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D.L. 179/2012

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Start-up innovativa: registro non prova i requisiti
Una società qualificata come start-up innovativa si è vista respingere il reclamo per l'ammissione alla liquidazione controllata. La Corte d'Appello di Milano, pur riconoscendo la tempestività della domanda, ha negato l'accesso alla procedura perché l'azienda non ha fornito prove concrete della sua natura innovativa (spese in R&S, brevetti, personale qualificato). La decisione sottolinea che la sola iscrizione formale nel registro speciale delle imprese non è sufficiente a dimostrare i requisiti sostanziali richiesti dalla legge.
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Liquidazione controllata ex imprenditore: la decisione
Il Tribunale di Bolzano ha esaminato il caso di un ex imprenditore individuale. Pur dichiarando improcedibile la domanda di liquidazione giudiziale, poiché l'attività era cessata da oltre un anno, ha aperto la procedura di liquidazione controllata. La decisione si fonda sulla constatazione dello stato di sovraindebitamento dell'individuo, i cui debiti residui dall'attività d'impresa superavano i 50.000 euro, rendendolo un soggetto idoneo per questa specifica procedura di risoluzione della crisi.
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Startup innovativa: requisiti per la liquidazione
Il Tribunale di Firenze ha stabilito che per qualificare una società come startup innovativa, e quindi ammetterla alla liquidazione controllata anziché a quella giudiziale, è necessaria una verifica sostanziale dei requisiti, non bastando la mera iscrizione formale nel registro delle imprese. Nel caso specifico, la titolarità di un software, anche se registrato formalmente solo in un secondo momento, è stata ritenuta sufficiente a provare il requisito innovativo per tutto il periodo richiesto dalla legge.
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Notifica PEC indirizzo non pubblico: quando è valida?
La Corte d'Appello ha stabilito che una notifica PEC è valida anche se proveniente da un indirizzo non presente nei pubblici registri. Citando la giurisprudenza della Cassazione, i giudici hanno confermato che se l'atto ha raggiunto il suo scopo, ovvero ha permesso al destinatario di difendersi, l'irregolarità formale è sanata. Questo principio, noto come raggiungimento dello scopo, si applica anche agli atti presupposti. Di conseguenza, l'appello del contribuente, basato sulla presunta nullità della notifica, è stato respinto.
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Notifica PEC non istituzionale: quando è valida
Un contribuente ha contestato un pignoramento, sostenendo la nullità della notifica in quanto proveniente da un indirizzo PEC non ufficiale dell'Agente della Riscossione. Il Tribunale di Trento ha rigettato l'opposizione, stabilendo che la notifica PEC non istituzionale è comunque valida se consente al destinatario di comprendere l'atto e di esercitare il proprio diritto di difesa, raggiungendo così il suo scopo legale. La sentenza ha inoltre confermato la competenza del giudice ordinario per le questioni formali degli atti esecutivi.
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