa di correlare il sussidio allo stato di disoccupazione effettivo.
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Indennità NASpI: decade per il socio amministratore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che non decade dal diritto all'indennità NASpI il lavoratore che non comunica all'ente previdenziale la sua preesistente carica di socio e amministratore di una S.r.l. La mera titolarità della carica non costituisce "attività lavorativa autonoma" che obbliga alla comunicazione, la quale è richiesta solo in caso di effettivo svolgimento di un'attività lavorativa retribuita.
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Ente Pubblico Non Economico: Niente NASpI per i dipendenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che una 'azienda speciale' finanziata prevalentemente da enti pubblici deve essere classificata come Ente Pubblico Non Economico. Di conseguenza, i suoi dipendenti a tempo indeterminato non hanno diritto all'indennità di disoccupazione (NASpI), in quanto equiparati ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, esclusi dalla normativa. La sentenza ribalta la decisione di merito, chiarendo i criteri per distinguere la natura economica o meno di un ente pubblico.
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NASpI e carica sociale: obbligo di comunicazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6933/2024, ha stabilito che il percettore di NASpI che ricopre una carica sociale (es. amministratore) non è tenuto a comunicarlo all'INPS, pena la decadenza dal beneficio. Tale obbligo, infatti, sussiste solo in caso di svolgimento di un'attività lavorativa autonoma o di impresa individuale. La Corte chiarisce che il rapporto societario non rientra in queste categorie, e l'assimilazione fiscale del reddito è irrilevante per la decadenza dalla prestazione legata a NASpI e carica sociale.
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Recesso in prova e pensione: la Cassazione decide
Un lavoratore si è visto negare la pensione anticipata per lavoratori precoci dopo essere stato licenziato per mancato superamento del periodo di prova. La Corte d'Appello aveva stabilito che il recesso in prova non equivale a un licenziamento ai fini del beneficio pensionistico. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione della legge, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Indebito previdenziale: quando restituire l’ASPI
Una lavoratrice ha erroneamente richiesto il 'ripristino' dell'indennità di disoccupazione invece di una 'nuova domanda', ricevendo somme non dovute. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituzione, qualificando il caso come indebito previdenziale oggettivo. La sentenza chiarisce che l'errore del richiedente rende il pagamento 'sine titulo' e la buona fede non esclude l'obbligo di rimborso del capitale.
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Decadenza NASpI: obbligo di comunicazione per P.IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 846/2024, ha stabilito che la decadenza NASpI si applica anche a chi ha un'attività di lavoro autonomo preesistente alla domanda di disoccupazione. L'obbligo di comunicare il reddito presunto all'ente previdenziale scatta entro un mese dalla data della domanda di NASpI. Il mancato rispetto di tale termine, anche in caso di comunicazione tardiva, comporta la perdita del beneficio.
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Lavoro in carcere e NASpI: diritto alla disoccupazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 396 del 2024, ha stabilito che un ex detenuto che ha lavorato durante il periodo di detenzione ha diritto all'indennità di disoccupazione (NASpI) al termine della pena. La Corte ha equiparato il lavoro in carcere e NASpI al lavoro subordinato ordinario ai fini previdenziali, considerando la cessazione del rapporto per fine pena come una forma di disoccupazione involontaria, simile alla scadenza di un contratto a termine.
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Dimissioni per giusta causa: quando spetta la NASpI?
La Corte di Cassazione ha stabilito che le dimissioni a seguito di un trasferimento ad altra sede non garantiscono automaticamente il diritto all'indennità di disoccupazione (NASpI). Se il giudice di merito accerta l'assenza di una vera e propria 'giusta causa', il lavoratore non ha diritto al sussidio, anche se le circolari amministrative prevedono diversamente. La valutazione del giudice sui fatti concreti prevale su ogni previsione generale. Il caso in esame riguarda le dimissioni per giusta causa di un lavoratore a seguito di un trasferimento.
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Comunicazione NASpI: obbligo anche per Partita IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34895/2024, ha stabilito che chi percepisce l'indennità di disoccupazione NASpI deve comunicare all'ente previdenziale anche l'esistenza di un'attività di lavoro autonomo preesistente alla disoccupazione. L'omessa comunicazione NASpI entro 30 giorni dalla domanda comporta la decadenza dal diritto alla prestazione. La Corte ha chiarito che l'obbligo non riguarda solo le nuove attività intraprese, ma anche quelle già in essere, poiché ciò che rileva è la contemporaneità tra la percezione del sussidio e lo svolgimento di un'attività potenzialmente redditizia.
