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D.L. 148/2017

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Rottamazione-bis: estinzione del giudizio tributario
La controversia trae origine da avvisi di accertamento e sanzioni irrogate a un contribuente per presunte operazioni di trasferimento di capitali all'estero non dichiarate. Dopo una sentenza d'appello favorevole all'Agenzia delle Entrate, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il ricorrente ha aderito alla procedura di Rottamazione-bis, provvedendo al pagamento integrale delle rate previste. La Suprema Corte, verificata la regolarità dei pagamenti e preso atto della mancanza di obiezioni da parte dell'amministrazione finanziaria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per il perfezionamento della definizione agevolata.
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Definizione agevolata: stop al processo ICI
Un ente religioso ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'ICI per immobili adibiti ad abitazione del personale e attività di culto. Dopo una decisione sfavorevole in appello, il caso è giunto in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, l'ente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla normativa speciale, saldando il debito secondo i piani di rateizzazione. La Corte, verificata l'effettiva chiusura della pendenza tributaria e la rinuncia al ricorso, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, compensando le spese e negando il raddoppio del contributo unificato.
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Rottamazione bis: effetti sul ricorso in Cassazione
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a plusvalenze derivanti dalla vendita di un terreno edificabile. Durante il giudizio di legittimità, il ricorrente ha depositato una dichiarazione di desistenza avendo aderito alla Rottamazione bis e completato i pagamenti previsti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese legali per non penalizzare l'adesione alla misura agevolativa.
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Rinuncia al ricorso e definizione agevolata tributaria
Un contribuente ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione della Commissione Tributaria Regionale riguardante sanzioni per redditi non dichiarati negli anni '80. Durante il procedimento, il ricorrente ha depositato atto di rinuncia al ricorso avendo aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. n. 148/2017. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando che la rinuncia al ricorso, in questo contesto, esclude anche l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Rottamazione: estinzione del giudizio in Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione alla **rottamazione** delle cartelle esattoriali determina l'estinzione del giudizio di legittimità, anche qualora il contribuente non abbia completato il pagamento integrale delle rate previste. Nel caso di specie, un contribuente aveva impugnato un'iscrizione ipotecaria ottenendo ragione in appello. L'Agente della Riscossione aveva proposto ricorso in Cassazione, ma la successiva adesione del contribuente alla definizione agevolata ha fatto venir meno l'interesse alla prosecuzione della lite. La Corte ha chiarito che la dichiarazione di volersi avvalere della sanatoria, accompagnata dall'impegno a rinunciare al giudizio, configura un'ipotesi di estinzione ex lege che prevale sulla prosecuzione del processo.
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Rottamazione-bis: effetti sul ricorso tributario
Una società di impiantistica ha impugnato un avviso di accertamento induttivo relativo al reddito 2008. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla Rottamazione-bis, provvedendo al pagamento integrale del debito in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, poiché l'adesione alla definizione agevolata comporta l'impegno formale a rinunciare ai contenziosi pendenti.
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Clausola vessatoria: nulla senza doppia firma
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola vessatoria che stabilisce un foro esclusivo, inserita in un contratto predisposto unilateralmente da una compagnia assicurativa per regolare i rapporti con uno studio legale, è inefficace se non specificamente approvata per iscritto. La Corte ha cassato la decisione di merito, dichiarando la nullità della clausola per mancanza della cosiddetta 'doppia firma' e ha riaffermato la competenza del tribunale del luogo di residenza del professionista.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Un complesso contenzioso fiscale, relativo alla deducibilità di costi per Ires, Irap e Iva, si è concluso in Cassazione con l'estinzione del giudizio. La società contribuente ha infatti scelto di aderire alla definizione agevolata, pagando le somme dovute e rinunciando al ricorso. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato estinto il processo, compensando le spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro accertamenti fiscali per Ires, Irap e Iva, ha aderito a una definizione agevolata. A seguito del pagamento e della formale rinuncia al ricorso, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti. La decisione evidenzia l'efficacia della definizione agevolata come strumento per chiudere i contenziosi pendenti.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società di leasing, in fallimento, aveva impugnato un avviso di accertamento per una plusvalenza non dichiarata derivante da una complessa operazione immobiliare. Durante il processo in Cassazione, la curatela fallimentare ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando l'importo dovuto. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvenuto pagamento e della regolarità della procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
Una società aveva utilizzato crediti IVA in compensazione oltre il limite annuale consentito. L'Agenzia Fiscale aveva irrogato una sanzione del 30%, ma le commissioni tributarie l'avevano ridotta al 10%, non ravvisando un'evasione. Prima della decisione della Corte di Cassazione, la società ha aderito con successo alla definizione agevolata, versando un importo minimo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Equo compenso avvocati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell'equo compenso avvocati in relazione a convenzioni quadro stipulate prima dell'entrata in vigore della normativa (art. 13-bis L. 247/2012). La Corte ha stabilito un principio fondamentale: sebbene la convenzione quadro sia anteriore, la disciplina sull'equo compenso si applica a tutti i singoli incarichi professionali conferiti dopo l'entrata in vigore della legge, in quanto è il singolo contratto di patrocinio a generare il diritto al compenso. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Cessata materia del contendere per condono: caso
Un contribuente impugnava un preavviso di fermo per un debito IRPEF. Mentre il ricorso era pendente in Cassazione, aderiva a una definizione agevolata, saldando il debito. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessata materia del contendere, estinguendo il giudizio e compensando le spese legali.
