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D.L. 119/2018

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Definizione agevolata della lite: società chiude, soci pagano
L'Agenzia delle Entrate ha notificato maggiori imposte a una società di persone per IVA e IRAP e, per trasparenza, ha accertato maggiori redditi IRPEF in capo ai singoli soci. La società ha aderito alla definizione agevolata della lite estinguendo il proprio debito. I giudici di merito hanno dichiarato cessata l'intera controversia anche per i soci. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Erario, stabilendo che la definizione agevolata della lite richiesta dalla società non estende automaticamente i propri effetti favorevoli ai soci. Gli avvisi di accertamento rimangono autonomi perché riguardano soggetti e tributi differenti. Pertanto, i soci restano debitori dell'IRPEF accertata se non presentano una propria specifica istanza di condono.
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Tempestività del ricorso tributario: vince il contribuente
Una società contribuente impugna un atto esattoriale, ma i giudici regionali dichiarano l'inammissibilità dell'azione ritenendola tardiva sulla base di un'errata data di notifica. L'ente della riscossione sostiene che l'errore del giudice dovesse essere fatto valere unicamente con la revocazione e non in sede di legittimità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, chiarendo che, essendo la data di consegna dell'atto un punto controverso tra le parti, il vizio va esaminato in Cassazione. Risulta infatti impossibile ricevere un atto prima della sua materiale spedizione postale. Viene quindi cassata la pronuncia con rinvio per riesaminare la tempestività del ricorso tributario.
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Diniego di Condono vs. Definizione Agevolata: La Cassazione decide
Una Società ha tentato di beneficiare di una definizione agevolata per una cartella di pagamento relativa a tributi del 1996, precedentemente oggetto di un diniego di condono. L'Agenzia delle Entrate si opponeva, sostenendo che la cartella non fosse condonabile o che fosse intervenuta la decadenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società. Ha stabilito che, poiché la pretesa fiscale originaria non era mai stata definita con un precedente condono, il diniego non impediva una nuova definizione agevolata. La causa è stata rinviata per accertare la corretta esecuzione della definizione agevolata.
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IVA Indebita: La Cassazione e le Operazioni Soggettivamente Inesistenti
La Cassazione ha annullato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva cancellato gli avvisi di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. Questi avvisi riguardavano il recupero di IVA indebitamente detratta per 'operazioni soggettivamente inesistenti IVA'. La Corte ha ribadito che l'Amministrazione finanziaria deve provare la fittizietà del fornitore e la consapevolezza del contribuente riguardo alla frode. Il giudice di merito aveva trascurato numerosi indizi che dimostravano la natura fittizia delle operazioni e la negligenza della società. Il caso torna alla CTR per una nuova valutazione.
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Accertamento Fiscale Inoperatività: Cassazione Annulla Avvisi
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento fiscale per inoperatività contro un'Azienda e i suoi soci, rideterminando i loro redditi. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato questi avvisi. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per un socio a causa di una definizione agevolata. Per l'Azienda e un altro socio, il ricorso dell'Agenzia è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che le contestazioni dell'Agenzia riguardassero valutazioni di fatto e prove, non riesaminabili in Cassazione. L'accertamento fiscale inoperatività è stato quindi definitivamente annullato per l'Azienda e il socio, mentre per l'altro socio la questione si è risolta con la definizione agevolata.
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Definizione agevolata della lite: la lite col Fisco si estingue
L'Amministrazione Finanziaria notifica un avviso di accertamento a un Consorzio per il recupero di imposte su fatture ritenute indebite. Dopo le decisioni favorevoli al contribuente nei gradi di merito, il Fisco propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il Consorzio aderisce alla definizione agevolata della lite prevista dalla legge, saldando gli importi dovuti e chiedendo di fermare la causa. L'Ufficio fiscale non presenta obiezioni e non contesta la documentazione prodotta. La Corte di Cassazione accerta il regolare pagamento e la mancanza di opposizione della controparte. I giudici dichiarano quindi l'estinzione del processo tributario, lasciando le spese di lite a carico della parte che le ha già anticipate.
