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D.L. 41/2021

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Omessa pronuncia e cartelle: Cassazione chiarisce
Un contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento per sanzioni stradali, sollevando diverse eccezioni. La Corte di Cassazione interviene sulla decisione d'appello, censurando l'omessa pronuncia su alcuni motivi specifici, come la mancata decisione su una singola cartella e l'assenza di chiarezza nel calcolo degli interessi. La Corte ha cassato la sentenza con rinvio, stabilendo che il giudice deve esaminare ogni doglianza. Ha inoltre chiarito principi su onere della prova, tardività dei depositi e legittimità delle maggiorazioni.
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Licenziamento Covid: è valido se condizionato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, comunicato durante il periodo del blocco dei licenziamenti Covid, non è nullo se la sua efficacia è esplicitamente subordinata alla fine del divieto. Secondo la Corte, se la condizione (la fine del blocco) non si verifica a causa di una proroga, il licenziamento è da considerarsi come mai avvenuto e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni. Di conseguenza, la richiesta di nullità del lavoratore è stata respinta perché non si può annullare un atto che non ha mai prodotto effetti giuridici.
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Notifica persona giuridica: quando è valida?
Una società ha contestato la validità della notifica di cartelle esattoriali perché consegnate a un "addetto alla sede". La Corte di Cassazione, applicando le regole sulla notifica a persona giuridica, ha stabilito che la consegna è valida. La presenza di un individuo presso la sede legale crea una presunzione di autorizzazione a ricevere atti, e non è necessaria un'ulteriore raccomandata informativa. L'onere di dimostrare il contrario spetta alla società. Il giudizio è stato parzialmente concluso per la cancellazione di alcuni debiti per effetto di condoni fiscali.
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Sospensione prescrizione Covid: il debito non scade
Un debitore si è opposto a un'intimazione di pagamento, sostenendo che il debito fosse prescritto. Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta, chiarendo che la sospensione prescrizione Covid ha esteso il termine di cinque anni di ulteriori 18 mesi, rendendo l'azione di riscossione pienamente legittima.
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Impugnabilità estratto di ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro una sentenza che negava l'impugnabilità di un estratto di ruolo relativo a 41 cartelle esattoriali. La decisione si fonda su una norma sopravvenuta (jus superveniens) che limita l'impugnabilità estratto di ruolo ai soli casi in cui il ricorrente dimostri un pregiudizio concreto e specifico derivante dall'iscrizione a ruolo, prova che in questo caso non è stata fornita. La Corte ha inoltre confermato l'inammissibilità per la genericità dei motivi d'appello.
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Sospensione riscossione non ferma l’istanza di fallimento
Una società in liquidazione ha contestato la richiesta di fallimento avanzata dall'Agenzia delle Entrate, sostenendo che la sospensione riscossione dovuta all'emergenza Covid-19 impedisse tale azione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la sospensione riguardava le procedure esecutive e l'esigibilità dei crediti, ma non privava l'Agenzia della sua legittimazione a presentare istanza di fallimento. La Corte ha sottolineato che una norma specifica (art. 10, d.lgs. 23/2020) aveva già limitato le istanze di fallimento a un periodo circoscritto, non applicabile al caso di specie.
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Prescrizione crediti erariali: quando è decennale?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo la prescrizione quinquennale dei debiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per imposte statali come IRPEF, IVA e IRAP vige la prescrizione crediti erariali ordinaria decennale, e non quella breve prevista per le obbligazioni periodiche. La Corte ha inoltre respinto le censure relative a presunte irregolarità procedurali sulla difesa in giudizio dell'ente di riscossione.
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Notifica PEC errata: nullità e rinvio al giudice
Una società impugna una sentenza tributaria a causa di una notifica PEC errata dell'udienza, che ha leso il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, dichiarando la nullità della sentenza. Il caso viene rinviato al giudice di secondo grado per una nuova valutazione, chiarendo anche i principi sulla prescrizione dei crediti tributari, specificando che non si converte automaticamente in decennale senza un titolo giudiziale definitivo.
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Prescrizione cartella: stop del Giudice per COVID
Un cittadino ha contestato una cartella di pagamento per sanzioni amministrative, sostenendo l'avvenuta prescrizione del credito. Il Tribunale ha accolto parzialmente la sua opposizione, stabilendo un principio chiave: i debiti il cui termine di prescrizione quinquennale è scaduto prima dell'inizio della sospensione per l'emergenza COVID (8 marzo 2020) sono da considerarsi estinti. Per i debiti la cui prescrizione sarebbe maturata dopo tale data, le normative emergenziali hanno validamente prorogato i termini, rendendo legittima la riscossione. La sentenza chiarisce l'impatto della legislazione pandemica sulla prescrizione cartella.
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Appello tardivo: inammissibile nel rito del lavoro
La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile un appello in materia di contributi previdenziali perché tardivo. L'impugnazione è stata depositata oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza di primo grado. La Corte ha chiarito che alle cause soggette al rito del lavoro non si applica la sospensione feriale dei termini. In via subordinata, l'appello è stato ritenuto infondato anche nel merito, confermando la validità delle notifiche effettuate dall'Ente di riscossione tramite un indirizzo PEC istituzionale, sebbene non presente nei pubblici registri.
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