Un uomo è stato condannato per estorsione aggravata ai danni dei genitori e violazione del divieto di avvicinamento. In appello, la pena è stata ridotta a tre anni e quattro mesi di reclusione. La difesa ha richiesto l'applicazione delle pene sostitutive, ma la Corte d'appello ha ritenuto la domanda tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso su questo punto: quando la pena scende sotto i quattro anni in appello, il giudice ha il dovere di valutare anche d'ufficio la sostituzione della reclusione con misure meno afflittive, come la semilibertà. La condanna principale è definitiva, ma un nuovo giudice dovrà decidere se concedere le pene sostitutive.
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