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D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82

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Notifica sentenza via PEC: quando scatta il termine breve
Un'Amministrazione Finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione che aveva dato ragione a un contribuente in merito alla prescrizione di alcune cartelle di pagamento. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La tardività è derivata dalla notifica sentenza via PEC effettuata dal difensore del contribuente. Nonostante l'Amministrazione sostenesse l'invalidità di tale notifica, in quanto copia non autentica e allegata a una richiesta di pagamento spese, la Corte ha stabilito che essa era pienamente idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione, consolidando un principio fondamentale del processo telematico.
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Sottoscrizione digitale: appello salvo se firma c’è
La Corte di Cassazione ha annullato una declaratoria di inammissibilità di un ricorso per un presunto difetto di sottoscrizione digitale. In presenza di elementi contraddittori (come il logo della firma sulla copia cartacea), il giudice deve accertare l'effettiva assenza della firma, in applicazione del principio del favor impugnationis. Nel merito, la Corte ha confermato la condanna per furto consumato, e non tentato, poiché l'imputato aveva già conseguito l'autonoma disponibilità della refurtiva prima di essere fermato, nonostante la sorveglianza a distanza da parte della vittima.
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Istanza via PEC: inammissibile nel processo penale
Un condannato chiede il rinvio di un'udienza per legittimo impedimento, inviando un'istanza via PEC due giorni prima. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Motivi: nel processo penale, l'istanza via PEC da parte privata non è una forma di comunicazione valida; inoltre, la richiesta di rinvio per legittimo impedimento presuppone una espressa volontà di presenziare, che mancava, ed è stata presentata fuori termine.
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Licenziamento dirigente: quando è legittimo? La Cass.
La Cass. Civ., Sez. L, n. 34736/2019 analizza il licenziamento dirigente per giusta causa. La Corte conferma la legittimità del recesso basato su negligenza e condotte lesive del rapporto fiduciario, anche a fronte di una nozione di 'giustificatezza' più ampia per i dirigenti. Il caso chiarisce i confini del potere di recesso del datore di lavoro in queste posizioni apicali.
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Danni da infiltrazioni: il Tribunale ordina i lavori
Un provvedimento del Tribunale di Napoli ha accolto il ricorso di alcuni proprietari per gravi danni da infiltrazioni provenienti da un immobile sovrastante e dal lastrico solare. La corte ha ordinato alla condomina, proprietaria dell'unità superiore, e al condominio, quale custode del lastrico solare, di eseguire i lavori necessari, stabilendo una ripartizione delle responsabilità (75% condomina, 25% condominio) e fissando una penale giornaliera in caso di ritardo nell'avvio degli interventi. Le motivazioni si basano sulle risultanze della Consulenza Tecnica d'Ufficio che ha accertato la persistenza dei danni e l'origine dagli interventi non completati sull'immobile sovrastante e dallo stato di manutenzione del lastrico.
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