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D.L. 18/2020 — Sezione Sesta Penale

Altri anni per D.L. 18/2020

Sospensione termini impugnazione: l’appello scartato è valido
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato contro l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva dichiarato tardivo il suo ricorso. I giudici di secondo grado non avevano considerato la sospensione termini impugnazione introdotta durante l'emergenza pandemica per un totale di 64 giorni. Calcolando la sospensione straordinaria, il termine per presentare l'appello scadeva il 3 luglio 2020, mentre l'atto era stato depositato il 2 luglio 2020. L'impugnazione era quindi tempestiva. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza senza rinvio e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo di secondo grado.
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Errore nel Calcolo Sospensione Prescrizione: Cassazione Annulla Condanna
Un Imputato è stato condannato per reato continuato legato allo spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La Cassazione ha esaminato il caso, rilevando un errore nel calcolo dei periodi di **sospensione della prescrizione** dovuti all'emergenza COVID-19. Ha stabilito che il reato era ormai prescritto. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato. L'Imputato ha quindi ottenuto l'annullamento della condanna.
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Sequestro preventivo e proporzionalità nei reati commerciali
L'Imprenditore ha subito il sequestro preventivo di migliaia di mascherine non conformi agli standard FFP2. La difesa ha chiesto il dissequestro parziale dei dispositivi giacenti in magazzino. I prodotti potevano avere un utilizzo lecito come mascherine della collettività prive di marchio CE. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta confermando il blocco totale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione con rinvio. I giudici supremi hanno affermato la necessità di valutare il sequestro preventivo e proporzionalità. La misura cautelare reale deve sempre bilanciare le esigenze di tutela penale con la libertà economica. Occorre verificare se la vendita sfusa dei prodotti senza indicazioni ingannevoli consenta un impiego legale dei beni.
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Favoreggiamento personale: condotta grave ma reato prescritto
Un cittadino viene condannato per il reato di favoreggiamento personale dopo aver taciuto alle forze dell'ordine l'identità dell'autore di un tentato omicidio a cui aveva assistito. La Corte di Cassazione conferma la gravità della condotta, escludendo l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, i giudici accolgono il ricorso in merito all'estinzione del reato. La Suprema Corte chiarisce che la sospensione di sessantaquattro giorni prevista per l'emergenza pandemica da Covid-19 non si applica automaticamente in assenza di udienze o scadenze nel periodo considerato. Di conseguenza, verificato il superamento dei termini massimi prima della sentenza d'appello, la Cassazione annulla la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione.
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Corruzione in Tribunale: la Prescrizione dei Reati salva gli imputati
La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di appello per intervenuta Prescrizione dei reati a carico di giudici di pace e avvocati, accusati di falso ideologico, corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio. Questi avrebbero asservito la funzione giudiziaria a interessi privati, pilotando procedimenti e sentenze. La Corte ha corretto il calcolo dei termini di prescrizione, includendo le sospensioni dovute all'emergenza pandemica, e ha stabilito che i reati erano già estinti prima della sentenza d'appello. Nonostante la prescrizione, ha confermato le condanne civili al risarcimento danni per il Comune di Bari, riconoscendo l'esistenza di un sistema illecito. Solo per un imputato, la questione civile è stata rinviata al giudice civile.
