LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 873 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Pagina 14 di 24

Altri anni per Art. 873 Codice Civile

Servitù di veduta: quando una finestra è una veduta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29752/2024, chiarisce i requisiti per la servitù di veduta. La Corte ha stabilito che la sola possibilità di guardare sul fondo del vicino (inspectio) non è sufficiente. È necessaria anche la possibilità di affacciarsi in modo comodo e sicuro (prospectio). Di conseguenza, un'apertura munita di inferriate che impediscono l'affaccio non può essere qualificata come veduta e, pertanto, il relativo diritto non può essere acquisito per usucapione, configurandosi al più come luce irregolare.
Continua »
Distanza dal confine: quando il PRG prevale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29739/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari condannati ad arretrare il loro garage. Il caso verteva sulla violazione della distanza dal confine stabilita dal Piano Regolatore Generale (PRG). La Corte ha stabilito che la prescrizione di una distanza minima dal confine è una norma inderogabile che prevale su altre disposizioni, come quelle di un piano di lottizzazione, e non ammette la costruzione in aderenza se non esplicitamente previsto e a determinate condizioni non provate nel caso di specie.
Continua »
Eccezione di usucapione: quando e come sollevarla
Una complessa disputa tra vicini su distanze legali e costruzioni porta la Corte di Cassazione a fare chiarezza su due punti procedurali cruciali. La sentenza stabilisce che l'eccezione di usucapione va formulata tempestivamente e non può essere una mera allegazione difensiva. Inoltre, recependo un principio delle Sezioni Unite, la Corte afferma che le critiche alla consulenza tecnica d'ufficio (CTU) possono essere sollevate anche in fase avanzata del processo, non costituendo nuove eccezioni. Infine, chiarisce che il termine per l'usucapione di una servitù decorre da quando le opere diventano visibili e inequivocabili.
Continua »
Nuova costruzione: quando si violano le distanze legali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29314/2024, ha stabilito che un intervento edilizio che comporta un significativo aumento di volumetria, superficie e un cambio di localizzazione deve essere classificato come una "nuova costruzione" e non come una semplice ristrutturazione. Di conseguenza, deve rispettare le distanze legali vigenti al momento della sua realizzazione. La Corte ha inoltre rigettato la richiesta di risarcimento del danno del vicino, ribadendo che, sebbene il danno sia presunto, spetta al danneggiato l'onere di allegare e provare il concreto pregiudizio economico subito, non essendo sufficiente la sola violazione delle norme.
Continua »
Ascensore esterno distanze legali: è costruzione?
Un cittadino cita in giudizio un Comune per l'installazione di un ascensore esterno a ridosso della sua proprietà, violando le distanze legali. Le corti di merito danno ragione al Comune, qualificando l'opera come "volume tecnico" per l'abbattimento di barriere architettoniche, e quindi in deroga alle norme sulle distanze. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ritiene la questione sulla qualificazione dell'ascensore esterno e le distanze legali di tale rilevanza da rinviare la decisione a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
Continua »
Distanze tra costruzioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 27887/2024, ha sospeso la decisione su un caso relativo alle distanze tra costruzioni. La controversia nasce dalla ristrutturazione di un edificio, che secondo i vicini non rispettava le distanze legali. La Corte d'Appello aveva ordinato una parziale demolizione. I proprietari hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di una ricostruzione su un sedime preesistente e non di una nuova costruzione. La Suprema Corte ha ritenuto la questione di particolare importanza (rilievo nomofilattico), soprattutto alla luce delle nuove normative del 2020 (Decreto Semplificazioni) che hanno modificato le regole su ristrutturazioni e distanze. Pertanto, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame approfondito.
Continua »
Muro di contenimento: quando si applicano le distanze
Una società immobiliare ha citato in giudizio il proprietario di un'attività confinante, contestando la legittimità di un muro di confine. La società sosteneva che si trattasse di un muro di contenimento di un terrapieno artificiale, quindi soggetto alle distanze legali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che, poiché il dislivello tra i terreni era naturale e non creato artificialmente, il muro fungeva da semplice recinzione e non poteva essere considerato una "costruzione" ai fini dell'applicazione delle norme sulle distanze.
Continua »
Nuova costruzione distanze: quando si applicano
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33091/2025, ha stabilito che qualsiasi intervento di ristrutturazione che comporti un aumento di volume o della sagoma di un edificio preesistente deve essere qualificato come 'nuova costruzione'. Di conseguenza, tale intervento deve rispettare le distanze legali dai confini e dagli altri edifici, come previsto dal Codice Civile. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto applicabile una deroga locale senza che la parte interessata avesse fornito la prova dei requisiti necessari, come le 'esigenze abitative di prima casa'.
Continua »
Distanze legali: il muro sul terrazzo è costruzione?
In una disputa tra vicini, la Corte di Cassazione ha stabilito che la sopraelevazione di un muro di cinta per chiudere un terrazzo costituisce una nuova costruzione. Pertanto, tale opera deve rispettare le distanze legali previste dalla legge, indipendentemente dall'eventuale permesso edilizio comunale. La Corte ha invece respinto le domande relative alla proprietà e all'usucapione di un cortile comune, confermando la sua natura condominiale.
