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D.L. 8 giugno 1992, n. 306, Art. 12-sexies

Tutela credito su beni confiscati: banca negligente perde garanzia
Un istituto di credito ha concesso un mutuo ipotecario a un soggetto, i cui beni sono stati successivamente confiscati a seguito di una misura di prevenzione. La banca ha chiesto di essere ammessa al passivo per recuperare il suo credito, sostenendo di aver agito in buona fede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla tutela del credito su beni confiscati: non è sufficiente seguire le procedure interne. La banca deve dimostrare attivamente di aver svolto un'indagine approfondita sulla situazione patrimoniale e reddituale del cliente e sulle finalità del prestito. In assenza di questa prova di diligenza, la buona fede non è riconosciuta e il credito non viene tutelato. La banca, quindi, perde la sua garanzia sul bene.
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Sequestro preventivo e obblighi fiscali: a chi tocca pagare?
Una società, dopo aver subito un sequestro preventivo, ometteva di presentare la dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate notificava l'avviso di accertamento sia al legale rappresentante sia all'amministratore giudiziario. La Corte di Cassazione ha chiarito la divisione del **sequestro preventivo e obblighi fiscali**: la responsabilità è scissa. Il giorno del sequestro funge da spartiacque: il legale rappresentante è responsabile per il periodo precedente, l'amministratore giudiziario per quello successivo. Entrambi devono presentare dichiarazioni parziali e sono legittimi destinatari dell'accertamento. Di conseguenza, l'operato dell'Agenzia delle Entrate è stato ritenuto corretto.
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Confisca allargata evasione fiscale: retroattività
Un medico, indagato per gravi reati, subisce un sequestro finalizzato alla confisca allargata per una sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato. Egli sostiene che la ricchezza derivi da evasione fiscale accumulata negli anni. La Corte di Cassazione, di fronte a un contrasto giurisprudenziale sulla retroattività del divieto di usare l'evasione fiscale come giustificazione (introdotto nel 2017), rimette la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva. L'ordinanza analizza i due orientamenti opposti in tema di confisca allargata evasione fiscale.
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Confisca allargata: beni contaminati anche se leciti?
Un imprenditore, condannato per associazione mafiosa, e sua moglie ricorrono contro la confisca allargata dei loro beni, sostenendo che nuove prove ne dimostrino l'origine lecita. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando che quando un'impresa si espande sotto la protezione mafiosa, tutti i suoi beni sono considerati 'contaminati' e confiscabili, indipendentemente dalla liceità del capitale iniziale.
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Crediti su beni confiscati: l’Agenzia va sempre avvisata
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che ammetteva un credito bancario su un immobile oggetto di confisca. La decisione è fondata su un vizio procedurale: la mancata notifica dell'udienza all'Agenzia Nazionale per l'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati, che ha leso il suo diritto a partecipare al procedimento. Di conseguenza, il caso è stato rinviato alla Corte di appello per un nuovo giudizio nel rispetto del contraddittorio. La questione dei crediti su beni confiscati richiede il pieno coinvolgimento dell'Agenzia.
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Trasferimento fraudolento: dolo specifico e confisca
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati. La prima, condannata per trasferimento fraudolento di valori, si era fittiziamente intestata quote societarie per eludere misure di prevenzione. La Corte ribadisce che per tale reato rileva lo scopo elusivo, non la provenienza illecita o la confiscabilità dei beni. Il secondo, un contabile, è condannato per riciclaggio. I ricorsi sono stati ritenuti generici e le condanne confermate.
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