LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 123/1998

Pagina 3 di 4

Insinuazione al passivo del garante: i requisiti
Un Agente della Riscossione vede respinta la propria domanda di ammissione al passivo fallimentare per un credito derivante da una garanzia pubblica. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, sottolineando l'importanza della specificità degli atti processuali. La decisione chiarisce che una domanda di insinuazione al passivo del garante deve essere dettagliata e che un ricorso generico contro una delle plurime ragioni della decisione di merito ne causa l'inammissibilità totale per difetto di interesse.
Continua »
Garanzia fideiussoria: la prova del pagamento non serve
Una società assicurativa, che aveva rilasciato una garanzia fideiussoria, ha pagato un istituto di credito a seguito dell'inadempimento della società garantita, poi fallita. La richiesta di ammissione al passivo era stata respinta per mancata prova del pagamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, statuendo che per l'ammissione al passivo del garante non è necessaria la prova del pagamento, essendo sufficienti la dimostrazione del rilascio della garanzia e l'inadempimento del debitore principale.
Continua »
Privilegio Garanzia Pubblica: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo contesta la natura privilegiata di un credito vantato da un ente garante a partecipazione pubblica, intervenuto a copertura dei suoi prestiti bancari insoluti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il credito dell'ente garante gode di uno speciale privilegio garanzia pubblica ai sensi del D.Lgs. 123/1998. Tale diritto, finalizzato al recupero di risorse pubbliche, prevale sulle norme ordinarie della surroga e non richiede il completo soddisfacimento del creditore originario.
Continua »
Garanzia fondo PMI: sì alla surroga nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il gestore del Fondo di Garanzia per le PMI, dopo aver pagato la banca finanziatrice a seguito dell'inadempimento di un'impresa poi fallita, ha diritto di surrogarsi nei diritti del creditore e di insinuarsi al passivo. La Corte chiarisce che la garanzia fondo PMI ha natura pubblicistica e non configura un'obbligazione solidale. Di conseguenza, non si applica il limite previsto dall'art. 61 della legge fallimentare, che vieta il regresso tra coobbligati prima del totale soddisfacimento del creditore principale, e non si crea una duplicazione del credito nel passivo fallimentare.
Continua »
Disconoscimento scrittura privata: guida al processo
Un imprenditore ha contestato un'intimazione di pagamento basata su una presunta fideiussione personale, effettuando il disconoscimento della scrittura privata apposta sul documento. Poiché il creditore non ha avviato la procedura di verificazione per provare l'autenticità della firma, il Tribunale ha considerato il documento di garanzia come legalmente inesistente. Di conseguenza, ha annullato l'intimazione di pagamento e la relativa cartella, liberando l'imprenditore dal debito per mancanza di prova dell'obbligazione.
Continua »
Privilegio su crediti: esteso al garante? La Cassazione
Una banca in liquidazione ha contestato l'estensione di un privilegio su crediti a sé stessa, in qualità di garante di un finanziamento pubblico. La Corte d'Appello aveva dato ragione al creditore, affermando la natura oggettiva del privilegio. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato il ricorso della banca inammissibile perché presentato oltre il termine perentorio di 30 giorni previsto dalle norme speciali sulla liquidazione coatta amministrativa degli istituti di credito, senza entrare nel merito della questione.
Continua »
Recupero crediti garanzia pubblica: la Cassazione
Dei garanti si opponevano a una cartella esattoriale per un finanziamento aziendale assistito da garanzia pubblica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il credito, una volta escussa la garanzia, assume natura pubblicistica. Di conseguenza, il recupero crediti garanzia pubblica tramite iscrizione a ruolo è legittimo non solo verso il debitore principale ma anche nei confronti dei garanti. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile l'introduzione di nuove eccezioni nel corso del giudizio.
Continua »
Privilegio Fondo di Garanzia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito vantato dal gestore del Fondo di Garanzia statale, sorto in seguito al pagamento di una garanzia per un finanziamento a un'impresa poi fallita, deve essere ammesso al passivo fallimentare con privilegio. La Corte ha chiarito che, ai fini del riconoscimento del Privilegio Fondo di Garanzia, il momento rilevante è la data di liquidazione della perdita da parte del gestore, non la data di stipula del finanziamento originario. Se tale liquidazione è successiva all'entrata in vigore della normativa del 2015, il privilegio si applica. La richiesta di ammissione dei crediti per l'aggio di riscossione è stata invece respinta per motivi procedurali.
Continua »
Privilegio garanzia pubblica: non serve la revoca
Una società garante, dopo aver onorato una garanzia pubblica per un finanziamento a un'impresa poi fallita, ha chiesto di essere ammessa al passivo con privilegio. I giudici di merito avevano negato il privilegio per l'assenza di un formale atto di revoca del beneficio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il credito del garante, derivante da una garanzia pubblica, gode del privilegio anche senza un provvedimento formale di revoca, poiché il credito sorge con il solo pagamento al finanziatore.
Continua »
Diritto del garante: credito autonomo, non surroga
Una società in liquidazione ha contestato l'ammissione di un debito richiesto dall'Agenzia di Riscossione per conto di un fondo di garanzia pubblico. La società sosteneva che il diritto dell'Agenzia fosse una mera surroga del credito della banca originaria, la cui domanda era stata respinta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto del garante che paga il debito è un diritto autonomo che sorge "ex lege" al momento del pagamento. Di conseguenza, la sua validità è indipendente dall'esito della domanda del creditore originario. L'opposizione dell'Agenzia è stata inoltre considerata tempestiva.
