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d.P.R. n. 600/73, art. 39, comma 1, lett. d)

Contabilità in Nero: Azienda Evita la Sentenza con la Definizione Agevolata
Un'azienda, destinataria di avvisi di accertamento per maggiori ricavi basati su una contabilità 'in nero' (fogli giornalieri informali), ha visto il suo contenzioso con il Fisco arrivare fino in Cassazione. Invece di attendere la sentenza finale sul merito, la società ha scelto di aderire alla **Definizione agevolata delle controversie**. Presentando la domanda e pagando la prima rata, ha ottenuto l'estinzione del giudizio. La Corte Suprema, prendendo atto della scelta, ha dichiarato chiuso il processo senza decidere chi avesse ragione, dimostrando come uno strumento procedurale possa prevalere sulla disputa di merito.
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Sospensione Processo Tributario: Stop al Fisco per Pace Fiscale
Un'azienda, destinataria di un avviso di accertamento milionario per operazioni ritenute inesistenti, ricorre in Cassazione. Durante il giudizio, l'azienda chiede la **sospensione del processo tributario** per aderire alla definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio. La Corte di Cassazione accoglie la richiesta e sospende il procedimento. La decisione stabilisce che, di fronte a una formale istanza del contribuente di volersi avvalere della 'pace fiscale', il giudice è tenuto per legge a 'congelare' il processo, rinviando ogni decisione nel merito della controversia.
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Operazioni inesistenti: prova e onere del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12261/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di contestazioni per operazioni inesistenti. Spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire elementi, anche presuntivi, che facciano dubitare della veridicità delle fatture. Una volta forniti indizi gravi, precisi e concordanti, l'onere di dimostrare l'effettività dell'operazione si sposta sul contribuente. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto legittima la contestazione basata su un quadro indiziario solido, respingendo il ricorso della società.
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Contraddittorio preventivo: quando è obbligatorio?
Una società cooperativa ha ricevuto un avviso di accertamento basato su studi di settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo le regole sul contraddittorio preventivo. Ha stabilito che per gli accertamenti "a tavolino" su tributi non armonizzati non è un obbligo generale, mentre per i tributi armonizzati (come l'IVA), il contribuente deve superare la "prova di resistenza", dimostrando che il dialogo preventivo avrebbe cambiato l'esito dell'atto.
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Reformatio in peius: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13325/2025, ha ribadito un principio fondamentale nel processo tributario: il divieto di reformatio in peius. Se l'Agenzia delle Entrate non impugna la sentenza di primo grado che ha parzialmente accolto il ricorso di un contribuente, quella decisione favorevole diventa definitiva. Un giudice d'appello non può, quindi, peggiorare la posizione del contribuente che ha presentato appello, ripristinando l'accertamento originale. In questo caso, la Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva confermato integralmente l'atto impositivo, nonostante in primo grado fosse stata disposta una riduzione del reddito accertato e l'Agenzia non avesse proposto appello incidentale.
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Contraddittorio endoprocedimentale e accertamento
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un medico-chirurgo destinatario di un avviso di accertamento per maggiori ricavi non dichiarati. Il ricorso del professionista, basato principalmente sulla violazione del contraddittorio endoprocedimentale, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che la violazione di tale principio non invalida l'atto se il contribuente non fornisce la prova di resistenza, ossia non dimostra concretamente come il dialogo preventivo avrebbe cambiato l'esito dell'accertamento. La sentenza conferma la legittimità dell'accertamento analitico-induttivo basato su un complesso di presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito dell'adesione del contribuente alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022. Il caso riguardava un ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società per un accertamento fiscale. La presentazione della domanda di definizione e del relativo pagamento ha determinato la chiusura del processo, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Onere della prova costi deducibili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, si è pronunciata su un ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società manifatturiera. La Corte ha accolto gran parte delle censure fiscali, ribadendo principi chiave in materia tributaria. È stato sottolineato che spetta al contribuente l'onere della prova per i costi deducibili, dimostrandone l'inerenza all'attività d'impresa. La Corte ha inoltre confermato l'obbligo di ricostituire le riserve in sospensione d'imposta nel bilancio post-fusione e ha censurato la decisione della commissione tributaria regionale per 'motivazione apparente', in quanto priva di una reale spiegazione logico-giuridica. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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