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Prescrizione del Reato: COVID-19 non sospende sempre i termini
Un Lavoratore era stato condannato per tentata estorsione, poi riqualificata in tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Lavoratore, che contestava il calcolo della sospensione della prescrizione del reato. La Suprema Corte ha applicato la sentenza della Corte Costituzionale n. 140/2021, che ha dichiarato illegittima la norma sulla sospensione dei termini processuali durante l'emergenza COVID-19. Ricalcolando i tempi, il reato si è estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Prescrizione del reato: stop alla condanna dopo il blocco Covid
Un cittadino subiva una condanna penale per la violazione della legge sulle armi. I giudici di merito avevano negato l'estinzione della contestazione considerando operative le sospensioni dei termini introdotte durante la pandemia. L'interessato ha impugnato la decisione dinanzi alla Suprema Corte evidenziando il superamento dei limiti temporali massimi del procedimento. I giudici di legittimità hanno accolto l'eccezione difensiva. La pronuncia della Corte Costituzionale ha eliminato con valore retroattivo il blocco dei termini processuali adottato dai capi degli uffici giudiziari nel periodo pandemico. Lo scomputo di tale intervallo di tempo ha determinato l'integrale maturazione della prescrizione del reato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, cancellando ogni conseguenza penale a carico dell'imputato.
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Sospensione termini processuali: la Cassazione annulla la condanna
La Corte d'Appello dichiarava inammissibile per tardività l'impugnazione presentata da L'Imputato, ritenendo superati i giorni previsti dopo la sentenza di primo grado. L'Imputato proponeva ricorso in Cassazione deducendo l'erroneo calcolo del calendario processuale. La Suprema Corte ha accolto le ragioni del ricorrente, chiarendo che la sospensione termini processuali per l'emergenza sanitaria andava applicata sia al termine per il deposito della motivazione sia a quello successivo per proporre l'appello, tenendo conto anche della sospensione feriale. Riconosciuta la tempestività dell'atto, i giudici hanno dichiarato il reato estinto per intervenuta prescrizione, annullando la sentenza impugnata senza rinvio.
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Prescrizione del reato di evasione: la Cassazione cancella la pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato in appello per essersi allontanato dalla propria abitazione durante la detenzione domiciliare nel dicembre 2014. La sentenza di primo grado era intervenuta a gennaio 2016, interrompendo il conteggio dei tempi legali e aprendo un nuovo periodo di decorrenza di sei anni. La Corte d'appello ha emesso la propria decisione solo a febbraio 2022, ignorando che il termine massimo consentito per giudicare il fatto era già spirato il mese precedente. I giudici supremi hanno escluso l'applicazione della sospensione processuale legata all'emergenza pandemica, poiché il fascicolo non risultava formalmente pendente nella fase critica dell'emergenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accertato la prescrizione del reato di evasione, annullando la condanna senza rinvio.
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Correzione errore materiale: la Cassazione annulla la condanna
Un cittadino ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna penale. Nel verbale d'udienza, la Corte aveva inizialmente annotato il rigetto del ricorso, salvo annullare solo la confisca dei beni. In seguito, la Corte ha rilevato che il reato era in realtà già estinto per prescrizione prima dell'udienza. La sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria da Covid-19 non doveva essere applicata al caso specifico. Di conseguenza, i giudici hanno applicato la procedura per la correzione errore materiale, rettificando il dispositivo. Il provvedimento finale ha annullato la sentenza senza rinvio e ha ordinato la restituzione di denaro e assegni al cittadino.
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Reato di calunnia: l’avvocato accusa i clienti ma perde la causa
Un avvocato falsifica le firme dei clienti sui mandati professionali e, dopo la loro denuncia, li accusa a sua volta di calunnia. I giudici di merito condannano la professionista per il reato di calunnia continuata. L'imputata ricorre in Cassazione sollevando eccezioni sulla prescrizione, sulla notifica degli atti durante l'emergenza pandemica e sulla mancata concessione di un termine a difesa per il legale d'ufficio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che i rinvii e la revoca del difensore costituivano un abuso del processo per ritardare il giudizio. La prescrizione non è maturata a causa delle legittime sospensioni processuali. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Indebita percezione di erogazioni pubbliche: prescritto ma paga
Un imprenditore, accusato di indebita percezione di erogazioni pubbliche per aver falsamente dichiarato all'Inps il pagamento di Tfr eccedenti per compensare i contributi dovuti, ha fatto ricorso in Cassazione. Il ricorrente contestava il calcolo della prescrizione, in particolare la sospensione di undici mesi dovuta a un rinvio d'udienza richiesto dal difensore e una sospensione legata all'emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha stabilito che il rinvio non documentato dal difensore sospende interamente la prescrizione, senza il limite di sessanta giorni. Tuttavia, ha escluso la sospensione Covid-19 per mancanza di formale citazione. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, annullando la condanna penale ma confermando l'obbligo di risarcire il danno all'istituto previdenziale.
