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Art. 75 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 75 Codice di Procedura Civile

Liquidazione spese legali: il giudice deve motivare
Un avvocato si è rivolto alla Cassazione dopo che un giudice tributario ha ridotto drasticamente i suoi compensi legali senza alcuna spiegazione e al di sotto dei minimi tariffari. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la liquidazione spese legali deve essere sempre motivata e non può violare i parametri minimi inderogabili, cassando la decisione e rinviando per una nuova valutazione.
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Liquidazione spese legali: la fase istruttoria si paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21750/2025, ha annullato la decisione di una Corte di giustizia tributaria che, nella liquidazione delle spese legali, aveva escluso il compenso per la fase istruttoria. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice del rinvio è vincolato al principio di diritto da essa enunciato e che la trattazione del processo legittima sempre il compenso per la fase istruttoria, anche in assenza di attività probatoria formale. Di conseguenza, ha cassato la sentenza e rideterminato le spese in favore del contribuente.
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Azione revocatoria e cessione del credito: la prova
Un debitore vende un bene al fratello. La società creditrice, che nel frattempo ha ceduto il credito, agisce con azione revocatoria. La Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente, chiarendo che la titolarità ad agire può essere provata in ogni momento del processo e che il rapporto di parentela stretta è un valido indizio per provare la conoscenza del danno ai creditori.
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TFR e fallimento: chi chiede i soldi non versati?
Un lavoratore si è visto negare il diritto di chiedere il TFR non versato al fondo pensione dopo il fallimento della sua azienda. Il tribunale riteneva che solo il fondo potesse agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di fallimento, il diritto di richiedere le quote di TFR maturate e non versate spetta, di regola, al lavoratore. Spetta al curatore fallimentare dimostrare un'eventuale cessione del credito al fondo pensione.
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Custode giudiziario: legittimazione e limiti in giudizio
Una società agricola, conduttrice di un fondo, si opponeva alla risoluzione per morosità del contratto di affitto, eccependo un difetto di contraddittorio e la nullità di alcune clausole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo il ruolo del custode giudiziario nel processo. È stato stabilito che il custode agisce come sostituto processuale dell'esecutato, detenendo la piena legittimazione a stare in giudizio (ad processum) per le azioni relative ai beni in custodia, rendendo non necessaria una separata citazione del soggetto pignorato. Inoltre, la Corte ha ribadito che la sottoscrizione del contratto da parte dei rappresentanti sindacali è prova sufficiente dell'effettiva assistenza richiesta dalla legge per i patti in deroga.
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Deducibilità costi familiari: quando è negata?
Un contribuente si è visto negare la deducibilità di costi e la detrazione IVA per fatture emesse dal padre. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dell'Agenzia delle Entrate, qualificando il rapporto come collaborazione familiare non deducibile. La Corte ha stabilito che, essendo la ditta del padre cancellata dal registro imprese prima dell'emissione delle fatture, l'operazione non era soggetta a IVA, rendendo indetraibile l'imposta esposta in fattura. Il ricorso del contribuente è stato quindi integralmente rigettato.
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