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D.L. 31 agosto 2016 n. 168

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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha contestato un debito fiscale del 1985 tramite l'impugnazione estratto di ruolo, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della cartella. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnazione è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale prova, l'azione legale è preclusa per carenza di interesse ad agire.
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Deducibilità costi sponsorizzazione: onere della prova
La Cassazione ha chiarito che per la deducibilità costi sponsorizzazione non basta dimostrare l'inerenza, ma è fondamentale provare l'effettività della prestazione. Un contribuente si è visto annullare la decisione favorevole perché il giudice di secondo grado aveva omesso di valutare la prova che le attività sponsorizzate fossero state realmente svolte, limitandosi a considerare la spesa inerente all'attività d'impresa. La Corte ha cassato la sentenza, sottolineando che l'onere di provare l'effettività del costo grava sul contribuente.
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Notifica cartella di pagamento: quando è valida la copia
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo, tra le altre cose, l'invalidità della notifica avvenuta tramite la produzione di una semplice copia fotostatica dell'avviso di ricevimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la notifica è valida e che le contestazioni del contribuente erano generiche e tardive. La Corte ha ribadito che la proposizione del ricorso sana eventuali vizi della notifica e che la contestazione di una copia richiede una negazione chiara e specifica della sua conformità all'originale.
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Contraddittorio preventivo: obblighi e limiti fiscali
Un avviso di accertamento emesso a seguito di una verifica 'a tavolino' nei confronti di una società era stato annullato per violazione del contraddittorio preventivo. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per la normativa applicabile al caso, questo principio si applica in modo diverso a seconda del tributo. Per l'IVA (tributo armonizzato), l'annullamento è possibile solo se il contribuente dimostra che la sua partecipazione avrebbe cambiato l'esito (prova di resistenza). Per le imposte dirette (non armonizzate), l'obbligo non sussisteva per gli accertamenti a tavolino. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: sì per il cessionario d’azienda
Una società, dopo aver acquisito un'azienda, ha ricevuto cartelle di pagamento per debiti fiscali della precedente gestione. Inizialmente, la richiesta di definizione agevolata della lite è stata negata dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la controversia era ammissibile alla definizione agevolata. La motivazione chiave è che la cartella di pagamento, essendo il primo e unico atto con cui il debito veniva comunicato alla nuova società, non era un mero atto di riscossione ma un vero e proprio atto impositivo. Di conseguenza, il giudizio è stato dichiarato estinto.
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