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Credito di regresso: quando si ammette al passivo?
Una società, coobbligata per un debito tributario di un'altra società poi fallita, ha chiesto di ammettere al passivo il proprio potenziale credito di regresso. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il diritto di regresso sorge solo con il pagamento integrale del debito. Fino a quel momento, il credito è inesistente e non può essere ammesso al passivo, neppure con riserva, in quanto non costituisce un credito condizionato.
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Monitoraggio Fiscale: Sanzioni e Raddoppio Termini
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di monitoraggio fiscale, confermando le sanzioni a carico di una contribuente per omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. La sentenza chiarisce che lo scudo fiscale copre solo gli importi dichiarati e non le eccedenze degli anni precedenti. Viene inoltre confermata la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento, data la sua natura procedurale, e l'utilizzabilità di prove come la "lista Falciani". Infine, si precisa che per i conti cointestati, ogni titolare deve dichiarare l'intero importo e non solo la propria quota.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza relativa a sanzioni per omessa dichiarazione di capitali esteri, ha aderito alla definizione agevolata, pagando il dovuto. La Corte di Cassazione, verificato il corretto perfezionamento della procedura di sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di rilievo, ha escluso l'applicazione del c.d. doppio contributo unificato, in quanto non applicabile ai casi di estinzione per definizione agevolata.
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Definizione agevolata e fine del processo tributario
Un contribuente, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento e aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorre in Cassazione. Nel frattempo, aderisce alla definizione agevolata, pagando quanto dovuto. La Corte Suprema dichiara estinto il processo, stabilendo che la presentazione della domanda di definizione agevolata e della relativa documentazione equivale a una rinuncia implicita ma inequivocabile al ricorso pendente.
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Accesso agli atti società di collecting: la giurisdizione
Un artista si è visto negare da una società di gestione collettiva l'accesso ai documenti contabili sulle royalties. La Corte di Cassazione, decidendo sulla giurisdizione, ha stabilito che la competenza spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo. La decisione si fonda sulla natura privatistica della società, che opera in un mercato liberalizzato, e su una norma specifica che devolve tutte le controversie relative alle sue attività alla giurisdizione ordinaria. Pertanto, il diritto di accesso agli atti di una società di collecting deve essere fatto valere davanti al tribunale civile.
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Rottamazione-quater: ricorso inammissibile
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione un avviso di addebito per contributi previdenziali, ha aderito alla rottamazione-quater. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione, poiché l'adesione alla definizione agevolata manifesta la volontà di risolvere il debito, rendendo superflua una pronuncia nel merito da parte della Corte.
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Definizione agevolata: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni contribuenti contro l'ente previdenziale. Durante il giudizio, i ricorrenti avevano aderito alla definizione agevolata dei carichi fiscali (c.d. rottamazione-quater), un'azione che implica la rinuncia al contenzioso. Secondo la Corte, questa adesione determina una sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, rendendo l'appello inammissibile, anche se il pagamento del debito non è stato ancora completato.
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