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Art. 74 d.P.R. 309/90 — Anno 2026

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Altri anni per Art. 74 d.P.R. 309/90

Custodia cautelare mafia: conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare mafia in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad associazione mafiosa e narcotraffico. Nonostante le contestazioni della difesa sull'attendibilità dei collaboratori di giustizia e sulla presunta mancanza di attualità del pericolo di recidiva, i giudici hanno ritenuto solidi gli elementi indiziari. La decisione sottolinea che l'allontanamento temporaneo per motivi di lavoro all'estero non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità legata all'appartenenza alla cosiddetta mafia storica.
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Errore di fatto Cassazione: quando è ammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso straordinario per errore di fatto Cassazione presentato da un uomo condannato per associazione mafiosa. Il ricorrente sosteneva un travisamento delle prove testimoniali, ma la Corte ha chiarito che il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. non può riguardare valutazioni soggettive o interpretative, bensì solo sviste percettive macroscopiche.
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Giudizio di rinvio: limiti del giudice e vincolo
Una donna ha impugnato il rigetto della sua istanza per unificare diverse condanne sotto il vincolo del reato continuato. La Corte di Cassazione, dopo un primo annullamento, è intervenuta nuovamente per ribadire un principio fondamentale: nel giudizio di rinvio, il giudice non può ampliare l'oggetto della decisione stabilito dalla Cassazione. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato l'istanza inammissibile per motivi nuovi, violando i suoi limiti decisionali. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione, rimandando ancora una volta il caso per una valutazione nel merito.
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Associazione a delinquere: la prova della partecipazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso complesso di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza analizza i ricorsi di numerosi imputati, fornendo importanti chiarimenti sui criteri per dimostrare la partecipazione stabile a un sodalizio criminale, distinguendola dalla mera attività di spaccio. La Corte ha annullato con rinvio alcune posizioni per vizi di motivazione sulla qualificazione del reato e per errori nel calcolo della pena in continuazione, mentre ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei ricorsi, confermando le decisioni dei giudici di merito basate su solide prove.
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Gravità indiziaria: Cassazione su mafia e ‘ndrangheta
Un individuo, sottoposto a custodia cautelare per associazione di tipo mafioso, estorsione e narcotraffico, ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha contestato l'attendibilità di un collaboratore di giustizia e l'interpretazione delle intercettazioni. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che per la valutazione della gravità indiziaria, l'analisi logica delle conversazioni intercettate, che dimostrano un ruolo funzionale dell'indagato all'interno del clan, è preponderante. Anche in presenza di debolezze nelle dichiarazioni del collaboratore, le intercettazioni possono costituire il nucleo centrale della prova cautelare. La Corte ha inoltre confermato la possibilità di concorso tra il reato di associazione mafiosa e quello di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
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Riqualificazione ricorso penale: quando si converte
Una donna, condannata per spaccio, si è vista negare la restituzione di una somma di denaro sequestrata. Ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Corte ha stabilito che il rimedio corretto era un'opposizione. Invece di dichiarare l'inammissibilità, la Corte ha operato una riqualificazione del ricorso penale, convertendolo in opposizione e rinviando gli atti al giudice competente, in applicazione del principio del 'favor impugnationis'.
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Determinazione pena base: il potere del giudice
La Corte di Cassazione conferma la sentenza di merito sulla rideterminazione della pena per un imputato. Nonostante l'esclusione del ruolo di promotore di un'associazione a delinquere, la Corte ha ritenuto legittima una pena base superiore al minimo edittale, basandosi sulla gravità oggettiva degli altri reati commessi, come il traffico di stupefacenti e le estorsioni. La sentenza sottolinea l'ampio potere discrezionale del giudice nella determinazione della pena base, che non è vincolato al minimo anche in assenza di ruoli apicali.
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Associazione a delinquere: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due indagati, confermando le decisioni del Tribunale del riesame. Per un imputato, è stata esclusa la partecipazione all'associazione di stampo mafioso (art. 416-bis c.p.), ma confermata quella all'associazione finalizzata al narcotraffico (art. 74 d.P.R. 309/90), con applicazione degli arresti domiciliari. Per il secondo, è stata confermata la misura cautelare in carcere per tutti i reati contestati, inclusa l'associazione a delinquere di stampo mafioso. La Corte ha rigettato entrambi i ricorsi, ritenendo le motivazioni del giudice di merito logiche e corrette, e ha chiarito i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza.
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Concorso associazione mafiosa: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero contro un'ordinanza che negava una misura cautelare per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti a carico di un soggetto già accusato di associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che l'intervento dell'indagato in vicende di narcotraffico, pur essendo un capo mafioso, era finalizzato a proteggere interessi familiari e a esercitare il proprio potere mafioso, non a partecipare attivamente e stabilmente all'associazione per il narcotraffico. Manca quindi la prova del concorso associazione mafiosa specifico per il traffico di droga, che richiede un contributo causale concreto e non un mero controllo esterno.
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Associazione mafiosa e narcotraffico: i confini
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando che il ruolo di vertice in un'associazione mafiosa, con potere di controllo su tutte le attività illecite del territorio, non implica automaticamente la partecipazione a una distinta associazione dedita al narcotraffico. La sentenza chiarisce i confini tra le due fattispecie di reato, sottolineando la necessità di provare un inserimento stabile e specifico nella struttura organizzativa del gruppo di narcotrafficanti, distinguendo tra associazione mafiosa e narcotraffico.
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Inammissibilità del ricorso: Cassazione conferma condanne
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da tre imputati condannati per traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto i motivi di appello generici, manifestamente infondati e volti a una rilettura dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Sono state respinte le censure relative alla valutazione delle prove, al calcolo della prescrizione e alla congruità della pena.
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Colloqui detenuti 41-bis: Diritto e Sicurezza
La Cassazione conferma l'autorizzazione a un colloquio tra due fratelli detenuti, uno dei quali in regime speciale. La Corte ha stabilito che i colloqui detenuti 41-bis sono possibili se il rischio per la sicurezza, evidenziato dalla D.D.A., è vago e non supportato da elementi concreti, prevalendo il diritto ai rapporti affettivi.
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Associazione per delinquere: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti a carico di un soggetto ritenuto capo e organizzatore. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che la prova di un'associazione stabile non richiede un patto formale, ma può essere desunta da elementi fattuali come la suddivisione dei ruoli, la gestione comune dei proventi e il sostegno ai sodali arrestati, distinguendo nettamente tale fattispecie dal semplice concorso di persone in singoli reati.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Un imputato, inizialmente in custodia cautelare in carcere, ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere gli arresti domiciliari. Mentre il ricorso era pendente, un giudice di grado inferiore ha accolto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'obiettivo era già stato raggiunto. La Corte ha stabilito che l'imputato non dovesse pagare le spese processuali, non essendo sua la colpa dell'inammissibilità.
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Giudice dell’esecuzione: limiti al potere di modifica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra un reato di narcotraffico e uno di associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può alterare i fatti o la collocazione temporale dei reati come accertati dalla sentenza definitiva (giudicato), ribadendo che il suo potere è interpretativo e non può sconfinare in una nuova valutazione di merito.
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