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Art. 816-bis Codice di Procedura Civile

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Concessione pubblica: obblighi dello Stato e mercato
Una società operante nel settore delle scommesse, titolare di una concessione pubblica, ha citato in giudizio le Amministrazioni statali a causa del drastico calo dei ricavi dovuto all'espansione di un mercato illegale. Sia il collegio arbitrale che la Corte d'Appello hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato per inadempimento contrattuale. Le Amministrazioni hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di un normale rischio d'impresa. La Suprema Corte, ritenendo la questione di fondamentale importanza per l'interpretazione del diritto, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Eccezione di arbitrato: i termini per sollevarla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 112/2024, ha stabilito che l'eccezione di arbitrato rituale ha natura di questione di competenza e deve essere sollevata, a pena di decadenza, nel primo atto difensivo utile. Nel caso di specie, una società operante nel settore elicotteristico aveva tardivamente sollevato l'eccezione in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il dubbio sulla natura dell'arbitrato (rituale o irrituale) si risolve a favore di quello rituale e che la relativa eccezione, se non tempestiva, non può essere accolta.
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Conferma d’ordine: quando perfeziona il contratto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nelle compravendite commerciali tramite mediatore, la sottoscrizione della conferma d'ordine non costituisce l'accettazione di una proposta, ma la prova di un accordo verbale già raggiunto. Di conseguenza, una successiva revoca da parte del venditore è inefficace. La sentenza chiarisce che il contratto si era già perfezionato verbalmente, e la conferma d'ordine, in linea con gli usi commerciali, aveva solo una funzione ricognitiva. È stata inoltre confermata la validità della clausola arbitrale contenuta in tale documento.
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Risoluzione contratto affiliazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risoluzione contratto affiliazione commerciale (franchising). A seguito di un grave episodio avvenuto in un punto vendita, la casa madre aveva risolto tutti e tre i contratti con l'affiliato. L'organo arbitrale prima, e la Corte d'Appello poi, hanno ritenuto la risoluzione giustificata solo per il negozio coinvolto, qualificando la cessazione degli altri due rapporti come recesso. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'affiliato, confermando la decisione e chiarendo i limiti di impugnazione del lodo arbitrale e il principio di proporzionalità.
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Procedimento arbitrale: i termini non perentori
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato un Ente Sanitario decaduto dal diritto di sollevare eccezioni in un procedimento arbitrale. La Corte ha stabilito che, per tutelare il diritto di difesa, una decadenza può essere dichiarata solo se gli arbitri hanno preventivamente e chiaramente definito un termine come perentorio, cosa che non era avvenuta nel caso di specie.
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Inammissibilità intervento del socio nel processo
Un ex socio tentava di proseguire un giudizio per conto della sua società, ormai fallita. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, dichiarando l'inammissibilità dell'intervento. La sentenza chiarisce che, a seguito del fallimento, solo il curatore fallimentare ha la legittimazione ad agire. L'appello del socio è stato inoltre respinto in quanto "non motivo", ovvero incapace di contestare specificamente le ragioni della corte precedente.
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