Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze definitive di condanna. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i reati, commessi tra il 2011 e il 2016, erano privi di un disegno criminoso unico e presentavano modalità esecutive troppo diverse. La Cassazione ha sottolineato che la ripetizione sistematica di reati come scelta di vita non permette di ottenere lo sconto di pena previsto per il reato continuato, ma configura piuttosto la recidiva o l'abitualità nel delinquere. Di conseguenza, Il Condannato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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