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art. 75, comma 1-bis, d.P.R. n. 309 del 1990

Uso personale stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45719/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di 15,65 grammi di cocaina. La Corte ha confermato che la distinzione tra uso personale stupefacenti e spaccio si basa su una valutazione complessiva di vari indizi, quali la quantità, la presenza di un bilancino, la situazione economica dell'imputato e i precedenti penali specifici, respingendo la tesi dell'uso di gruppo e l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
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Detenzione di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per il reato di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, chiarendo i criteri per distinguere l'uso personale dalla cessione a terzi. La detenzione di un quantitativo di marijuana da cui erano ricavabili 188 dosi, insieme alla suddivisione della sostanza e all'assenza di prove di una tossicodipendenza, è stata considerata prova sufficiente dell'intento di spacciare, escludendo anche l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Uso personale stupefacenti: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di oltre 230 grammi di marijuana. La Corte ha stabilito che un quantitativo così ingente, da cui si potevano ricavare oltre 1.200 dosi, esclude logicamente la tesi dell'uso personale stupefacenti e configura il reato di spaccio. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa della gravità del fatto e dei precedenti penali dell'imputato.
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Destinazione uso personale: Cassazione e spaccio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di hashish. La Corte conferma che per escludere la destinazione uso personale non conta solo la quantità di droga, ma un insieme di indizi come il possesso di denaro in piccoli tagli, il frazionamento delle dosi e l'osservazione diretta dell'attività di cessione, elementi che nel loro complesso dimostrano l'intenzione di spacciare.
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Uso personale di droga: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8474/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che la detenzione di una quantità significativa di hashish, suddivisa in numerose dosi, e l'ammissione di una cessione sono elementi sufficienti per escludere l'ipotesi di uso personale di droga e configurare il reato di spaccio.
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Destinazione a terzi: la Cassazione sui criteri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che elementi come la quantità della sostanza e la presenza di strumenti per il confezionamento sono sufficienti a provare la destinazione a terzi, escludendo l'uso personale. La valutazione del giudice di merito, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Fatto di lieve entità e attenuanti: no della Cassazione
Un individuo, condannato per spaccio di stupefacenti, ricorre in Cassazione chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità e delle attenuanti. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando le condanne precedenti. La decisione si basa sulla notevole quantità e diversità delle sostanze, sulle modalità organizzate della detenzione e sui precedenti penali dell'imputato, elementi ritenuti incompatibili con la minore gravità del reato.
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Uso personale stupefacenti: i criteri distintivi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di 17 grammi di hashish. La distinzione tra uso personale stupefacenti e spaccio è stata centrale. La Corte ha ribadito che un quantitativo elevato (81 dosi), il possesso di strumenti per il confezionamento e le modalità di conservazione sono elementi sufficienti a escludere l'uso personale e a configurare il reato di detenzione ai fini di spaccio, seppur di lieve entità.
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Lieve entità stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, escludendo sia l'uso personale sia la fattispecie di lieve entità stupefacenti, basandosi su una valutazione complessiva di indici quali l'ingente quantitativo, la diversità delle sostanze, le modalità di confezionamento e i contatti telefonici con acquirenti.
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