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Art. 873 Codice Civile

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Distanze tra costruzioni: muro e terrapieno
La Corte di Cassazione ha stabilito che un muro di sostegno per un terrapieno deve essere considerato a tutti gli effetti una 'costruzione' e, come tale, è tenuto al rispetto delle distanze legali previste dai regolamenti locali. Nel caso esaminato, i proprietari di un fondo avevano edificato un muro in violazione delle norme sulle distanze tra costruzioni, sostenendo che queste si applicassero solo agli 'edifici'. La Corte ha respinto questa interpretazione, affermando che la nozione di costruzione è ampia e include qualsiasi manufatto stabile. È stata inoltre respinta la domanda riconvenzionale per una servitù di passaggio, poiché mirava a legalizzare un'opera illegittima e il fondo non risultava comunque intercluso.
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Distanze legali costruzioni: la delibera è valida?
Una società edilizia, appellandosi a una delibera comunale permissiva, ha visto il suo ricorso respinto dalla Cassazione in una controversia sulle distanze legali costruzioni. La Corte ha ribadito che i regolamenti nazionali (DM 1444/1968) prevalgono sulle norme locali meno restrittive, che non hanno completato l'iter di approvazione regionale. Di conseguenza, la nuova costruzione deve essere arretrata per rispettare le distanze minime imposte dalla legge nazionale, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Litisconsorzio necessario e opere su parti comuni
Una proprietaria cita in giudizio il vicino per lavori di sopraelevazione del tetto che le ostruiscono la vista. Sebbene i tribunali di merito le diano ragione, la Corte di Cassazione annulla tutto. La ragione risiede nel principio del litisconsorzio necessario: poiché i lavori hanno interessato il tetto, una parte comune, la causa doveva essere intentata contro tutti i condomini, non solo contro il singolo proprietario. La mancata citazione di tutti i comproprietari ha reso nullo l'intero processo, che dovrà ricominciare da capo.
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Impossibilità giuridica demolizione: limiti all’opposizione
La Corte di Appello di Bologna ha rigettato un appello riguardante un'opposizione all'esecuzione forzata di una demolizione. Gli appellanti sostenevano l'impossibilità giuridica della demolizione a causa di normative urbanistiche sulle distanze tra edifici. La Corte ha stabilito che tale questione non può essere sollevata in sede di opposizione all'esecuzione, poiché attiene al merito della decisione già passata in giudicato. La competenza a valutare le modalità esecutive, inclusa l'eventuale esecuzione per equivalente, spetta al Giudice dell'Esecuzione. Di conseguenza, l'appello è stato respinto e gli appellanti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Interesse ad agire: accordo esecutivo lo fa venir meno
Un proprietario agisce in giudizio per la demolizione di un muro illegittimo, nonostante un precedente ordine di demolizione e un successivo accordo transattivo sulla sua esecuzione. Il Tribunale rigetta la domanda per carenza di interesse ad agire, poiché l'attore non otterrebbe alcuna utilità pratica aggiuntiva da una nuova pronuncia, avendo già gli strumenti per ottenere il risultato desiderato.
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Nuova costruzione: quando la ristrutturazione viola le distanze
La Corte d'Appello di Roma conferma la condanna di una società ad arretrare un edificio realizzato in violazione delle distanze legali. La sentenza chiarisce che un intervento edilizio, anche se definito ristrutturazione, si qualifica come nuova costruzione se comporta un aumento della volumetria preesistente. In tal caso, l'opera deve rispettare le normative sulle distanze tra edifici. Viene invece respinta la domanda relativa alla servitù di veduta per mancanza di prova del titolo di acquisto del diritto.
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Distanze tra costruzioni: chi paga i danni?
Una causa per violazione delle distanze tra costruzioni si conclude con una sentenza complessa: il Tribunale accerta una violazione reciproca da parte di entrambi i proprietari confinanti. Di conseguenza, rigetta la richiesta di risarcimento danni e ordina a entrambe le parti di chiudere le aperture irregolari. Il progettista dell'opera più recente viene ritenuto responsabile e condannato a manlevare i propri clienti dai costi. Tuttavia, la sua compagnia assicurativa non è tenuta a pagare, poiché il professionista era a conoscenza della violazione prima di stipulare la polizza, configurando una reticenza che rende il contratto inefficace.
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