LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.L. 18/2020 — Sezione Sesta Civile

Pagina 2 di 2

Altri anni per D.L. 18/2020

Opposizione a decreto ingiuntivo: no a contestazioni generiche
Una società fornitrice di energia elettrica ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un utente per il mancato pagamento delle bollette. L'utente ha avviato una opposizione a decreto ingiuntivo con un atto generico di due sole pagine, senza contestare in modo puntuale i consumi registrati dal contatore o l'erogazione del servizio. Sia il Giudice di Pace che il Tribunale hanno respinto l'opposizione per difetto di specifica contestazione. L'utente ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha omesso di trascrivere e allegare adeguatamente il contenuto del proprio atto difensivo, violando il principio di autosufficienza. La Corte ha inoltre ribadito che una contestazione astratta e priva di dettagli non è idonea a contrastare il credito documentato dal fornitore.
Continua »
Termine lungo di impugnazione: ricorso bancario respinto
Un debitore e la sua garante fideiussoria hanno citato un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme versate su due conti correnti gravati da clausole nulle. La banca ha reagito chiedendo il pagamento del saldo negativo, ottenendo in appello la condanna in solido dei clienti. I debitori hanno successivamente impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno rilevato la violazione del termine lungo di impugnazione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il calcolo temporale, anche includendo la pausa feriale e le sospensioni straordinarie per il periodo pandemico, ha evidenziato il ritardo nella notifica via PEC. La banca ha ottenuto la vittoria definitiva, mentre i debitori hanno subito la condanna alle spese legali e al raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Opposizione all’esecuzione: la banca perde per ricorso tardivo
Una banca ha avviato un pignoramento contro quattro garanti per recuperare un debito societario. I garanti hanno proposto opposizione all'esecuzione, contestando la titolarità del credito e la decadenza dalla garanzia. La Corte d'Appello ha bloccato il pignoramento. La società cessionaria del credito ha impugnato la decisione in Cassazione dopo sette mesi, sostenendo che la pausa estiva di agosto sospendesse i termini processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. I giudici hanno chiarito che nei giudizi di opposizione all'esecuzione non si applica la sospensione feriale dei termini, anche se il debitore contesta la validità del contratto o del debito originario. Tali eccezioni rappresentano solo il motivo della contestazione e non creano una causa separata. La società creditrice perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Opposizione e Cassazione: addio alla sospensione feriale dei termini
Un debitore ha impugnato in Cassazione la sentenza di appello che respingeva la sua opposizione all'esecuzione forzata. Il ricorso è stato però notificato oltre il termine perentorio di sei mesi, pur considerando la sospensione straordinaria per l'emergenza sanitaria. Il debitore sosteneva che spettasse anche la sospensione feriale dei termini estiva, ritenendola applicabile a tutti i giudizi di legittimità. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi, chiarendo che le controversie esecutive sono escluse dalla pausa estiva in ogni grado di giudizio, compresa la Cassazione. L'esenzione dipende infatti dalla materia trattata e non dall'organo giudicante. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e condannato il debitore alle spese legali, escludendo tuttavia la condanna per lite temeraria.
Continua »
Termine lungo impugnazione: Ricorso tardivo, debito definitivo per la Creditrice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una Creditrice contro un Condominio. Il Condominio aveva proposto opposizione all'esecuzione per un debito di 42.807,38 euro, ottenendo ragione nei primi due gradi. La Creditrice ha impugnato la sentenza di appello, pubblicata l'11 febbraio 2020. La Cassazione ha rilevato che il ricorso è stato notificato il 15 gennaio 2021, ben oltre il termine lungo impugnazione di sei mesi dalla pubblicazione. Anche tenendo conto della sospensione dei termini processuali per il Covid-19, che ha spostato la scadenza al 15 ottobre 2020, il ricorso è risultato tardivo. Pertanto, la decisione di appello a favore del Condominio è diventata definitiva.
Continua »
Debito contestato: i termini impugnazione non aspettano la pausa feriale
Un creditore ha intimato a un debitore il pagamento di quasi 87.500 euro, basandosi su un contratto di cessione di partecipazioni sociali. Il debitore ha proposto opposizione all'esecuzione, sostenendo di essere lui il creditore. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato l'opposizione. Il debitore ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. Ha stabilito che i termini impugnazione per l'opposizione all'esecuzione non beneficiano della sospensione feriale, neanche in presenza di sospensioni straordinarie come quella per il Covid-19, se il ricorso ordinario è strumentale all'opposizione. Il ricorso è stato notificato oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza.
