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Decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472

Rimborso euroritenuta: sì con voluntary disclosure
Una contribuente ha richiesto il rimborso dell'euroritenuta versata su capitali detenuti in Svizzera, dopo aver regolarizzato la propria posizione fiscale tramite la procedura di voluntary disclosure. L'Amministrazione Finanziaria aveva negato il rimborso, sostenendo che la mancata indicazione originaria dei redditi esteri in dichiarazione fosse ostativa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33282/2023, ha respinto il ricorso dell'ente impositore. I giudici hanno stabilito che il diritto al rimborso dell'euroritenuta sussiste per evitare la doppia imposizione, conformemente alla normativa europea (Direttiva 2003/48/CE), che prevale sulle norme interne. La voluntary disclosure, sanando la posizione del contribuente, permette di accedere al rimborso.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un contribuente ha contestato cartelle di pagamento mai notificate, scoprendole tramite un estratto di ruolo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione si basa su una nuova legge, secondo cui l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammessa solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Estratto di ruolo: sufficiente per il passivo fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33070/2025, ha stabilito che per l'ammissione di un credito fiscale al passivo di una liquidazione giudiziale è sufficiente la produzione del solo estratto di ruolo. La mancata notifica della cartella di pagamento non impedisce l'ammissione della domanda. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito deve essere ammesso con riserva, demandando la risoluzione della controversia al giudice tributario. Viene così ribaltata la decisione del Tribunale di Nola, che aveva erroneamente ritenuto necessaria la prova della notifica per tutelare il diritto di difesa del curatore.
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Impugnabilità estratto di ruolo: limiti e condizioni
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30666/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa sulla recente normativa che limita l'impugnabilità dell'estratto di ruolo solo a casi specifici in cui il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e immediato, come l'esclusione da appalti pubblici. Poiché tale pregiudizio non è stato provato, l'impugnazione non è stata ammessa.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo per contributi previdenziali prescritti. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (art. 12, comma 4-bis, d.P.R. 602/1973), ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se il ricorrente non dimostra un pregiudizio specifico e attuale, come previsto tassativamente dalla legge, confermando un orientamento restrittivo.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Un contribuente impugnava tre cartelle di pagamento basandosi su un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (ius superveniens), ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La decisione chiarisce che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra di subire un pregiudizio effettivo e concreto, condizione non provata nel caso di specie.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha tentato l'impugnazione di un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica delle cartelle. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo in presenza di un pregiudizio specifico e immediato, non dimostrato nel caso di specie.
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Amministratore di fatto: sanzioni e società cartiere
La Corte di Cassazione ha stabilito che un amministratore di fatto è personalmente responsabile per le sanzioni fiscali se la società che gestisce è una 'società cartiera', ovvero un'entità fittizia creata per scopi fraudolenti. In questi casi, non si applica la regola generale che imputa le sanzioni esclusivamente alla persona giuridica, poiché viene a mancare la distinzione tra l'interesse della società e quello personale dell'amministratore che l'ha utilizzata come mero schermo.
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