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d.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2

Presunzione accreditamenti bancari: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della presunzione accreditamenti bancari per l'accertamento fiscale. Un Contribuente contestava avvisi di accertamento basati su movimenti bancari, sostenendo che la presunzione sui prelievi non si applicasse a lui, non essendo imprenditore. La Cassazione ha confermato che i versamenti sui conti correnti sono sempre presunti reddito per tutti i contribuenti, a meno che non si dimostri il contrario. Per i prelievi, invece, la presunzione vale solo per chi esercita attività d'impresa o lavoro autonomo. Il ricorso del Contribuente è stato rigettato, in quanto non ha fornito la prova necessaria per giustificare le somme.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. I giudici di secondo grado, pur enunciando correttamente il principio sull'onere della prova a carico del contribuente in caso di accertamenti bancari, avevano omesso di analizzare concretamente le prove specifiche fornite. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione basata su formule generiche e non ancorata ai fatti di causa è nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Prelevamenti bancari: la Cassazione e la retroattività
In un caso di accertamento fiscale su un'impresa individuale, la Corte di Cassazione ha stabilito che la norma del 2016, che limita la presunzione di ricavi ai prelevamenti bancari superiori a 5.000 euro mensili, non può essere applicata retroattivamente al 2013. La Corte ha inoltre censurato la motivazione 'apparente' dei giudici di merito sull'aumento delle spese familiari riconosciute, pur confermando la legittimità della deduzione forfettaria dei costi a fronte di maggiori ricavi accertati induttivamente.
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Accertamento induttivo: costi deducibili e IVA
Una società del settore alimentare ha contestato un accertamento induttivo basato su una contabilità ritenuta inattendibile. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante: a fronte di maggiori ricavi determinati induttivamente, devono essere riconosciuti in deduzione i costi correlati ai fini delle imposte dirette (IRES e IRAP), anche in via forfettaria. Tuttavia, per quanto riguarda l'IVA, il diritto alla detrazione è stato negato, poiché spetta al contribuente dimostrare con documentazione certa i presupposti per la detrazione, prova impossibile in caso di scritture contabili inattendibili.
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Accertamento presuntivo: Cassazione su ASD e soci
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un'associazione sportiva dilettantistica e i suoi soci. La Corte ha stabilito che l'accertamento presuntivo nei confronti dell'associazione (ritenuta un'impresa commerciale) e quello nei confronti dei soci (basato su movimentazioni bancarie non giustificate) sono autonomi e basati su presupposti diversi. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale è stata cassata per difetto di motivazione, in quanto non aveva colto tale distinzione fondamentale, errando nel valutare gli atti.
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Accertamento induttivo: costi presunti da dedurre
Una società di persone, a seguito di un accertamento induttivo per contabilità inattendibile, ha fatto ricorso sostenendo che l'Agenzia delle Entrate non avesse considerato i costi di produzione. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che in caso di accertamento induttivo, l'Ufficio ha l'onere di determinare non solo i maggiori ricavi, ma anche i corrispondenti costi, anche in misura percentuale forfettaria. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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