Un condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene di due condanne definitive, pronunciate per fatti commessi a quindici mesi di distanza e in luoghi differenti. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato la richiesta, rilevando l'assenza di un progetto delittuoso unitario preordinato e valorizzando una dichiarazione dell'uomo, il quale aveva definito uno dei fatti come un errore estemporaneo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale e geografica, unita alla mancanza di prove concrete su una pianificazione iniziale comune, impedisce l'applicazione del beneficio.
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