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Beni destinati all’autoconsumo: niente ricarico sulle tasse
L'Agenzia delle Entrate contestava a una commerciante ricavi non dichiarati, applicando una forte percentuale di ricarico anche sui beni destinati all'autoconsumo. I giudici d'appello riducevano la pretesa fiscale inserendo anche i beni prelevati ad uso personale nella formula per determinare il ricarico medio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente impositore per l'Irap, stabilendo una regola precisa. I beni destinati all'autoconsumo devono essere conteggiati al valore normale di mercato, escludendo qualsiasi percentuale di ricarico. Il ricarico si calcola esclusivamente sulla merce comprata e poi effettivamente rivenduta ai clienti. Il giudice di merito dovrà quindi rideterminare le imposte secondo questo criterio.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: lite chiusa in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione una decisione favorevole a un contribuente. La controversia riguardava il recupero di imposte di registro, ipotecaria e catastale. Nel corso del giudizio, il contribuente ha presentato la documentazione comprovante l'adesione alla definizione agevolata delle liti pendenti e il relativo versamento delle somme previste dalla legge. Nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione nei termini. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata valida anche per la cartella di pagamento
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a una società la restituzione di oltre centomila euro per un rimborso relativo a un credito d'imposta. Il Fisco ha notificato una cartella di pagamento emessa in seguito a un controllo automatizzato della dichiarazione, senza un previo avviso di accertamento. L'ente gestore ha impugnato la cartella e ha poi aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. L'Amministrazione finanziaria ha respinto la richiesta sostenendo che la cartella fosse un semplice atto di riscossione escluso dal beneficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società contro il diniego di condono. La Corte ha stabilito che la cartella rappresenta il primo e unico atto impositivo con cui il Fisco chiede le somme, rendendo pienamente valida l'istanza e dichiarando l'estinzione del giudizio.
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Termini di impugnazione tributaria: ricorso del fisco inammissibile
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente un maggior reddito imponibile a seguito del trasferimento a terzi di una licenza taxi, qualificando l'operazione come cessione d'azienda con relativa plusvalenza. Il contribuente ha ottenuto l'annullamento dell'atto sia in primo che in secondo grado. L'Ufficio ha quindi proposto ricorso in Cassazione invocando la sospensione straordinaria dei termini di nove mesi prevista per le liti pendenti definibili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il calcolo combinato tra la notifica della sentenza, la sospensione straordinaria e la sospensione feriale dimostra il mancato rispetto dei termini di impugnazione tributaria. L'ente impositore ha notificato l'atto oltre la scadenza utile ed è stato condannato al pagamento integrale delle spese processuali.
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Definizione agevolata sanzioni: il pagamento tardivo salva
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'Azienda il tardivo versamento della tassa di concessione governativa, irrogando una sanzione. L'Azienda ha poi chiesto la definizione agevolata sanzioni tributarie per questa controversia. L'Amministrazione ha respinto la richiesta, sostenendo che la fattispecie non rientrava tra quelle ammesse dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che la definizione agevolata a "zero" delle sanzioni è possibile quando il tributo principale è già stato pagato o definito, anche se tardivamente. La controversia riguardava solo la sanzione collegata a un tributo già estinto, rendendo illegittimo il diniego.
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Definizione agevolata della lite: lo scontro col Fisco si chiude
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento per IVA, IRPEG e IRAP a una società di diritto francese estinta. Secondo il Fisco, l'impresa gestiva una stabile organizzazione in Italia tramite la disponibilità di immobili e il ruolo di un rappresentante locale. I giudici di merito hanno annullato l'atto ritenendo non provata la sede italiana. Il Fisco ha presentato ricorso. Durante il giudizio, il liquidatore della società ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite versando quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il corretto pagamento delle somme richieste dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del processo con la compensazione integrale delle spese tra le parti coinvolte.
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Riqualificazione Fiscale: Estinzione del Giudizio Tributario con Definizione Agevolata
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato un'operazione societaria di una Società, trasformando una costituzione e conferimento di ramo d'azienda in una cessione, con conseguente richiesta di maggiore imposta di registro. La Società aveva impugnato l'avviso, ottenendo inizialmente ragione, ma l'Agenzia aveva vinto in appello. La Società ha poi presentato domanda di definizione agevolata della controversia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario per cessata materia del contendere, poiché la definizione agevolata ha risolto la disputa fiscale, rendendo superflua una decisione nel merito. Le spese sono state compensate.