Continua »
Termine per il ricorso in Cassazione scaduto: l’azienda perde
Un'azienda ha impugnato la decisione che riconosceva la natura subordinata del rapporto di lavoro di due collaboratori. L'Ente Previdenziale si è opposto alla richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine stabilito dalla legge. Nelle cause di lavoro non si applica la sospensione estiva dei termini, ma andava considerata solo la sospensione straordinaria di 63 giorni dovuta all'emergenza sanitaria. Di conseguenza, il termine per il ricorso in Cassazione scadeva il 20 ottobre 2020, mentre l'azienda ha notificato l'atto solo a novembre dello stesso anno. L'azienda perde la causa e deve versare un ulteriore contributo unificato.
Continua »
Opposizione all’esecuzione: ricorso tardivo e condanna alle spese
Il Creditore ha avviato un'azione esecutiva per un obbligo di fare contro la Debitrice. Quest'ultima ha proposto opposizione all'esecuzione, sostenendo di aver già adempiuto. Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello hanno accolto l'opposizione della Debitrice. Il Creditore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. Il termine per impugnare, prorogato solo per la sospensione straordinaria legata all'emergenza Covid, scadeva il 10 settembre 2020. Il ricorso è stato invece notificato il 12 ottobre 2020. I giudici hanno chiarito che ai giudizi di opposizione all'esecuzione non si applica la ordinaria sospensione feriale dei termini estivi. Il Creditore perde la causa ed è condannato a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Sospensione feriale dei termini: niente pausa estiva per i debiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una debitrice contro i suoi creditori. La donna aveva proposto opposizione all'esecuzione, ma ha notificato il ricorso oltre i termini di legge. La ricorrente sosteneva che al termine di sei mesi per impugnare si dovesse applicare la sospensione feriale dei termini. La Suprema Corte ha invece ribadito che la sospensione feriale dei termini non si applica mai alle cause di esecuzione forzata, incluse le opposizioni, in nessuna delle loro fasi. Di conseguenza, calcolando solo la sospensione straordinaria per l'emergenza Covid, il termine ultimo scadeva il 13 agosto 2020, mentre il ricorso è stato notificato solo il 3 settembre 2020, risultando quindi tardivo.
Continua »
Termine per il ricorso in Cassazione: Ente perde per ritardo
Un Ente Pubblico ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un Lavoratore l'inquadramento dirigenziale e le relative differenze retributive. Il Lavoratore ha eccepito la tardività dell'impugnazione, poiché la sentenza era stata notificata via PEC mesi prima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Pubblico. Il termine per il ricorso in Cassazione di sessanta giorni era infatti ampiamente scaduto, anche calcolando la sospensione straordinaria dovuta all'emergenza Covid-19. Di conseguenza, l'Ente Pubblico è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al raddoppio del contributo unificato, confermando definitivamente la vittoria del Lavoratore.
Continua »
Fisco in ritardo: scatta il termine breve per l’impugnazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello favorevole a due contribuenti in merito a un accertamento catastale. I contribuenti hanno eccepito che il ricorso fosse tardivo, poiché la sentenza era stata notificata alla direzione provinciale dell'Agenzia il 5 marzo 2020. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ufficio. I giudici hanno chiarito che la notifica presso la sede locale è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione. Anche calcolando la sospensione straordinaria per l'emergenza COVID-19, il termine ultimo per proporre il ricorso era scaduto il 7 luglio 2020, mentre la notifica è avvenuta solo a novembre dello stesso anno. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Dichiarazione di fallimento: valida anche durante il blocco Covid
Una società di carburanti ha impugnato la dichiarazione di fallimento emessa dal Tribunale durante il primo lockdown del 2020. La società sosteneva che la dichiarazione di fallimento fosse nulla perché pronunciata nel periodo di sospensione straordinaria delle procedure per l'emergenza Covid-19 e che i debiti fiscali, temporaneamente sospesi per legge, non dovessero essere conteggiati per valutarne l'insolvenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la sospensione emergenziale riguardava i termini processuali e non impediva l'adozione di provvedimenti decisori già maturi. Inoltre, la valutazione dello stato di insolvenza spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se motivata correttamente, soprattutto quando i debiti fiscali sospesi rappresentano solo una minima parte del debito complessivo.
