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Art. 96 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 96 Codice di Procedura Civile

Danno da usura psicofisica: risarcimento per pausa negata
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per danno da usura psicofisica a favore di alcuni lavoratori del settore sanitario a cui, per oltre dieci anni, non era stata concessa la pausa lavorativa obbligatoria. Secondo la Corte, una violazione così sistematica e prolungata permette al giudice di presumere l'esistenza di un danno effettivo, anche senza prove mediche dirette, condannando il datore di lavoro. L'appello dell'azienda è stato dichiarato inammissibile.
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Cessione ramo d’azienda: il diritto alla doppia paga
Una lavoratrice, illegittimamente trasferita attraverso una cessione ramo d'azienda, ha visto ripristinato il suo rapporto di lavoro con il datore originale. La Corte di Cassazione ha confermato che, se il datore di lavoro originale non la reintegra, deve corrisponderle l'intera retribuzione, anche se la lavoratrice ha continuato a lavorare e a percepire uno stipendio dalla nuova società. Il pagamento del cessionario non estingue il debito del cedente.
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Licenziamento ritorsivo: quando la prova non basta
Una lavoratrice, licenziata per presunta divulgazione di dati aziendali, ricorre in Cassazione per far riconoscere la natura ritorsiva del recesso. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito che, pur riconoscendo l'illegittimità del licenziamento per mancanza di prova del fatto contestato, avevano escluso la sussistenza di un intento punitivo unico e determinante da parte del datore di lavoro, elemento necessario per qualificare il licenziamento ritorsivo.
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Procacciamento d’affari: no agenzia senza stabilità
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che qualificava un rapporto come procacciamento d'affari e non come agenzia. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso di un ente previdenziale, sottolineando che l'elemento distintivo fondamentale è la stabilità dell'incarico, la quale mancava nel caso di specie, come dimostrato dall'assenza di esclusiva e dalla discontinuità delle prestazioni.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulla pensione di un suo iscritto. Secondo la Corte, un simile prelievo, essendo una prestazione patrimoniale, richiede una base legale specifica (riserva di legge) che non può essere sostituita da un regolamento interno dell'ente. La decisione ha inoltre ribadito che il termine per richiedere il rimborso delle somme indebitamente trattenute è di dieci anni.
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Diritto all’assunzione: cosa succede se cambia la legge
Un vincitore di un concorso pubblico per un ruolo sanitario presso il Ministero della Giustizia si è visto negare l'impiego. La Corte di Cassazione ha confermato che il suo diritto all'assunzione è stato annullato da una legge successiva che ha trasferito le funzioni sanitarie dal Ministero al Servizio Sanitario Nazionale. Questo cambiamento organizzativo ha reso l'assunzione giuridicamente impossibile, anche dopo la fine di un precedente blocco delle assunzioni.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione completa dal datore di lavoro originario (cedente) dal momento in cui offre la propria prestazione. La somma percepita dal datore di lavoro di fatto (cessionario) non può essere detratta, poiché si originano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente e uno 'de facto' con il cessionario. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando il principio della non detraibilità delle somme percepite altrove.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20314/2025, ha stabilito che in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione sia dal datore di lavoro originario (cedente) che da quello di fatto (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' ripristinato con il cedente e uno 'de facto' proseguito con il cessionario. Di conseguenza, la retribuzione versata da quest'ultimo non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, poiché non si applica il principio della 'compensatio lucri cum damno'.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da un ente previdenziale privato su un trattamento pensionistico. La decisione si fonda sulla violazione della riserva di legge, secondo cui solo una norma primaria può imporre prestazioni patrimoniali, e sull'incompatibilità con il principio del pro rata. La Corte ha inoltre stabilito che il diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla recente normativa che qualifica l'estratto di ruolo come un mero documento informativo, non autonomamente impugnabile. Secondo la Corte, manca l'interesse ad agire del contribuente fino a quando non venga notificato un atto esecutivo o di intimazione. L'impugnazione estratto di ruolo è quindi possibile solo in casi eccezionali previsti dalla legge, non riscontrati nella fattispecie.
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Estratto di ruolo: quando non è più impugnabile
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica di cartelle esattoriali. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa con efficacia retroattiva, ha dichiarato l'azione inammissibile. L'estratto di ruolo, infatti, non è più direttamente contestabile in tribunale, salvo in casi eccezionali di pregiudizio grave e dimostrato, non presenti in questa vicenda. La sentenza è stata quindi cassata senza rinvio per difetto di interesse ad agire.
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Lavoro subordinato: quando si configura? Il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, riconoscendo l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato per una dipendente di un'agenzia di money transfer. Nonostante la datrice di lavoro sostenesse si trattasse di un rapporto autonomo, i giudici hanno dato peso ai cosiddetti 'criteri sussidiari' come la continuità della prestazione, l'orario di lavoro fisso, l'uso di strumenti e credenziali aziendali e l'esercizio del potere gerarchico, ritenendoli decisivi per qualificare il rapporto come lavoro subordinato.
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Valore probatorio verbale ispettivo: la Cassazione
Un lavoratore agricolo ha richiesto differenze retributive per straordinari non pagati, basando la sua domanda su un verbale dell'Ispettorato del Lavoro. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha rigettato il ricorso. È stato chiarito il limitato valore probatorio del verbale ispettivo, che non costituisce piena prova per i fatti riportati ma non direttamente accertati dal funzionario, come le dichiarazioni di terzi. Il lavoratore non ha fornito ulteriori prove a sostegno della sua pretesa.
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