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Definizione agevolata e chiusura del contenzioso tributario
Una società in fallimento ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate per omessa dichiarazione IVA. Dopo aver ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione su ricorso del Fisco. Durante il procedimento supremo, la curatela fallimentare ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119/2018, provvedendo al versamento degli importi previsti. L'amministrazione finanziaria e il contribuente hanno quindi chiesto l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la integrale compensazione delle spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata della lite: la chiusura del contenzioso
L'Agenzia delle Entrate contestava l'importo delle imposte di registro, ipotecaria e catastale per un atto di compravendita stipulato tra alcuni Privati venditori e una Società acquirente. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la Società ha presentato domanda di Definizione agevolata della lite ai sensi della normativa sulla pace fiscale. L'acquirente, in qualità di coobbligata solida, ha versato interamente l'importo dovuto. L'amministrazione finanziaria ha verificato il regolare perfezionamento della procedura stragiudiziale. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata della controversia: no al ripensamento
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Società un'operazione aziendale, richiedendo un'ulteriore imposta di registro. La Società ha richiesto la definizione agevolata della controversia e ha pagato gli importi dovuti per chiudere la lite. Successivamente, la Corte Costituzionale ha confermato una norma di legge più favorevole al contribuente. La Società ha quindi domandato di decidere comunque la causa per ottenere il rimborso delle somme versate. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno stabilito che la definizione agevolata della controversia è un atto volontario e irrevocabile che regola in modo definitivo il rapporto con il Fisco. Di conseguenza, le somme versate non sono rimborsabili e i mutamenti giurisprudenziali successivi non permettono la riapertura del processo.
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Cartella fiscale e definizione agevolata della lite
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un Consorzio industriale oltre 800.000 euro tramite cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato. Il contribuente ha contestato la pretesa tributaria ed è nato un contenzioso giunto fino in Cassazione. Nelle more del procedimento, l'ente ha presentato istanza per la definizione agevolata della lite ai sensi del Decreto Legge 119/2018, versando la rata iniziale e depositando i documenti di regolarità. L'Amministrazione finanziaria non si è opposta. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che anche la cartella automatizzata rientra nella sanatoria fiscale quando costituisce il primo atto impositivo notificato, lasciando le spese di lite a carico di chi le ha anticipate.
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Cessazione materia del contendere tributaria: lite chiusa o solo sospesa?
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori utili a una società e poi alla sua socia unica. La socia ha impugnato l'atto e, dopo un primo successo, in appello il giudice ha dichiarato la cessazione della materia del contendere tributaria, basandosi su una richiesta di definizione agevolata presentata dalla contribuente. L'Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la definizione agevolata non era ancora perfezionata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la cessazione della materia del contendere non poteva essere dichiarata se la pratica di condono non era conclusa.
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Spese processuali in autotutela: il rinvio della Cassazione
La società di riscossione ha notificato ingiunzioni di pagamento per la tassa automobilistica a un contribuente. Quest'ultimo ha attivato la procedura di reclamo e mediazione. L'ente creditore ha annullato il debito in via di autotutela prima dell'inizio del processo. I giudici di secondo grado hanno comunque condannato l'agente della riscossione al rimborso delle spese legali per entrambi i gradi di giudizio, dichiarando cessata la materia del contendere. L'agente di riscossione ha impugnato tale decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'addebito dei costi processuali a seguito del ritiro spontaneo degli atti. La Suprema Corte ha ritenuto la questione di particolare rilievo nomofilattico e ha disposto il rinvio alla sezione tributaria ordinaria per definire la corretta imputazione delle spese processuali in autotutela.
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Definizione agevolata liti tributarie: quando l’avviso di liquidazione è un atto impositivo
Un'azienda ha richiesto la definizione agevolata di una lite tributaria riguardante un avviso di liquidazione per imposta di registro. L'Amministrazione fiscale ha negato la richiesta, sostenendo che l'avviso non fosse un atto impositivo e quindi non rientrasse nella possibilità di Definizione agevolata liti tributarie. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che un avviso di liquidazione è un atto impositivo se comunica per la prima volta al contribuente una pretesa fiscale determinata. Di conseguenza, la controversia era definibile. La Corte ha accolto il ricorso dell'azienda, estinguendo il giudizio principale e compensando le spese per il ricorso sul diniego.
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