La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità turno notturno spetta anche per il giorno di riposo successivo a un turno di 12 ore. Questo riposo è qualificato come 'compensativo' non per il superamento dell'orario settimanale, ma per la necessità di recuperare lo stress psico-fisico derivante dalla particolare gravosità e intensità della prestazione lavorativa notturna. La decisione conferma il diritto di un'infermiera a ricevere l'emolumento, respingendo il ricorso dell'Azienda Sanitaria Locale.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto all'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un pesante turno notturno di 12 ore. Tale giorno è qualificato come riposo compensativo, necessario per recuperare lo stress psico-fisico, indipendentemente dal superamento dell'orario di lavoro settimanale. La Corte ha sottolineato che la gravosità della singola prestazione è il fattore determinante per il riconoscimento del diritto.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto all'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale giorno è qualificato come `riposo compensativo` per recuperare lo stress psico-fisico della prestazione, indipendentemente dal superamento dell'orario di lavoro settimanale.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto a percepire l'indennità di turno anche per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale riposo è stato qualificato come 'compensativo', in quanto necessario a recuperare lo stress psico-fisico derivante da una prestazione lavorativa particolarmente intensa, a prescindere dal superamento dell'orario settimanale contrattuale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto alla maggiorazione retributiva per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Questo giorno è qualificato come riposo compensativo, necessario per recuperare lo stress psico-fisico della prestazione, a prescindere dal superamento dell'orario settimanale di 36 ore. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, sottolineando che la gravosità del singolo turno giustifica il riposo compensativo e la relativa indennità.
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Un'azienda sanitaria negava a un'infermiera l'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore, sostenendo che non si trattasse di riposo compensativo poiché non erano state superate le 36 ore settimanali. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giorno di riposo dopo un turno così intenso e prolungato ha la funzione di recupero psico-fisico e va qualificato come riposo compensativo, dando quindi diritto all'indennità, a prescindere dal monte ore settimanale.
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Un operatore sanitario ha chiesto il riconoscimento di un'indennità per il giorno di riposo ('smonto') successivo a un turno notturno di 12 ore. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale giorno di riposo qualifica come 'riposo compensativo', finalizzato al recupero psico-fisico dopo una prestazione particolarmente gravosa. Pertanto, l'indennità è dovuta anche se non viene superato l'orario settimanale contrattuale di 36 ore, poiché la sua funzione è ristorare l'intensità del singolo turno.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che il giorno di riposo dopo un turno notturno di 12 ore va qualificato come riposo compensativo, dando diritto all'indennità di turno. Questa decisione si applica anche se il lavoratore non supera l'orario contrattuale settimanale, poiché il riposo serve a recuperare la maggiore gravosità della prestazione notturna.
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La Corte di Cassazione ha confermato una decisione a favore di alcuni infermieri, stabilendo che il giorno libero successivo a un turno di notte di 12 ore si qualifica come riposo compensativo. Questo perché la sua funzione è quella di compensare l'eccezionale stress psico-fisico del turno prolungato, a prescindere dal superamento del monte ore settimanale. Di conseguenza, i lavoratori hanno diritto a percepire l'indennità di turno anche in tale giornata di riposo. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda sanitaria, sottolineando come la particolare gravosità della singola prestazione sia l'elemento decisivo.
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La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di turno spetta al lavoratore sanitario anche per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale riposo è qualificato come 'riposo compensativo' in quanto finalizzato al recupero psico-fisico dalla particolare gravosità della prestazione, indipendentemente dal superamento dell'orario di lavoro settimanale. La decisione si fonda sull'interpretazione del CCNL Sanità, che valorizza la necessità di ristorare lo stress derivante da turni intensi.
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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26191/2024, ha stabilito che l'indennità di turno spetta anche per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale giorno è qualificato come riposo compensativo, finalizzato al recupero dello stress psico-fisico, indipendentemente dal superamento dell'orario di lavoro settimanale. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria, confermando che la maggiore intensità e gravosità della prestazione lavorativa giustifica il riconoscimento del riposo come compensativo e, di conseguenza, il diritto all'indennità.
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La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni infermieri a ricevere l'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. La Corte ha chiarito che tale giorno si qualifica come **riposo compensativo** perché serve a recuperare lo stress psico-fisico della prestazione gravosa, indipendentemente dal superamento del monte ore settimanale. L'appello dell'azienda sanitaria, che lo considerava un normale giorno non lavorato, è stato respinto.
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Una società alberghiera, dopo un'operazione di scissione, ha proposto un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva omologato il piano, ritenendo l'omologazione illegittima senza il previo voto dei creditori. Inoltre, ha censurato la mancata valutazione della fattibilità giuridica del piano, in particolare riguardo la concreta capacità patrimoniale della società beneficiaria della scissione di soddisfare i creditori. La Cassazione ha sottolineato che il giudice deve effettuare una verifica sostanziale e non meramente formale del piano proposto.
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