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Art. 75 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

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Altri anni per Art. 75 Codice di Procedura Civile

Elezione di domicilio: valida notifica all’avvocato
Una società creditrice interveniva in una procedura esecutiva, ma la sua notifica di estensione del pignoramento veniva annullata perché effettuata presso l'avvocato della società debitrice. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in assenza di limitazioni espresse, l'elezione di domicilio presso il legale con procura generale è valida per tutti gli atti del processo, garantendo la speditezza della procedura.
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Legittimazione liquidatore concordato: i limiti d’azione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimazione del liquidatore nel concordato preventivo è limitata agli atti di liquidazione. Non può agire per un risarcimento danni derivante da un'occupazione abusiva iniziata prima dell'omologa del concordato, poiché tale diritto appartiene all'imprenditore. Il caso riguardava una società in concordato che, tramite il suo liquidatore, aveva citato in giudizio due società per l'occupazione illegittima di un immobile. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva condannato le società occupanti, per difetto di legittimazione processuale del liquidatore.
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Opposizione all’esecuzione: vizi della sentenza esclusi
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'opposizione all'esecuzione. Un socio accomandatario si opponeva al pignoramento sostenendo che la sentenza di condanna contro la sua società, ormai estinta, fosse invalida. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che eventuali vizi della sentenza, come la presunta errata costituzione in giudizio della società, dovevano essere fatti valere impugnando la sentenza stessa e non in sede di opposizione all'esecuzione. La sentenza, se non impugnata, diventa un titolo esecutivo valido.
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Azione revocatoria e cessione del credito: la prova
Un debitore vende un bene al fratello. La società creditrice, che nel frattempo ha ceduto il credito, agisce con azione revocatoria. La Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente, chiarendo che la titolarità ad agire può essere provata in ogni momento del processo e che il rapporto di parentela stretta è un valido indizio per provare la conoscenza del danno ai creditori.
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Custode giudiziario: legittimazione e limiti in giudizio
Una società agricola, conduttrice di un fondo, si opponeva alla risoluzione per morosità del contratto di affitto, eccependo un difetto di contraddittorio e la nullità di alcune clausole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo il ruolo del custode giudiziario nel processo. È stato stabilito che il custode agisce come sostituto processuale dell'esecutato, detenendo la piena legittimazione a stare in giudizio (ad processum) per le azioni relative ai beni in custodia, rendendo non necessaria una separata citazione del soggetto pignorato. Inoltre, la Corte ha ribadito che la sottoscrizione del contratto da parte dei rappresentanti sindacali è prova sufficiente dell'effettiva assistenza richiesta dalla legge per i patti in deroga.
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