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Comunicazione attività lavorativa: obbligo anche per ASpI
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34893/2024, ha stabilito che il beneficiario dell'indennità di disoccupazione ASpI è tenuto a effettuare la comunicazione di attività lavorativa autonoma all'ente previdenziale anche se tale attività era già in essere prima dello stato di disoccupazione. La mancata comunicazione entro i termini di legge comporta la decadenza dal diritto alla prestazione, a prescindere dal fatto che l'ente fosse già a conoscenza dell'attività per altre vie. Il ricorso dell'ente è stato quindi accolto, ribaltando la decisione della Corte d'Appello.
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Notificazione inesistente: ricorso inammissibile
Un istituto previdenziale ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello favorevole a un gruppo di lavoratori in materia di indennità di disoccupazione (NASpI). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile non per il merito della questione, ma per un grave vizio procedurale: la notificazione inesistente. L'avviso di ricevimento del ricorso notificato a mezzo posta era privo della firma dell'agente postale, un difetto che, secondo la Corte, rende la notifica legalmente come mai avvenuta e non sanabile.
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Obbligo comunicazione NASpI per attività preesistente
Una beneficiaria dell'indennità di disoccupazione NASpI non aveva comunicato all'ente previdenziale i redditi derivanti da un'attività di lavoro autonomo preesistente alla richiesta del sussidio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34056/2024, ha stabilito che l'obbligo di comunicazione NASpI sussiste anche per le attività lavorative già in essere, e non solo per quelle avviate durante il periodo di fruizione del beneficio. La mancata comunicazione entro i termini previsti comporta la decadenza dal diritto all'indennità. La Corte ha chiarito che il fattore determinante è la contemporaneità tra la percezione del sussidio e lo svolgimento dell'attività lavorativa, indipendentemente da quando quest'ultima sia iniziata.
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Obbligo comunicazione NASpI: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza dal diritto all'indennità NASpI per mancata comunicazione di redditi da lavoro autonomo preesistenti non è automatica. L'ente previdenziale deve dimostrare che l'attività svolta rientri specificamente nella nozione di 'lavoro autonomo o d'impresa individuale'. Nel caso esaminato, un richiedente si era visto negare il sussidio per non aver dichiarato redditi da cariche sociali. La Corte ha cassato la decisione precedente, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dei fatti, sottolineando che non basta provare l'esistenza di un reddito, ma occorre qualificarne la fonte come attività lavorativa autonoma ai sensi della normativa sull'obbligo comunicazione NASpI.
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Obbligo comunicazione NASpI: il ruolo di presidente
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di comunicazione NASpI non si applica alla carica di presidente di una società cooperativa preesistente alla domanda di disoccupazione. Tale ruolo, per la sua natura di immedesimazione organica con l'ente, non rientra nelle definizioni di lavoro autonomo o subordinato che comportano la decadenza dal sussidio in caso di omessa comunicazione. L'ente previdenziale non può quindi negare l'indennità basandosi su questa specifica omissione.
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Onere della prova NASpI: chi deve dimostrare il lavoro?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33339/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo all'onere della prova NASpI. In caso di revoca del sussidio da parte dell'ente previdenziale per dubbi sulla genuinità del rapporto di lavoro, spetta al lavoratore dimostrare l'effettiva esistenza, durata e natura onerosa del rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente attribuito tale onere all'ente previdenziale.
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Dimissioni per giusta causa e Naspi: il caso amianto
Un lavoratore si dimette invocando le dimissioni per giusta causa a causa di stipendi non pagati e della presenza di amianto sul luogo di lavoro. L'INPS nega la Naspi. La Cassazione conferma la decisione, sottolineando che la rassegnazione delle dimissioni quasi due anni dopo la scoperta del rischio amianto fa venir meno il requisito dell'immediatezza, essenziale per la giusta causa e quindi per l'accesso all'indennità di disoccupazione.
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Restituzione indennità disoccupazione: quando va resa?
Un lavoratore, reintegrato a seguito di un accordo conciliativo dopo il licenziamento, si è visto richiedere la restituzione dell'indennità di disoccupazione percepita. La Corte di Cassazione ha confermato che la reintegra, avendo effetto retroattivo, annulla lo stato di disoccupazione. Di conseguenza, la restituzione dell'indennità di disoccupazione è dovuta, anche se il lavoratore ha rinunciato alle retribuzioni per quel periodo.
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Automaticità prestazioni e DIS-COLL: il caso risolto
Un lavoratore a progetto si è visto negare l'indennità di disoccupazione (DIS-COLL) a causa di contributi non versati dal committente. La Corte d'Appello aveva esteso il principio di automaticità delle prestazioni, tipico del lavoro subordinato, anche a questo caso. Tuttavia, prima della decisione della Corte di Cassazione, l'ente previdenziale ha accolto la domanda del lavoratore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso senza una pronuncia sul merito della questione giuridica e compensando le spese processuali.
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