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d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 3

Permesso di costruire muro di recinzione: condanna ma non demolizione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per abuso edilizio a carico di due proprietari che avevano costruito un muro lungo 130 metri e alto fino a 3 metri. La Corte ha stabilito che per opere di tale impatto è obbligatorio il **Permesso di costruire muro di recinzione**, trattandosi di una 'nuova costruzione' che modifica permanentemente il territorio. Tuttavia, la sentenza è stata parzialmente annullata: la Corte d'Appello dovrà riesaminare e motivare meglio la decisione di subordinare la sospensione della pena alla demolizione e di negare la non menzione della condanna nel casellario giudiziale. La colpevolezza è quindi definitiva, ma le pene accessorie sono da rivedere.
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Riclassamento catastale: il cambio d’uso non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che il riclassamento catastale d'ufficio, previsto dalla Legge 311/2004, non può basarsi unicamente sulla variazione della destinazione d'uso di un immobile (da abitativo a ufficio). Per essere legittima, la rettifica richiede la presenza di "intervenute variazioni edilizie", ovvero modifiche strutturali. Nel caso esaminato, un immobile era stato concesso in locazione e utilizzato come studio professionale senza che fossero state eseguite opere edili. La Corte ha annullato l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, accogliendo il ricorso della contribuente e affermando che la sola modifica di utilizzo non giustifica l'aggiornamento catastale d'ufficio.
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Categoria catastale F4: la Cassazione decide le imposte
La Cassazione analizza la tassazione di un immobile in categoria catastale F4, in corso di ristrutturazione da strumentale a abitativo. La Corte cassa la decisione di merito, stabilendo che per le imposte ipotecarie e catastali è decisiva la verifica della natura strumentale del bene al momento del rogito, non potendosi fare riferimento alla classificazione originaria.
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Riduzione IMU immobili inagibili: la Cassazione chiarisce
Una società in fallimento ha richiesto la riduzione del 50% dell'IMU per alcuni immobili, sostenendone l'inagibilità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22237/2024, ha respinto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la riduzione IMU per immobili inagibili non si applica se i problemi, come ristagni d'acqua e vegetazione incolta, sono risolvibili con interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria e non richiedono un vero e proprio restauro o risanamento strutturale. La decisione sottolinea la distinzione tra degrado superficiale e inagibilità strutturale ai fini del beneficio fiscale.
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Riduzione IMU per inagibilità: no se è manutenzione
Una società in fallimento ha richiesto una riduzione IMU del 50% per alcuni immobili, sostenendo la loro inagibilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i lavori richiesti dal Comune, volti a risolvere problemi di ristagno idrico e vegetazione incolta, rientrano nella manutenzione ordinaria e non nel restauro. Di conseguenza, l'immobile non può essere considerato inagibile ai fini del beneficio fiscale. La Corte ha inoltre confermato che il valore di un'area edificabile stabilito dal Comune è una presunzione che può essere superata solo con prove concrete e attendibili, che nel caso di specie mancavano.
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Distanze tra edifici in centro storico: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello che aveva ignorato le norme sulle distanze tra edifici in un centro storico (Zona A). Il caso riguardava una costruzione realizzata su una scogliera troppo vicina a un magazzino preesistente. La Cassazione ha stabilito che il giudice di merito ha l'obbligo di esaminare tutti i motivi di appello, inclusi quelli relativi alla violazione delle specifiche normative urbanistiche come l'art. 9 del D.M. 1444/1968, rinviando il caso per un nuovo esame.
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IMU immobile distrutto: la prova per l’esenzione
Una società sportiva ha impugnato un avviso di accertamento IMU sostenendo che l'immobile fosse stato demolito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per ottenere l'esenzione per un IMU immobile distrutto è onere del contribuente fornire prova piena della demolizione e della sua comunicazione agli enti preposti. In assenza di un aggiornamento formale, i dati catastali restano la base imponibile per la tassazione. La Corte ha inoltre confermato la giurisdizione del giudice tributario per i debiti sorti prima di un sequestro di prevenzione.
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Firma a stampa avviso: quando è valida per l’IMU?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la firma a stampa su un avviso di accertamento emesso da un concessionario della riscossione è valida se indica il nominativo del legale rappresentante, senza necessità di un apposito provvedimento dirigenziale di delega. La Corte ha inoltre chiarito che, in caso di demolizione di un immobile, il contribuente ha l'onere di dichiarare la variazione catastale. Fino a tale dichiarazione, l'imposta resta dovuta sulla base della rendita catastale del fabbricato, non sul valore venale dell'area.
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Firma a stampa concessionario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la firma a stampa del legale rappresentante di una società concessionaria della riscossione è valida sugli avvisi di accertamento, senza necessità di un atto dirigenziale di delega. Il potere deriva dal contratto di concessione e dalla carica sociale. Inoltre, ha chiarito che in caso di demolizione di un fabbricato, l'IMU resta dovuta sulla base della rendita catastale finché non viene presentata una variazione catastale, non essendo sufficiente la sola demolizione fisica per modificare il presupposto impositivo.
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Tassabilità immobili abusivi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la tassabilità degli immobili abusivi ai fini ICI/IMU non viene meno neanche in presenza di sequestro o di un ordine di demolizione. Una società immobiliare aveva impugnato degli avvisi di accertamento sostenendo che i propri immobili, essendo abusivi e oggetto di provvedimenti restrittivi, non dovessero essere tassati. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'imposta è dovuta dal proprietario fino a quando non perda la titolarità del bene o fino all'effettivo inizio dei lavori di demolizione. La base imponibile rimane la rendita catastale e non il valore dell'area, poiché la regolarità urbanistica dell'immobile è irrilevante ai fini fiscali.
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