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d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 41-bis

Definizione Agevolata: Imprenditore Sospende Causa con il Fisco
Un imprenditore edile ha ricevuto un avviso di accertamento per maggiori ricavi non dichiarati derivanti dalla vendita di immobili. La controversia è arrivata fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, il contribuente ha presentato istanza per aderire alla cosiddetta 'tregua fiscale', chiedendo la definizione agevolata delle liti prevista da una nuova legge. La Cassazione, verificata la presenza dei requisiti, ha accolto la richiesta. Di conseguenza, ha sospeso il processo in attesa che la procedura di definizione agevolata si concluda. La causa è quindi in pausa, subordinata all'esito della pace tra il contribuente e il Fisco.
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Definizione agevolata per singolo atto: paga uno, gli altri no
Un contribuente, socio di un'azienda, riceve diversi avvisi di accertamento fiscali, alcuni personali e altri diretti alla società. Decide di aderire alla pace fiscale, ma presenta la domanda di definizione agevolata per un solo atto, quello a lui intestato. Il giudice di secondo grado estingue erroneamente l'intero contenzioso, comprese le liti della società. La Corte di Cassazione interviene, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte sancisce che la definizione agevolata per singolo atto estingue solo la controversia a cui si riferisce specificamente. Ogni atto impugnato costituisce una lite autonoma e richiede una distinta domanda di definizione. La causa viene quindi rinviata per proseguire il giudizio sugli altri avvisi.
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Accertamento analitico induttivo e oneri deducibili
La Corte di Cassazione interviene su un caso di accertamento fiscale a una società. I soci rinunciano al ricorso, mentre la società prosegue. La Corte chiarisce la distinzione tra accertamento analitico induttivo e accertamento puramente induttivo. Nel primo caso, l'Agenzia delle Entrate parte dalla contabilità esistente e, pur rettificandola, non può ignorare i costi deducibili documentati, come gli oneri finanziari. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio per una nuova valutazione sulla deducibilità di tali costi.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sui soci SNC
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28056/2024, ha rigettato il ricorso dei soci di una SNC cessata contro un accertamento induttivo dell'Agenzia delle Entrate. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato maggiori ricavi basandosi sulla gestione antieconomica e su incongruenze tra i prezzi di compravendita immobiliare e i mutui richiesti. La Corte ha confermato la piena responsabilità dei soci quali successori della società estinta e la legittimità dell'accertamento induttivo fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti, ritenendo inammissibili le censure volte a un riesame del merito.
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Motivazione avviso accertamento: basta il rinvio al PVC
Un'associazione non profit si opponeva a un avviso di accertamento per redditi d'impresa non dichiarati. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado annullava l'atto per difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la motivazione dell'avviso di accertamento è valida se fa riferimento a un Processo Verbale di Constatazione (PVC) già noto al contribuente. Il rinvio a un atto conosciuto è sufficiente a garantire il diritto di difesa, senza necessità di allegarlo.
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Cartella di pagamento: requisiti e condono tombale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9342/2024, ha chiarito i requisiti di validità di una cartella di pagamento e i limiti di accesso al cosiddetto "condono tombale". Nel caso esaminato, una contribuente aveva ottenuto l'annullamento di una cartella di pagamento nei primi due gradi di giudizio. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, affermando che la cartella, se fondata su avvisi di accertamento divenuti definitivi, non è un nuovo atto impositivo e richiede solo informazioni minime. Inoltre, ha stabilito che la notifica di un accertamento parziale prima dell'entrata in vigore della legge sul condono (L. 413/1991) preclude l'accesso a tale sanatoria, obbligando il contribuente a utilizzare la dichiarazione integrativa.
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Accertamento induttivo: la prova spetta al Fisco?
Un medico ha ricevuto un avviso di accertamento per redditi non dichiarati, derivanti da visite per il rinnovo di patenti. L'Agenzia delle Entrate ha basato l'accertamento induttivo sui dati forniti dalla Motorizzazione Civile. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale metodo, basato su presunzioni gravi, precise e concordanti, è legittimo e sposta l'onere della prova sul contribuente, il quale deve dimostrare l'infondatezza della pretesa fiscale.
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Assoluzione penale e accertamento: la Cassazione attende
La Corte di Cassazione ha sospeso la decisione su un ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società, in attesa di un pronunciamento delle Sezioni Unite. Il caso riguarda l'impatto di una assoluzione penale dell'amministratore sui debiti fiscali della società, alla luce di una nuova normativa (art. 21-bis d.lgs. 74/2000). La controversia nasce da un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA, annullato in secondo grado proprio sulla base della vicenda penale. La Corte ha ritenuto opportuno attendere chiarimenti sulla portata e applicabilità della nuova legge prima di decidere il caso di specie.
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Deducibilità costi lavoro autonomo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 940/2025, si è pronunciata sulla deducibilità dei costi per i lavoratori autonomi. Il caso riguardava un professionista che si era visto contestare dall'Agenzia delle Entrate la deduzione di diverse spese, tra cui l'acquisto di quadri, utenze per un immobile a uso promiscuo e minusvalenze. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente e accolto quello dell'Agenzia, chiarendo che per la deducibilità dei costi è sempre necessario dimostrare il requisito dell'inerenza con l'attività professionale. In particolare, ha stabilito che i costi per immobili a uso promiscuo sono deducibili al 50% solo se il professionista non dispone di un altro immobile ad uso esclusivo nello stesso Comune.
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