Due contestatori hanno aggredito un banchetto politico, insultato i promotori e fatto crollare il gazebo allestito per raccogliere firme su un referendum abrogativo. La difesa ha sostenuto che il gesto fosse una rapida protesta ideologica priva di impatto sul diritto di voto. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna a sei mesi di reclusione per il reato di attentato contro i diritti politici del cittadino. I giudici hanno chiarito che sottoscrivere una richiesta di referendum costituisce un pieno esercizio di un diritto politico costituzionale. L'azione violenta, pur se breve, ha intimorito i passanti e ostacolato concretamente la libera adesione dei cittadini all'iniziativa democratica.
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