Continua »
Definizione agevolata delle liti: la cartella è atto impositivo
Il Contribuente impugnava il diniego dell'Amministrazione Finanziaria all'istanza di definizione agevolata delle liti pendenti. L'ufficio riteneva che la cartella di pagamento, emessa a seguito di controllo automatizzato, fosse un mero atto di riscossione e non un atto impositivo, escludendola dal beneficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che anche la cartella esattoriale costituisce un atto impositivo se rappresenta il primo e unico atto con cui il fisco comunica una pretesa tributaria al cittadino. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nella definizione agevolata delle liti e il giudizio viene dichiarato estinto.
Continua »
Sospensione dei termini processuali: ricorso tardivo e sconfitta
Un cittadino ha impugnato un'intimazione di pagamento dell'INPS basata su una cartella esattoriale per contributi previdenziali. Dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello, il ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché notificato oltre la scadenza di legge. I giudici hanno chiarito che, nonostante la speciale sospensione legata all'emergenza sanitaria Covid-19, la ordinaria sospensione dei termini processuali nel periodo feriale estivo non si applica alle controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatoria. Di conseguenza, avendo notificato l'atto il 2 novembre 2020 anziché entro il termine ultimo del 30 settembre 2020, il cittadino ha perso definitivamente la causa.
Continua »
Sospensione prescrizione contributi: il Covid salva l’Ente
Un contribuente si oppone a una richiesta di pagamento di contributi del 2014, ritenendo il debito prescritto. La Corte di Cassazione, però, dà ragione all'Ente Previdenziale. La Corte chiarisce che la speciale normativa per l'emergenza Covid-19 ha determinato una sospensione prescrizione contributi per il periodo tra il 23 febbraio e il 30 giugno 2020. Questo 'congelamento' dei termini ha spostato in avanti la data di scadenza. Di conseguenza, al momento della notifica dell'avviso di pagamento, il diritto dell'Ente non era ancora estinto. Il ricorso del contribuente è stato quindi respinto.
Continua »
Sospensione termini processuali: guida al ricorso
Una ricorrente ammessa al patrocinio a spese dello Stato ha impugnato un decreto di liquidazione dei compensi per i periti d'ufficio. Il Tribunale di merito aveva dichiarato l'opposizione inammissibile perché ritenuta tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione termini processuali introdotta durante l'emergenza sanitaria del 2020 ha prorogato la scadenza naturale dell'impugnazione. Di conseguenza, il ricorso originario deve considerarsi tempestivo e la causa deve essere riesaminata nel merito.
Continua »
Equa riparazione: calcolo termini e giudicato
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino in materia di equa riparazione per la durata irragionevole di un processo. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile la domanda per tardività, applicando il termine di sei mesi per il passaggio in giudicato della sentenza presupposta. Gli Ermellini hanno chiarito che, essendo il giudizio originario iniziato nel 2007, si applica il termine lungo di un anno previsto dalla normativa previgente alla riforma del 2009. Considerando anche la sospensione dei termini dovuta all'emergenza Covid-19, la domanda di indennizzo è risultata pienamente tempestiva.
Continua »
Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una causa per il risarcimento danni derivante dall'uccisione di un animale domestico. La decisione è seguita alla formale rinuncia al ricorso da parte della proprietaria dell'animale. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione nel merito e senza condanna alle spese, dato che le controparti non si erano costituite in giudizio.
Continua »
Indennità di coordinamento: non basta svolgere i compiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere l'indennità di coordinamento nel settore sanitario non è sufficiente dimostrare di aver svolto di fatto le mansioni superiori. Quando la richiesta si colloca nella fase "a regime" della contrattazione collettiva, è indispensabile che l'attribuzione delle funzioni avvenga tramite procedure selettive formali e specifici atti dell'azienda, non potendo basarsi su mere attestazioni o prove testimoniali. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva riconosciuto l'indennità alla lavoratrice, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata sui corretti principi di diritto.
Continua »