Continua »
Distanze legali: Regolamenti locali e costruzioni
In una disputa su un terrapieno costruito sul confine, la Cassazione ha annullato la decisione di merito. Ha stabilito che i giudici devono applicare d'ufficio le norme dei regolamenti edilizi comunali sulle distanze legali, le quali prevalgono sulla facoltà generale di costruire in aderenza prevista dal Codice Civile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata sulla corretta applicazione delle normative locali.
Continua »
Regolamento di confini: i titoli di acquisto prevalgono
In un caso di regolamento di confini tra due famiglie, la Corte di Cassazione ha stabilito che per determinare la linea di separazione tra proprietà prevalgono i titoli di acquisto e i relativi frazionamenti catastali. Un accordo verbale o un progetto edilizio comune non sono sufficienti a modificare i confini ufficiali. La Corte ha quindi respinto il ricorso, confermando la decisione di merito che ordinava la rimozione delle opere costruite invadendo la proprietà altrui, negando l'applicazione dell'accessione invertita per mancanza di buona fede.
Continua »
Distanze tra costruzioni: prevale il regolamento locale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di distanze tra costruzioni, le norme dei regolamenti edilizi locali prevalgono su quelle generali del Codice Civile. Nel caso di specie, una Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la distanza minima di 3 metri del codice civile, ignorando una normativa locale più restrittiva che imponeva 10 metri. La Cassazione ha annullato la sentenza, affermando che i regolamenti locali integrano la disciplina codicistica e devono essere applicati dal giudice, anche d'ufficio, in base al principio 'iura novit curia'.
Continua »
Distanze legali: quando la sopraelevazione è nuova costruzione
La Corte di Cassazione interviene su un caso di violazione delle distanze legali tra proprietà. Oggetto del contendere erano una sopraelevazione, un muro di contenimento e una legnaia. La Corte ha stabilito che qualsiasi sopraelevazione, anche minima, va considerata 'nuova costruzione' e deve rispettare le distanze legali. Inoltre, ha chiarito che un muro che sostiene un terrapieno non è un semplice muro di cinta e che gli accordi privati non possono derogare alle norme urbanistiche locali. La sentenza d'appello, che aveva qualificato i lavori come ristrutturazione, è stata annullata con rinvio.
Continua »
Distanze legali dehors: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione interviene in un caso di distanze legali per un dehors. La Suprema Corte ha stabilito che, prima di valutare se un manufatto rispetti le distanze, è fondamentale accertare la natura del terreno su cui sorge. Se il suolo è demaniale, le norme sulle distanze tra fondi privati non si applicano e la questione va risolta valutando il normale uso del bene pubblico. La sentenza della Corte d'Appello, che si era concentrata sulla natura temporanea del dehors, è stata cassata con rinvio.
Continua »
Deroghe distanze legali: no a norme locali per lotti
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità delle deroghe distanze legali previste da un regolamento edilizio comunale per singoli lotti. Tali eccezioni sono valide solo se inserite in strumenti urbanistici complessi, come piani particolareggiati, che governano un assetto unitario del territorio. La normativa statale prevale su quella locale, imponendo il ripristino delle distanze minime violate tramite arretramento della costruzione.
Continua »
Distanze tra costruzioni: Cassazione chiarisce le regole
Un proprietario di casa è stato condannato ad arretrare il proprio edificio di 10 metri. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, specificando che le norme sulle distanze tra costruzioni variano in base alla pianificazione urbanistica comunale. La Corte ha stabilito che, in assenza di un piano di zonizzazione dettagliato, si applica la "legge ponte" (L. 765/1967) e non la più stringente regola dei 10 metri del D.M. 1444/1968. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
Continua »
Piano di campagna: come si determina nelle costruzioni?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per errata valutazione dell'onere della prova riguardo al piano di campagna originario. In una disputa sulla distanza tra costruzioni, la Corte ha stabilito che i giudici non possono ignorare i dati documentali, come i progetti edilizi, che provano il livello del terreno prima della nuova edificazione, anche se prodotti dalla controparte.
Continua »
Distanze tra edifici: la legge più favorevole salva
La Corte di Cassazione ha stabilito che in materia di distanze tra edifici si applica la normativa urbanistica più favorevole sopravvenuta nel corso della causa (ius superveniens). Un capannone, inizialmente costruito in violazione delle distanze, può diventare legittimo se le nuove norme lo consentono, fermo restando il diritto al risarcimento del danno per il periodo della violazione. La sentenza impugnata è stata cassata perché i giudici di merito avevano erroneamente applicato regolamenti edilizi ormai superati, senza verificare la disciplina più recente.
Continua »
Errore di fatto: gazebo e distanze legali in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. I ricorrenti sostenevano che la Corte avesse erroneamente qualificato un gazebo come arredo temporaneo, ignorandone l'uso permanente e la natura di nuova costruzione soggetta a distanze legali. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza sollevata non configurava un errore di fatto, bensì un errore di diritto, ovvero una diversa valutazione giuridica dei fatti, che non è motivo valido per la revocazione.
Continua »
Servitù per destinazione del padre di famiglia: la guida
In un caso riguardante l'accesso a servizi comuni, la Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale sulla servitù per destinazione del padre di famiglia. La Corte ha stabilito che, per la sua costituzione, lo stato di asservimento tra due fondi deve esistere al momento della prima divisione della proprietà originaria, non al momento di vendite successive. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per aver erroneamente valutato il momento temporale e per aver mal interpretato una domanda relativa all'illegittima unificazione di utenze idriche.
Continua »