Un uomo, accusato di maltrattamenti contro l'ex convivente, ha impugnato il divieto di avvicinamento. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le dichiarazioni della donna, considerata vittima vulnerabile, raccolte dalla polizia senza registrazione audiovisiva o fonografica, sono inutilizzabili. Inoltre, la Corte ha chiarito che, per i fatti commessi dopo la fine della convivenza (avvenuta nel 2022) e prima della riforma del 2025, non si può applicare retroattivamente il reato di maltrattamenti in famiglia, ma semmai quello di atti persecutori. L'ordinanza è stata annullata con rinvio al Tribunale di Roma per una nuova valutazione.
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La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un imputato, confermando che anche una presenza silente durante una richiesta estorsiva può integrare il concorso in estorsione. La sentenza chiarisce che tale condotta, se valutata come adesione all'azione criminale, funge da rinforzo per l'esecutore materiale e intimidazione per la vittima. Vengono inoltre respinte le eccezioni sulla mancata registrazione della testimonianza della vittima e confermata l'aggravante del metodo mafioso.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assenza in udienza del legale rappresentante di una società, citato come testimone, non comporta automaticamente una remissione tacita querela. Il giudice deve prima verificare che l'individuo sia ancora in carica e che lo statuto sociale gli conferisca il potere di rimettere la querela tramite la semplice non comparizione, al fine di accertare la reale volontà dell'ente.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per violenza sessuale. La difesa sosteneva che una nuova legge, inasprendo la pena, avrebbe dovuto spostare la competenza per materia alla Corte d'Assise. La Suprema Corte ha stabilito che la modifica normativa ha natura sostanziale e non processuale, pertanto non può essere applicata retroattivamente. Di conseguenza, la competenza del Tribunale originario è stata confermata. Rigettate anche le eccezioni sull'inutilizzabilità di una testimonianza protetta e sulla motivazione della pena.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che il rigetto di una richiesta di incidente probatorio, avanzata dalla difesa ai sensi dell'art. 391-bis c.p.p., non costituisce un provvedimento abnorme e, pertanto, non è impugnabile. La decisione del giudice, basata sulla prescrizione dei reati e sulla natura non illecita dei fatti, rientra nel normale esercizio del potere discrezionale di valutazione della rilevanza della prova, a differenza dei casi che coinvolgono vittime vulnerabili dove tale discrezionalità è limitata.
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