Continua »
Prova crediti prededucibili: il ruolo non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di un agente della riscossione, stabilendo principi chiave sulla prova dei crediti prededucibili in ambito fallimentare. La Corte ha chiarito che, per ottenere la prededuzione, non è sufficiente presentare l'estratto di ruolo. Il creditore deve fornire prova rigorosa del nesso funzionale tra il credito e gli scopi della procedura concorsuale. La decisione del giudice di merito sulla valutazione delle prove non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
Continua »
Riscossione coattiva: sì al garante senza titolo
La Cassazione ha stabilito che l'ente gestore del Fondo di Garanzia per le PMI può procedere con la riscossione coattiva nei confronti del fideiussore (garante) senza necessità di un titolo esecutivo preventivo. Questo potere deriva dalla natura pubblicistica del credito, finalizzato a reintegrare le risorse pubbliche. La Corte ha chiarito che questa procedura è sempre stata applicabile, anche prima delle modifiche legislative del 2015, confermando la legittimità dell'azione di recupero.
Continua »
Riscossione coattiva garanzia pubblica: è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della riscossione coattiva nei confronti dei fideiussori di un finanziamento assistito da garanzia pubblica. L'ordinanza chiarisce che, quando il Fondo di Garanzia statale interviene per coprire un debito, il credito che ne deriva ha natura pubblicistica e non privata. Di conseguenza, lo Stato può utilizzare la procedura esattoriale, più rapida di quella ordinaria, per recuperare le somme. La Corte ha inoltre ribadito che la prova di una fideiussione non richiede forme rigide e può essere desunta anche da presunzioni.
Continua »
Privilegio del garante: si estende al fideiussore?
La Corte di Cassazione esamina se il privilegio speciale su crediti derivanti da finanziamenti pubblici si applichi solo al debitore principale o anche al garante. Il caso nasce dall'istanza di un ente finanziario pubblico di essere ammesso in via privilegiata al passivo del fallimento di una società garante. Data la novità e l'importanza della questione, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per la decisione, evidenziando il notevole "rilievo nomofilattico" della materia del privilegio del garante.
Continua »
Credito privilegiato per TEE: la Cassazione decide
Un gestore di servizi energetici ha richiesto l'ammissione in via privilegiata di un credito derivante dalla revoca di Titoli di Efficienza Energetica (TEE) nel fallimento di una società. I tribunali di merito avevano negato il privilegio, classificando il credito come chirografario. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione sulla natura pubblica dei fondi TEE sufficientemente complessa da richiedere una trattazione in pubblica udienza, rinviando la decisione finale.
Continua »
Insinuazione al passivo: la prova del credito
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un tribunale che rigettava una domanda di insinuazione al passivo presentata da un agente della riscossione. La domanda è stata respinta non per tardività, ma per mancanza di prova adeguata del credito. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove è competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Inoltre, ha chiarito che l'ente creditore originario non è un litisconsorte necessario nel giudizio di opposizione.
Continua »
Privilegio crediti pubblici: sì alla garanzia statale
Un'entità assicurativa a partecipazione pubblica ha garantito un finanziamento a una società, poi fallita. A seguito del fallimento, l'entità ha onorato la garanzia e ha richiesto l'ammissione del proprio credito al passivo del fallimento con privilegio. Il tribunale di primo grado aveva respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che il privilegio sui crediti pubblici, anche quelli derivanti da garanzie, sorge per legge (ex lege) al momento della concessione del beneficio e non al momento della sua revoca o escussione. Pertanto, tale privilegio è opponibile alla procedura fallimentare anche se la revoca del beneficio avviene dopo la dichiarazione di fallimento.
Continua »
Privilegio garanzia pubblica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio garanzia pubblica, previsto dal D.Lgs. 123/1998 per la restituzione di aiuti di Stato, si estende anche ai crediti derivanti dall'escussione di garanzie pubbliche e non solo ai finanziamenti diretti. Un ente assicurativo, dopo aver onorato una garanzia per un'impresa poi fallita, aveva richiesto l'ammissione al passivo con privilegio. Il tribunale di merito aveva negato tale richiesta, ma la Cassazione ha annullato la decisione, affermando che la natura pubblicistica dell'intervento giustifica il privilegio, il quale sorge per legge al momento della concessione dell'aiuto, a prescindere da un formale atto di revoca.
Continua »
Privilegio garanzia pubblica: Cassazione chiarisce
Un'ente erogatore di garanzie per il commercio estero ha richiesto l'ammissione privilegiata del proprio credito nel fallimento di un'impresa beneficiaria. Il tribunale aveva negato tale privilegio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il privilegio garanzia pubblica previsto dal d.lgs. 123/1998 si estende anche ai crediti derivanti da garanzie, non solo a finanziamenti diretti. Ha inoltre chiarito che la revoca del beneficio ha natura dichiarativa e non costitutiva, rendendo il privilegio opponibile ai creditori anche se la revoca interviene dopo la dichiarazione di fallimento.
Continua »
Revoca beneficio fallimento: quando nasce il credito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito derivante dalla revoca di un beneficio pubblico concesso a un'impresa è di natura concorsuale e va ammesso al passivo fallimentare, anche se il provvedimento formale di revoca interviene dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte ha chiarito che il fatto costitutivo del credito non è l'atto di revoca, che ha natura meramente dichiarativa, ma il verificarsi dei presupposti per la restituzione (ad esempio, la mancata destinazione dei fondi), che sono anteriori al fallimento. Di conseguenza, il credito sorge 'ex lege' al momento dell'erogazione del beneficio, e la revoca funge solo da condizione per poter agire per il recupero. Questa interpretazione rafforza la posizione dell'ente erogatore nei confronti della massa dei creditori.
Continua »