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Notifica al difensore: valida anche se l’imputato cambia casa
Un cittadino straniero, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità della notifica del decreto di citazione in appello. L'atto era stato consegnato tramite notifica al difensore poiché l'imputato non risiedeva più nel domicilio dichiarato. Il ricorrente sosteneva che l'ufficiale giudiziario avrebbe dovuto cercare il suo nuovo indirizzo all'anagrafe e che mancava la traduzione in lingua araba dell'atto inviato via PEC all'avvocato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, se l'imputato non viene trovato nel domicilio eletto, la notifica al difensore è valida senza bisogno di ulteriori ricerche anagrafiche. Inoltre, la notifica via PEC all'avvocato non richiede la traduzione dell'atto, che resta comunque consultabile nel fascicolo processuale.
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Sospensione termini processuali: appello valido ma reato estinto
Un imputato si è visto dichiarare inammissibile l'appello perché ritenuto tardivo. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, riconoscendo che la Corte d'Appello non aveva correttamente applicato la normativa sulla **sospensione termini processuali** introdotta durante l'emergenza Covid-19. L'appello era quindi tempestivo. Tuttavia, nel tempo trascorso per arrivare a questa decisione, il reato originario è caduto in prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna senza un nuovo processo, dichiarando il reato estinto. La vicenda dimostra come norme eccezionali possano modificare le scadenze processuali e come la prescrizione possa prevalere anche su un errore procedurale.
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Evasione e arresti domiciliari: il caso del cane
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un uomo che si era allontanato dagli arresti domiciliari senza autorizzazione. La difesa sosteneva che l'allontanamento fosse giustificato da uno stato di necessità, causato dall'aggressività del proprio cane verso il figlio. Inoltre, veniva contestata la nullità della notifica dell'udienza di appello, effettuata solo al difensore tramite PEC durante l'emergenza pandemica. La Suprema Corte ha rigettato entrambi i motivi, stabilendo che le esigenze fisiologiche di un animale non integrano il pericolo grave richiesto dalla legge e che la normativa emergenziale sulle notifiche telematiche è pienamente legittima.
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Sospensione termini COVID e impugnazione penale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava inammissibile un appello per presunta tardività, chiarendo l'applicazione della Sospensione termini COVID. Il caso riguardava una sentenza di primo grado depositata in anticipo rispetto al termine di 90 giorni fissato dal giudice. La Suprema Corte ha stabilito che il termine per impugnare non decorre dal deposito effettivo, ma dalla scadenza del termine autodeternninato dal giudice, il quale, se ricade nel periodo emergenziale, deve essere prorogato secondo la normativa speciale. Di conseguenza, l'appello depositato entro i nuovi termini ricalcolati è da considerarsi tempestivo.
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Concorso in spaccio: il ruolo dell’accompagnatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per concorso in spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la presenza attiva come accompagnatore durante l'acquisto di droga, fornendo supporto e sicurezza al correo, costituisce un contributo causale al reato e non una mera connivenza non punibile. La sentenza ha inoltre confermato la corretta applicazione della sospensione dei termini di prescrizione legata all'emergenza pandemica.
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Rescissione del giudicato: notifica in era Covid
La Cassazione ha rigettato un ricorso per la rescissione del giudicato. L'imputata, processata in assenza, sosteneva la nullità della notifica avvenuta durante l'emergenza Covid. La Corte ha stabilito che la notifica era regolare e che l'imputata non ha fornito la prova della sua incolpevole mancata conoscenza del processo, confermando la condanna.
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