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Art. 94 L.Fall.

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Crediti prededucibili: stop dopo l’omologa del concordato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10307 del 2025, ha stabilito un importante principio in materia di crisi d'impresa. I crediti sorti durante la fase di esecuzione di un concordato preventivo in continuità aziendale, ovvero dopo il decreto di omologazione, non sono considerati crediti prededucibili in caso di successivo fallimento. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il riconoscimento della prededuzione per crediti fiscali maturati in questa fase, ma la Corte ha rigettato il ricorso. La decisione si fonda su una reinterpretazione del criterio di "funzionalità", allineandosi a un precedente orientamento delle Sezioni Unite, e mira a proteggere i creditori originari che avevano accettato il piano concordatario.
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Prescrizione e amministrazione straordinaria: la Corte
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione al passivo di un fallimento per prescrizione del credito. Il credito era sorto durante una precedente procedura di amministrazione straordinaria, seguita senza interruzioni dal fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la domanda di ammissione al passivo presentata nella procedura di amministrazione straordinaria produce un effetto interruttivo permanente della prescrizione, che dura per tutta la procedura concorsuale, compreso il successivo fallimento.
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Durata irragionevole fallimento: la Cassazione decide
Un creditore ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione, respingendo sia il ricorso del creditore per un importo maggiore, sia quello del Ministero, ha stabilito principi chiave. In particolare, ha confermato che la durata irragionevole del fallimento si calcola dal momento della presentazione della domanda di ammissione al passivo, non dalla sua successiva ammissione. Inoltre, la quantificazione dell'indennizzo rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché si mantenga all'interno dei limiti di legge, anche in presenza di crediti di lavoro.
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Equo indennizzo: da quando si calcola il ritardo?
Un lavoratore ha richiesto un equo indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha stabilito che il ritardo irragionevole si calcola a partire dalla data di presentazione della domanda di ammissione al passivo, non dalla sua successiva approvazione. La Corte ha inoltre confermato che la scelta del moltiplicatore annuo per il calcolo dell'indennizzo rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché nei limiti di legge, e ha corretto la liquidazione delle spese legali, includendo una fase processuale erroneamente omessa.
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Prescrizione azione risarcitoria: l’istanza al passivo
Un gruppo di investitori ha citato in giudizio un'autorità di vigilanza per omesso controllo su un intermediario fallito. La Corte di Cassazione sta valutando se la domanda di ammissione al passivo dell'intermediario abbia interrotto la prescrizione dell'azione risarcitoria anche nei confronti dell'autorità, quale coobbligata. La Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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